Il Tirreno

Livorno

Assoluzione bis per il capitano: nessun colpevole per i 198 fusti in mare

di Federico Lazzotti
Assoluzione bis per il capitano: nessun colpevole per i 198 fusti in mare

Livorno, il comandante dell’Eurocargo Venezia prosciolto anche per lo sversamento colposo di materiale inquinante

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LIVORNO. Nessun reato e nessun colpevole per la caduta in mare di 198 fusti tossici (71 dei quali mai recuperati) al largo dell’isola di Gorgona la notte del 17 dicembre 2011. Il giudice Antonio Del Forno ha impiegato meno di un minuto a leggere, nel pomeriggio di giovedì primo ottobre, la sentenza con la quale ha assolto il comandate dell’Eurocargo Venezia, Pietro Colotto, 64 anni, dall’ultimo capo d’imputazione rimasto in piedi: lo sversamento colposo di materiale inquinante.

Una decisone che mette fine a un’indagine costosa in termini di tempo e risorse durata due anni, e che ha dato origine a un processo, in abbreviato, altrettanto lungo e complesso, fatto di consulenze su rotte e condizioni meteo, e soprattutto di analisi sulla flora e la fauna marina che hanno «escluso l’inquinamento di pesci e fondali». L’esito di questo ultimo stralcio di inchiesta, dopo l'assoluzione nel marzo scorso dei tre imputati per il reato di disastro ambientale e per il solo Colotto per il reato di pericolo, lo si era in buona parte intuito a luglio, quando il perito nominato dal giudice aveva depositato la sua relazione.

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Un’interpretazione dei fatti che deve aver convinto anche il pubblico ministero Antonella Tenerani che a sua volta ha chiesto nella requisitoria l’assoluzione dell’imputato. L’ingegner Alberto Benini, infatti, aveva analizzato il comportamento del comandante del Venezia durante la navigazione tra Catania e Genova. E in particolare la condotta tenuta durante la burrasca: la scelta di non ripararsi e la successiva virata per evitare l'impatto con un'altra nave, manovra che ha innescato la perdita dei due carrelli dove erano stoccati 224 fusti.

Secondo l’esperto, che ha analizzato in tre mesi rotte, condizioni meteo marine, ancoraggi ed effetti delle manovre, «le scelte di navigazione del comandante sono state correte». A cominciare dalla decisone di proseguire in direzione di Genova nonostante il vento di libeccio e il mare forza 10, fino alla scelta di effettuare una manovra di accostata per evitare la collisione con la motonave Cragside. Perché la forte rollata che ha poi causato la perdita del carico di 198 fusti tossici è giusitificabile per via di onde imprevedibili che hanno causato lo sbandamento fino a 36°.

Vero è, che anche in caso di condanna, il comandante sarebbe stato punito, come prevede il codice, con una contravvenzione massima di 30.000 euro. Ma gli effetti sarebbero molto più pesanti a livello civile dove Ministero, Comune di Livorno e le associazioni ambientaliste che si erano costituite come parti lese nel processo penale avrebbero potuto chiedere un maxi risarcimento danni. Come si è capito dalla richiesta dell’avvocato del Ministero che ieri nelle sue conclusioni ha fatto istanza per una provvisionale da 1,5 milioni di euro.

Decisivo, nell’esito processuale, è stato senza dubbio l’impegno concreto dell’armatore dell’Eurocargo Venezia, la società Grimaldi, che all’indomani dell’incidente si è seduta al tavolo tecnico impegnandosi a recuperare a proprie spese - circa 12 milioni di euro spesi - i fusti tossici persi. Centoventisette bidoni, contenenti ossido di nichel e molibdeno, sono riemersi dagli abissi, mentre gli altri 71 sono rimasti in fondo al mare e la resteranno.

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