Gioco
Lavoro in campagna, migliaia all’opera con i voucher fra vigneti e olivi
Coprono le prestazioni saltuarie nelle piccole aziende. La legge li impone anche per l’aiuto di amici e parenti. La Cigl: "Bloccano le assunzioni"
È un sistema basato su dieci euro all’ora, di cui sette e cinquanta vanno al dipendente e il resto allo Stato. È il sistema dei voucher, che ormai si è impadronito del settore agricolo toscano ogni qual volta si parla di coltivazioni o raccolte nelle piccole aziende. Vendemmia, ad esempio, ma anche raccolta di olive, frutta, tabacco. «Ogni anno, nella nostra regione, sono decine di migliaia i lavoratori che trovano un posto seppur temporaneo con questo sistema» dice Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana.
Soprattutto, l’utilizzo dei voucher ha permesso un maggior controllo sul lavoro al nero che viene svolto nei campi, anche se i confini della legge comprendono pure parenti e amici del coltivatore: insomma anche loro devono essere coperti almeno dai voucher se vanno a dare una mano in campagna. «In questi casi non si tratta di un vero lavoro nero – continua Marcelli – quanto di un fatto figlio della tradizione: la vendemmia è anche un’occasione di socializzazione. Quindi è possibile che ancora oggi accadano queste situazioni nelle aziende a conduzione familiare, sicuramente non in quelle con partita Iva. Ma la legge è chiara in questo senso, pure se il prodotto finale non viene messo sul mercato, chi lavora deve essere regolarizzato».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:foto-e-video:1.12187253:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/foto-e-video/2015/10/01/fotogalleria/vendemmia-toscana-1.12187253]]
Il problema vero del lavoro non tutelato, però, è da ricercare altrove. «Oggi il nero e le altre violazioni al diritto del lavoro vengono fatti con gli appalti – spiega Paola Bittarello, segretaria regionale della Flai Cgil – Le aziende agricole per le colture chiamano ditte più o meno specializzate, che non sempre si comportano come dovrebbero. E portare in fondo le vertenze è davvero difficile».
Anni fa comunque c’erano molte più ombre. «Venti anni fa i controlli nei campi quasi non esistevano» spiega Marcelli. Circa otto anni fa, anche se si sono inseriti con forza solo da cinque, sono arrivati i voucher, i “buoni lavoro”, a cambiare la macchina agricola toscana. Introdotti soprattutto per permettere agli studenti di prendere parte alla vendemmia, poco a poco si sono allargati a tutti gli altri settori del primario. «Sono stato un vero sostegno per le piccole aziende a conduzione famigliare» spiega il numero uno della Coldiretti toscana. «Una grande azienda agricola, che magari prevede una pluricoltura, può permettersi di assumere dipendenti con contratti veri e propri: magari il dipendente inizia a lavorare con la vendemmia per poi spostarsi sul grano non appena termina la stagione, e così via. Le piccole aziende, invece, che concentrano il loro lavoro su un prodotto ben preciso e non hanno disponibilità per le assunzioni, possono fare ricorso ai voucher, riuscendo così a contenere i costi e a creare posti di lavoro».
Sono i numeri a raccontare l’avvento del nuovo sistema: circa sessantamila lavoratori nei campi pagati a voucher ogni anno. Per la sola vendemmia, nel 2015, sono andati per le vigne delle ventiseimila aziende toscane circa cinquemila persone tra studenti, pensionati ed extracomunitari. Non tutti però sono così entusiasti del sistema voucher. «Noi siamo sempre stati contrari a quest’idea» dice Bittarello. La Flai, infatti, si è sempre opposta a questa novità, dato che, di fatto, «rende impossibile ogni sorta di stabilità nel mondo dell’agricoltura».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.12187031:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/10/01/news/vendemmia-con-gli-amici-stop-alla-multa-1.12187031]]
Certo è che cercare assunzioni a tempo indeterminato in campagna non è cosa semplice. «Le piccole aziende non potrebbero permetterselo – dice Marcelli – Inoltre, il voucher permette un controllo maggiore sulla regolarità dell’azienda. È il titolare che li acquista e già in quel momento paga quanto dovuto allo Stato». Ma non è tutto oro quello che luccica. «In Toscana i casi di lavoro nero si concentrano di più, forse, nella raccolta delle olive – continua il presidente di Coldiretti – ma certo in maniera molto inferiore rispetto al passato». Il problema sta altrove. Secondo la Flai Cgil, in un altro sistema: quello degli appalti. «Oggi molte aziende, al momento delle colture, chiamano ditte che offrono la prestazione di diversi dipendenti che non sempre sono in regola». Questo soprattutto si verifica con ditte che offrono lavoro ad extracomunitari, che se da una parte rappresentano «il vero spirito trascinatore nell’agricoltura», per dirla come fa l’associazione, dall’altra sono «i lavoratori più ricattabili e deboli», dice il sindacato. «Il problema è arrivare a dimostrare queste situazioni d’irregolarità – spiega la Flai – Mettiamo che il caso salti fuori nella campagna senese ma che la sede legale della ditta sia nel Grossetano: in questi casi capita spesso che il lavoratore danneggiato si metta d’accordo con la ditta, gestita da connazionali, prima di entrare nell’ufficio del lavoro. E lì la vertenza si perde».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
