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Livorno

Imprese in ginocchio per tasse e burocrazia

Imprese in ginocchio per tasse e burocrazia

L’allarme di Confesercenti e Confcommercio in commissione: «Chiudono anche le attività storiche»

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LIVORNO. Le storiche realtà commerciali stanno morendo, mentre si assiste a una diffusione delle attività ambulanti. E la mancanza di lavoro in città causa l’avvio di iniziative imprenditoriali che spesso non superano il triennio di vita. A fotografare la preoccupante situazione sono i rappresentanti di Confesercenti e Confcommercio che, ieri mattina in Comune, sono stati ascoltati durante la commissione speciale istituita per approfondire lo stato del tessuto economico livornese.

«Nei primi 4 mesi del 2015 - spiega Alessandro Ciapini, presidente di Confesercenti - hanno chiuso, solo per il commercio, 74 attività, mentre quelle che hanno aperto sono 53: 27 di queste, più del 50%, sono realtà di commercio su area pubblica». Si tratta cioè di attività su aree date in concessione, come mercati rionali, o attività di ambulanti, anche itineranti.

«Nel contempo - aggiunge Ciapini - si assiste alla cessazione di negozi storici».

Sul fronte turismo (alloggi, bar, ristoranti) Ciapini riferisce che «nel periodo marzo 2014-marzo 2015 anche nella nostra città c’è stata una impennata di aperture di bar e ristoranti». «Tuttavia - aggiunge - nei primi mesi del 2015 sono state chiuse 42 attività». Un fenomeno dovuto alla mancanza di lavoro: «Le persone alla ricerca di occupazione spesso si inventano un lavoro che, talvolta, non corrisponde a capacità imprenditoriali».

«I numeri dell’occupazione - interviene Franco Marinoni, direttore regionale Confcommercio - si stanno spostando sul terziario, ma le attività difficilmente hanno basi solide: aprono e chiudono nel giro di un triennio». Poi fa presente ai consiglieri: «È necessario condividere un progetto della Livorno che verrà, ponendosi una prospettiva di 10 anni».

Daniele Capecchi, dell’ufficio sindacale di Confcommercio, elenca alcuni dei problemi principali per le attività livornesi: «Il primo - rivela - riguarda la tassa sui rifiuti. Non possono essere i commercianti a rimetterci per i buchi di Aamps». Capecchi fa un esempio: «Una bottega di 100 metri quadri che vende fiori paga più di 4mila euro l’anno, un ristorante di 100 metri quadri ne paga 8-10mila. Cifre insostenibili».

«Un altro problema - continua - riguarda l’occupazione del suolo pubblico: fino all’anno scorso gli esercenti che volevano mettere un gazebo fuori potevano occupare il suolo pubblico tutto l’anno, ora possono farlo solo per 6 mesi. A questo si aggiungono ostacoli burocratici che impediscono di creare mercati organizzati».

Capecchi fa sapere inoltre che quello di domenica mattina sugli Scali Saffi «non è stato un buon mercato, perché, a causa di un errore di calcolo relativo agli spazi, per gli ambulanti non c’è stata la possibilità di occupare il suolo pubblico di piazza Cavour e di parte degli stessi Scali Saffi».

Poi è Ciapini a tornare sulla questione Tari con un paragone: «Un ristoratore a Livorno, con una attività di 100 metri quadrati, paga circa 4 mila euro annui, mentre un ristoratore di Firenze paga 2700 euro. È evidente: sono necessarie agevolazioni sulla Tari».

Ciapini solleva anche la questione mobilità: «I commercianti sono disponibili a un confronto sull’argomento: la situazione attuale crea confusione. Ci auguriamo che la chiusura del centro sia solo l’ultimo anello di una catena virtuosa di interventi che verranno costruiti intorno».

In commissione, senza assessori, si apre la discussione: Esposito (M5S) invita alla condivisione di un ragionamento (a livello cittadino e non a spot) sulla mobilità. De Filicaia (Pd) parla della necessità di rendere più fruibile il territorio dal punto di visto turistico, sfruttando le possibilità offerte dal Prp. Valiani (Gruppo Misto) esalta il ruolo dei negozi di vicinato come «sentinelle di sicurezza». Cannito (Città Diversa) sostiene infine che il rilancio del commercio deve passare da tutta la cittadinanza.

Rosanna Harper

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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