Il Tirreno

Livorno

«L’utile di Aamps del 2013 era falso»

di Giulio Corsi
Mentre il bilancio 2014 di Aamps ancora non è stato approvato, volano le accuse su quello del 2013
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Mentre il bilancio 2014 di Aamps ancora non è stato approvato, volano le accuse su quello del 2013

Livorno, l’ex presidente dei sindaci revisori Verugi attacca la gestione Chioini-Fommei: “Quel bilancio doveva chiudere a -800mila euro”. Ma la vecchia amministrazione non ha lasciato nessuna polpetta avvelenata

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LIVORNO. «La fase più critica della vita di Aamps è stata quella della gestione Fommei-Chioini. Ed è stata anche il suo punto più inquietante». Perché la direzione dell’azienda «ha costantemente omesso informazioni al collegio sindacale, ha dimostrato incompetenza sotto il profilo della gestione finanziaria e perdita di controllo della finanza». Con queste parole Giovanni Verugi - presidente dell’ex collegio dei sindaci revisori di via dell’Artigianato - ha rappresentato il quadro che ha portato al famoso bilancio 2013 di Aamps, bocciato dai sindaci e, nonostante questo, approvato tre giorni prima delle elezioni del 25 maggio 2014 dall’amministrazione guidata da Alessandro Cosimi.

Concetti di fuoco, ripetuti a più riprese durante le tre ore di audizione nella commissione speciale di ieri pomeriggio in Comune, in cui Verugi ha parlato di «analfabetismo amministrativo» a proposito dell’ex direttore generale Fommei, definendo invece l’ex amministratore unico Chioini «non capace di elaborazione propria».

Ma Verugi è andato giù ancora più pesante: ad un certo punto ha parlato di «utile falso» (riferendosi al più 88mila del bilancio 2013), di «illeciti» e ha definito il contributo Olt di 2.5 milioni (da spalmare in cinque tranche da 500mila euro l’una, ma di fatto inseriti tutti insieme tra i ricavi nel bilancio 2013) un caso in cui «la direzione ha truccato i conti». Poi, commentando i piani finanziari proposti dall’azienda nella primavera 2014 a corredo della presentazione del bilancio 2013, ha parlato di «malafede della direzione nella stesura di un piano, il primo di quattro che ci hanno presentato, in cui si prevedeva di passare da un default di 4.2 milioni previsto a settembre 2014 a un miracoloso pareggio tre mesi dopo, grazie alla vendita e all’incasso in contanti della sede di via Bandi e di altri asset che non voleva nessuno».

Detto questo, dall’audizione di Verugi è emerso però un altro elemento importante: che l’ultimo dei piani presentati dall’azienda in quel primo semestre 2014, era un piano finalmente equilibrato e che la bocciatura dei sindaci del bilancio 2013 - poi approvato da Cosimisarebbe stata ritirata se fosse stato aumentato il fondo svalutazione crediti e fosse stato creato un fondo rischi ad hoc per il contenzioso coi circoli nautici.

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Meno 800mila euro, anziché più 88mila. Incalzato a lungo dal presidente della commissione Andrea Raspanti, Verugi su questo tema è stato chiaro: «Se fosse stato fatto l’accantonamento che avevamo chiesto al fondo svalutazione crediti e al fondo rischi per le barchette, il bilancio sarebbe stato chiuso con una perdita di circa 800mila euro rispetto all’utile di 88mila, ma l'avremmo approvato per il risultato di esercizio». Che sarebbe stato tranquillamente coperto grazie al capitale sociale di 16 milioni.

Ma la polpetta avvelenata non c’era. In sintesi, aumentando il fondo svalutazione crediti e creando un fondo rischi per le barchette, secondo i sindaci, sarebbero rimasti rilievi solo sul comportamento della direzione, ma il bilancio sarebbe stato approvabile e promosso anche da loro e la continuità aziendale garantita, cosa che di fatto è avvenuta finora. Ancora più in sintesi: la vecchia amministrazione non ha lasciato una polpetta avvelenata nei conti di Aamps ai successori. Anche se era chiaro, ha spiegato Verugi, che alcune partite prima o poi sarebbero finite nelle perdite, cosa che di fatto è avvenuta quest’anno, a partire dal contenzioso Gse che costerà ad Aamps 4.5 milioni ad arrivare ai 2.5 milioni della terza linea dell’inceneritore. «Ma sulla terza linea noi sapevamo che rientrava in un progetto regionale e quindi finché non fosse stata abbandonata non c'era motivo di mandarla a perdita», ha evidenziato Verugi. Mentre sul Gse ha ricordato che proprio i sindaci revisori avevano chiesto una perizia tecnica e per questa fu accantonato un fondo-rischi, che però si è rivelato assai più basso della multa comminata dal gestore dell’energia a via dell’Artigianato.

