Il Tirreno

Livorno

Sos da via Orlando: «Si muore di traffico»

di Giorgio Carlini
Sos da via Orlando: «Si muore di traffico»

La denuncia di chi ogni giorno rischia la vita per andare al lavoro

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Il passo tranquillo che aumenta all’improvviso. Il corpo proteso in avanti nello scatto, la mano sinistra che tiene fermo il borsello affinché non sia d’intralcio. E lo sguardo che si divide tra il non perdere d’occhio il marciapiede e il controllare la sagoma dell’enorme autocarro color rosso che si fa via via più vicina. Il flash del pedone che attraversa di corsa le strisce pedonali in via Salvatore Orlando vale più di mille parole: testimonia la pericolosità di una strada dove neanche una settimana fa si è verificato un terribile schianto in cui ha perso la vita una persona. Un evento tragico, dettato da una manovra incauta di un’automobilista. Una manovra che forse sarebbe potuta avvenire anche in altro luogo. Ma la verità è che, fatalità a parte, in via Orlando ogni giorno ci sono vite messe a repentaglio, a causa del continuo passaggio degli autoarticolati, del parcheggio selvaggio dei mezzi pesanti e della velocità spesso troppo elevata da parte dei conducenti di camion, auto e scooter.

Venerdì scorso Ezio Natali, 71enne residente a Stagno, è morto dopo essersi scontrato con una Fiat Punto grigia che si è trovato davanti di colpo sulla carreggiata nord (con tutta probabilità in seguito a una inversione di marcia da parte della conducente dell’utilitaria). Avvertito lo stridìo dei freni e il fragore dell’impatto, decine di persone che lavoravano nelle vicine attività sono scese in strada. E all’enorme dispiacere per l’immagine straziante che si sono trovati davanti, si è aggiunta anche la rabbia per una tragedia ben lontana dall’essere imprevedibile, specie per chi con i propri occhi ogni giorno assiste a situazioni di estremo pericolo.

Lo schianto mortale è l’evento più drammatico che arriva dopo una costellazione di incidenti a volte solo sfiorati e altre volte avvenuti con dinamiche altrettanto spaventose, ma per fortuna con conseguenze meno gravi dell’ultimo episodio.

Per questo, dopo la tragedia, Carlo Cristiani, amministratore delegato della Greenshields Project Cargo (società con sede al civico 3 di via Orlando) ha preso carta e penna e ha scritto una lettera indirizzata al nostro giornale, corredata da una quarantina di firme raccolte in appena poche ore nello stesso complesso dove trovano posto sia grandi aziende che piccole attività commerciali, oltre ad agenzie marittime e imprese di spedizione.

Nella lettera, Cristiani denuncia «la situazione di estrema pericolosità di via Orlando», proprio nel tratto di strada in cui è morto Ezio Natali. «Al di là della manovra imprevedibile che ha causato l’incidente - spiega Cristiani - quel punto è tristemente noto a coloro che lavorano qui, perché le strisce pedonali usate ogni giorno da centinaia di persone sono tutt’altro che sicure».

I rischi, sottolinea l’ad della Project Cargo, sono dovuti soprattutto all’eccessiva velocità sostenuta da molti utenti della strada: non solo automobilisti e scooteristi, ma anche camionisti. «Provi lei - aggiunge Cristiani al telefono - a frenare in tempo in caso di pericolo con un autoarticolato a pieno carico che viaggia ben oltre il limite dei 50 chilometri all’ora».

I problemi sono amplificati dalla cattiva abitudine di alcuni conducenti degli autocarri: «Davanti alla Pierburg (la cui sede è di fronte al civico 3, ndr) molto spesso sostano i camion in doppia fila, in attesa di entrare nello stabilimento per il carico e lo scarico merci. I mezzi pesanti - fa notare Cristiani - rendono la vita difficile ai piedoni che devono attraversare, e in più impediscono la visuale agli utenti della strada in transito lungo le carreggiate e a quelli che devono uscire dai cancelli dei piazzali vicini».

Quel tratto di via Orlando, sottolinea il primo firmatario della lettera, è assai frequentato non solo dai circa 200 dipendenti delle varie aziende, ma da altrettante centinaia di persone: fattorini, agenti marittimi, spedizionieri e rappresentanti di numerose imprese che svolgono le loro commissioni nelle varie società.

«Spesso - fa presente Cristiani - nascono litigi tra chi si reca negli uffici e gli autotrasportatori che parcheggiano in modo selvaggio in doppia fila o davanti ai cancelli. Abbiamo chiesto alla Pierburg di intervenire: ci hanno risposto che loro non possono farci niente, perché i camionisti non sono loro dipendenti».

E poi ancora manovre pericolose degli automobilisti che superano i camion o degli autotrasportatori che, per evitare i mezzi dei colleghi in sosta selvaggia, arrivano a invadere la carreggiata opposta. «Più volte - rivela Cristiani - abbiamo chiamato i vigili urbani, che però a parte qualche sporadico “blitz” non si vedono quasi mai. Allora abbiamo provato con le istituzioni, alle quali ci siamo rivolti spesso, senza esito. Abbiamo chiesto più controlli della municipale, nonché l’utilizzo di dissuasori o la sistemazione di un autovelox, che senz’altro aiuterebbe a ridimensionare la velocità dei veicoli, che quasi mai rispettano i 50 km all’ora. Ma ad oggi, nonostante i tanti incidenti, non è stato fatto niente».

«La speranza - conclude Cristiani - è che l’enorme tragedia che ha colpito il povero Natali e tutta la sua famiglia possa almeno servire a sensibilizzare chi di dovere su una questione da anni irrisolta. Perché non si può rischiare di morire ogni volta in cui ci si reca in ufficio o si torna a casa dopo una giornata di lavoro».

@carlinigiorgio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore