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«L’inquinamento è modesto», analisi fino a dicembre
LIVORNO. Che l’inquinamento delle acque «contaminate dai fusti tossici» sia modesto, lo dicono le analisi eseguite in questi anni, a partire dal 2011, da Ispra e Arpat e lo ripete più volte il...
LIVORNO. Che l’inquinamento delle acque «contaminate dai fusti tossici» sia modesto, lo dicono le analisi eseguite in questi anni, a partire dal 2011, da Ispra e Arpat e lo ripete più volte il giudice Antonio Del Forno nella prima sentenza di assoluzione depositata in estate.
Ora però queste analisi dovranno essere ripetute come prevede il tavolo tecnico, fino al dicembre prossimo, poi almeno sulla carta - come decretato dal tavolo tecnico tra armatore e istituzioni - il monitoraggio cesserà. Possibile che ci sia un prolungamento delle analisi? Molto dipenderà da quello che gli esperti troveranno nei campioni di acqua e pesci che saranno analizzati. Certo è che i risultati ottenuti fino ad oggi dovrebbero escludere un peggioramento della qualità del mare e un contaminazione degli esseri viventi.
A conferma di ciò ci sono le parole del giudice allegate alle motivazioni della sentenza.
«Tutti i dati probatori - scrive in uno dei passaggi chiave - indicano concordamente che la contaminazione dell'ambiente marino è stata modesta, o comunque, certamente priva della forza distruttiva di straordinaria rilevanza richiesta per contestare agli imputati l'accusa di disastro ambientale». E ancora: «soltanto una parte del prodotto contenuto nei fusti presenta caratteristiche di tossicità per le specie acquatiche, dal momento che l'80% di esso, come risulta dalle concordi valutazioni di Ispra e Arpat, è costituito da silicato di alluminio che non risulta pericoloso per l'ambiente. Inoltre sono stati recuperati (durante l'operazione finanziata dall'armatore dell'Eurocargo ndr) 112 tra fusti e sacchetti pienamente integri. Pertanto, il materiale con caratteristiche intrinseche di nocività e tossicità per l'ambiente sversato in mare, risulta quantificabile in circa seimila chili e non trecentoquarantamila come sostenuto dalla pubblica accusa». È da questo assunto che il giudice ha assolto gli impuati dal reato di disastro colpo. Sì, perché al fine di integrare «l'elemento oggettivo del disastro ambientale colposo, occorre verificare quali siano stati in concreto gli effetti dello sversamento del materiale inquinante e, conseguentemente, l'entità della contaminazione dell'ambiente marino. Quindi se da tale contaminazione può fondatamente derivare un pericolo per la vita e l'integrità fisica di un numero indeterminato di persone».
Un dato avvalorato «dai risultati delle operazioni di monitoraggio effettuate dagli organi regionali per valutare eventuali anomalie sulle specie ittiche presenti nell'area della dispersione del carico che non hanno evidenziato - è stato il responso - elementi rilevanti da un punto di vista tossicologico sugli organismi acquatici della catena alimentare. Tanto che non sono mai state necessari provvedimenti di interdizione o limitazioni della pesca».
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