I punti critici del bilancio 2013. Perché i sindaci revisori bocciarono il bilancio presentato da Chioini e Fommei? «In primo luogo perché il fondo svalutazione crediti era sottostimato - ha spiegato Verugi -. Le annualità 2006 e 2007 erano ferme e secondo i nostri calcoli andavano svalutate. Questo non fu accolto in sede di approvazione del bilancio, ma il Comune produsse una perizia del professor Pozzuoli, che avallava il fondo svalutazione crediti esistente non ritenendo necessario incrementarlo».

«Perché Cosimi non ci ascoltò?». Davanti alla relazione di Pozzuoli, i sindaci revisori produssero le loro controdeduzioni. Ma palazzo civico andò avanti sulla sua strada. «Leggo che Cosimi ha detto sul giornale che legittimamente il socio ha ritenuto di non accogliere la critica del collegio sindacale. E alla domanda del giornalista sul perché il collegio sindacale ha insistito nel bocciare il bilancio, ha risposto: “Chiedetelo ai sindaci”. Ebbene noi avevamo attentamente esaminato la perizia di Pozzuoli, trovandola destituita di ogni fondamento, avevamo fatto una controdeduzione punto per punto e l’abbiamo consegnata al socio. Dunque siamo noi a girare a Cosimi la sua domanda: perché non è stata presa in considerazione la nostra controdeduzione?».

«In seguito tra l’altro - aggiunge Verugi - la Corte dei Conti ha confermato che il metodo giusto era quello del nostro collegio sindacale. E i fatti che apprendiamo, cioè che una delle principali cause della crisi di Aamps sta proprio nella riscossione dei crediti, conferma che quei crediti erano sovrastimati e il fondo svalutazione sottostimato. Dunque il collegio aveva ragione».

«L’artificio del fondo rischi per le barchette». L’altro punto su cui il collegio obiettò furono i crediti vantati da Aamps verso i circoli nautici. «Il contenzioso lo ritenevamo non infondato, ma anche di non sicura riuscita. Per questo richiedevamo che a fronte del credito iscritto nell'attivo, fosse stanziato un fondo rischi. Avevamo ragione anche in questo caso, perché Aamps sta soccombendo in commissione tributaria - ricorda Verugi -.La prudenza avrebbe voluto che almeno il 50% venisse accantonato. Ma la risposta fu negativa: finsero di accantonare un 30%, ma fu un artificio contabile perché esso venne inserito nel fondo svalutazione crediti. Hanno cioè giocato su equivoco, buttando l’accantonamento - più basso di quello che avevamo indicato - a far massa col fondo svalutazione».

«Il piano sbalorditivo di Fommei e Chioini». Le accuse principali di Verugi sono rivolte all’ex management di Aamps ma anche all’amministrazione comunale: «Il piano finanziario che ci consegnarono ad aprile era sbalorditivo, una bomba - ricorda il commercialista -. Si evidenziava dopo tre mesi un default per 3.6 milioni, che il 30 settembre 2014 sarebbe cresciuto fino a 4.2 milioni. La malafede della direzione era evidente, perché miracolosamente il bilancio tornava in pareggio a dicembre dopo che fra novembre e dicembre sarebbero state alienate le partecipazioni in Biscottino e la sede di via Bandi, asset che non voleva nessuno, e che invece, secondo loro, sarebbero stati pagati in contanti per 5.2 milioni, una cifra presa da un'altra galassia, apposta per far tornare il pareggio al 31 dicembre».

I premi che non dovevano essere pagati. «Nel mio studio - continua Verugi - quel piano finanziario è diventato una leggenda, lo tramanderò ai posteri. Era irricevibile, ci rendemmo conto che non parlavano la nostra lingua. Allora interrompemmo i contatti con la direzione e volemmo averli solo col socio. Alla fine, il quarto piano finanziario che ci consegnarono era equilibrato. Arrivammo alla famosa sera dell’approvazione del bilancio, in cui le nostre considerazioni furono tenute in nessun conto. Facemmo mettere a verbale che ritenevamo inopportuno pagare i premi ai dirigenti basati su un utile falso. E invece come prima delibera fu approvato il bilancio, poi fu deciso di erogare i premi, e infine di mandare via il collegio sindacale».

Conti truccati su Olt. Il consigliere Mazzacca (M5s) apre la partita di Olt, cioè dei 2.5 milioni di contributo destinati al porta a porta e divisi in 5 tranche da 500mila euro, finiti tutti insieme nei ricavi del 2013 e non contestati dai sindaci revisori. «Olt è un caso in cui la direzione ha truccato i conti - è la replica di Verugi -. Il collegio ha operato durante il 2013 con una direzione che occultava le informazioni o ne dava di mendaci, in questa situazione è molto probabile che alcune cose non le abbiamo viste. In questo caso non ci era stato detto che la posta era pluriennale».

 

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