Gioco
Fasulo: «Il senso del ridicolo ci ha fatto crescere»
L’assessore alla cultura tira le somme della manifestazione che ha registrato 10mila presenze e già pensa alla prossima edizione
LIVORNO. Ha vinto, ovviamente con molto senso dell’humor, anche contro il più integralista disfattismo labronico. Diecimila presenze, una risonanza internazionale, pubblico entusiasta arrivato da tutta Italia ma anche livornese, ospiti accolti con calore e attenzione. “Il senso del ridicolo” edizione numero uno, tre giorni dedicati appunto all’umorismo ma con una chiave di lettura culturale e un’ideazione delocalizzata (dal direttore Stefano Bartezzaghi ai vari protagoisti, tutti “stranieri”) ha avuto un successo «che va addirittura oltre le nostre migliori aspettattive» dice entusiasta l’assessore alla cultura Serafino Fasulo. Del resto il format, un po’ festival della mente di Sarzana, un po’ festival della letteratura a Mantova, era di quelli collaudati.
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«Ci siamo trovati addirittura a dover spostare molti appuntamenti nella tensostruttura da 500 posti montata in piazza del Luogo Pio perché la sala degli Archi in Fortezza Nuova, dove erano previsti in un primo momento, non bastava a contenere tutti quelli che volevano partecipare» spiega Fasulo che a questa manifestazione tiene particolarmente, «perché è un anno che ci lavoriamo con la Fondazione Livorno e ci abbiamo veramente messo l’anima».
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Tutto nasce appunto un anno fa. Da tempo associazioni e gruppi di cittadini sollecitavano la creazione di un festival in città, un festival di spessore. Hanno bussato alla porta della Fondazione che si è rivolta ad un'agenzia esperta in organizzazione di festival e sondaggi mirati a individuare i temi più adatti per le varie location e persino il periodo dell’anno più appropriato per realizzare gli eventi. Ovviamente ha vinto il tema umorismo, perché Livorno resta la città scanzonata e iconoclasta per eccellenza, il mese di settembre è stato scelto perché perfetto per dare un senso di continuità con gli eventi precedenti, Effetto Venezia, Livorno Music Festival. Ed è stato scelto il direttore, Bartezzaghi appunto, raffinato ma non pedante intellettuale, creativo, giocoliere delle parole. «Una figura - spiega Fasulo - che nessuno poteva certo mettere in discussione. E lui ha preparato il programma. Intanto è iniziato il confronto, anzi la collaborazione con il Comune...».
Perché se la Fondazione ci ha buttato bei soldi in questa avventura, sui 350 mila euro, anche il Comune ha fatto la sua parte. E dopo l’ok del sindaco, l’assessorato alla cultura si è messo in moto per aiutare il primo festival dell’umorismo a debuttare. Quindi logistica, ospitalità, l’ideazione di iniziative collaterali che coinvolgessero la città e portassero il pubblico a visitare luoghi importanti come il museo Fattori, le fortezze, l’emeroteca di Villa Fabbricotti, i fossi in battello.
Il Comune ha realizzato anche un video, piccole interviste lampo in cui si domandava ai passanti cosa di più gli aveva fatti ridere nella vita. I video sono piaciuti anche a Bartezzaghi e sono sul sito del festival.
«E anche se il Comune non ha messo soldi in questa iniziativa – precisa Fasulo – abbiamo comunque messo i servizi e il capitale umano». Per esempio i 150 studenti volontari che hanno aiutato nell’accoglienza, nel coordinamento, nell’organizzazione. «Quello che comunque è stato fondamentale - aggiunge Fasulo - è stato il lavoro che abbiamo fatto per ricucire i rapporti con la Fondazione, che fino allo scorsi anno erano saltati. Non avevano fiducia nell’amministrazione, le sinergie con il Comune non funzionavano da tempo. Invece ora che i rapporti sono ripresi potremo fare altre belle cose, e certamente rifare il prossimo anno “Il senso del ridicolo».
Ma qual è stata la formula vincente di questo festival? «Essersi sganciati dall’obbligo di coinvolgere le realtà locali nel programma, non volevamo che si trattasse di una manifestazione autoreferenziale, per quel tipo di eventi ci sono tante altre manifestazioni. Non doveva essere una rassegna di spettacoli, non la solita kermesse di comici locali, pur bravi e preziosi. Puntavamo a un discorso culturale sul tema del ridere...». Culturale, non specialistico. Tanto è vero che anche temi “pesanti” come quello trattato da Bettini con “Ridere degli dei” è volato via in un baleno, con i ragazzi a bocca aperta. Per non parlare di Maria Cassi, Bergonzoni, Capatonda, adorati dai giovani anche quando la discussione si faceva “alta”.Fasulo, che ha inventato il manifesto “A Livorno è sempre estate, sole, mare e cultura” ci sta già pensando all’edizione numero 2. «Sperando - dice - che qualche imprenditore livornese capisca l’importanza di queste manifestazioni e ci dia una mano».
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