Gioco
Morta in ospedale diciassette indagati
Al centro dell’inchiesta il decesso di una donna di 73 anni L’indagine è partita dopo la denuncia della figlia medico
LIVORNO. Sono diciassette, tra medici e anestesisti dell’ospedale di Livorno, le persone che tra ieri mattina e lunedì pomeriggio sono state raggiunte da un avviso di garanzia. L’accusa, per tutti, è di omicidio colposo in concorso.
Al centro degli accertamenti della Procura di Livorno il decesso di Liubov Chaikovska, 73 anni, scomparsa nel reparto di chirurgia domenica, a distanza di un giorno dall’intervento - il secondo in poche settimane - al quale era stata sottoposto per risolvere delle complicazioni addominali emerse dopo la prima operazione.
A dare il via all’indagine, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, la figlia della donna, che di mestiere fa il medico a Firenze e che evidentemente non crede che i medici livornesi che hanno avuto in cura la mamma abbiano fatto tutto il possibile per salvarla. Anzi. Così la dottoressa, lunedì mattina, ha presentato in via Falcone e Borsellino un lungo e dettagliato esposto raccontando le presunte colpe che avrebbero causato la morte dell’anziana.
«Con una denuncia così circostanziata - spiega chi segue le indagini - è stato obbligatorio aprire un fascicolo per chiarire eventuali responsabilità. È in questo quadro che deve essere vista anche l’iscrizione di diciassette persone nel registro degli indagati. Per loro, è bene ricordarlo, si tratta di una garanzia quella di poter nominare un consulente di parte e seguire l’autopsia».
L’incarico verrà affidato questa mattina al medico legale Alessandro Bassi Luciani e ad un chirurgo.
Al centro degli accertamenti chiesti dal magistrato, la verifica delle cause del decesso e l’accertamento di un possibile collegamento tra la morte della settantatrenne e l’eventuale comportamento negligente dei medici. Ecco perché la polizia giudiziaria ha acquisito, nelle ultime ore, le cartelle cliniche della donna per ricostruirne il percorso ospedaliero. A cominciare dal primo ricovero a cui è seguito un intervento, passando per la degenza in ospedale e soprattutto la segnalazione di una presunta sincopatia che la figlia avrebbe fatto, forse in vano, ai medici che avevano in cura la madre e che hanno deciso, sabato scorso, di operarla di nuovo nonostante i problemi al cuore.
Ecco perché tra gli indagati sono stati individuati professionisti che lavorano nei reparti di cardiologia e chirurgia oltre agli anestesisti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
