Il Tirreno

Livorno

Il no dei negozianti ai bus in via Ricasoli

di Giorgio Carlini
Il no dei negozianti ai bus in via Ricasoli

L’ipotesi dell’assessore Gordiani non piace: «Resti pedonale»

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LIVORNO. D’accordo: è soltanto un’ipotesi. Ma già il solo fatto che se ne parli basta e avanza per far storcere la bocca ai negozianti. La possibile riapertura di via Ricasoli agli autobus (e ai taxi) pare proprio non essere vista di buon occhio da chi tutti i giorni lavora nel cuore del centro tra l’Attias e piazza Cavour.

Vero: il progetto di far tornare i mezzi del trasporto pubblico in quei 300 metri di strada si inserisce in uno studio più ampio che riguarda la viabilità di tutto il comparto. E la riapertura che ha in mente l’assessore Gordiani potrebbe avvenire solo in determinati orari e non per tutte le linee. Ma a tanti commercianti basta anche solo ripensare a qualche anno fa, quando gli autobus circolavano in via Ricasoli, per scuotere la testa. E il paradosso è che l’eventualità sembra scontentare proprio tutti: sia chi vorrebbe una strada completamente pedonalizzata (magari abbellita con fioriere e panchine), sia coloro che invece non sarebbero così contrari a una riapertura al traffico privato.

Altolà allo smog. Al solo pensiero di vedere transitare gli autobus davanti alle vetrine, Letizia e Samantha, le due commesse di Golden Point, sgranano gli occhi. Il timore riguarda in primis lo smog e i rumori che tornerebbero in modo massiccio in via Ricasoli.

«Per chi lavora qui sarebbe un gran problema - sottolinea Letizia - la strada è stretta e con palazzi alti i livelli di inquinamento sarebbero preoccupanti. Basti pensare che già con i pochi furgoni che scaricano le merci siamo costrette a sopportare l’odore di smog per parecchio tempo».

Le due commesse non sanno neanche se il passaggio degli autobus potrebbe portare o meno dei benefici per il commercio e soprattutto si domandano se sia questo il modo giusto per fare economia (secondo un calcolo del Ctt far passare i bus da via Ricasoli comporterebbe un risparmio di circa 120mila euro annui rispetto al tour in corso Amedeo e via Magenta). «Piuttosto - chiosa Samantha - potrebbero razionalizzare le corse e garantire un servizio migliore. Forse questo basterebbe per incrementare i fruitori del trasporto pubblico e ad aumentare le entrate».

Un problema in più. Cecilia Trotta lavora al Caffè Novecento e non vuole neanche immaginare che i clienti del bar un domani possano ritrovarsi a bere un cappuccino la mattina o a gustarsi un aperitivo serale ai tavolini all’aperto con i bus in transito a pochi passi di distanza. «Saremmo assai penalizzati - commenta - Via Ricasoli ha piuttosto bisogno di altre iniziative, ma intanto è bene che autobus e taxi restino dove sono, altrimenti questo sarebbe l’ennesimo problema per la nostra strada».

Per Cecilia i nodi sono altri: «Tante volte apro la domenica o nei giorni di festa e poco dopo chiudo perché qui non viene nessuno. Via Ricasoli è tagliata fuori dalle rotte dei pochi turisti che restano in città. Servirebbero più iniziative durante tutto l’anno e non solo nel periodo di Natale. È vero - ammette - questo è un altro paio di maniche, ma la riapertura agli autobus sarebbe un inconveniente che andrebbe ad aggiungersi alle altre questioni irrisolte».

«Piuttosto riaprire a tutti». Una voce fuori dal coro arriva da Cristina Baldacci, titolare della Tabaccheria Avellino. «Prima di tutto - premette Cristina - bisogna vedere cosa si intende per “riapertura”: se i bus dovessero passare di qui solo per solcare via Ricasoli, allora sarei contraria. Ma se mettessero una fermata a metà strada, allora potrebbero esserci anche risvolti positivi, con un maggiore afflusso di potenziali clienti dei negozi».

Poi il ragionamento si allarga: «La soluzione dei soli bus è un controsenso. Sarebbe una “via di mezzo” che scoraggerebbe comunque tutti coloro che si spostano a piedi e che si troverebbero in difficoltà a passeggiare o ad attraversare la strada. A questo punto - è la proposta-provocazione di Cristina - tanto vale aprire la strada anche alle auto e agli scooter: così si creerebbe un altro tipo di commercio. Se dovessi scegliere tra le due opzioni - conclude Cristina - sarei sicuramente per quest’ultima».

La lezione del passato. Dietro al bancone del Caffè Ricasoli, Alessandro Polese allarga le braccia: «Non ho più parole», commenta rassegnato.

«Negli anni scorsi - rivela Alessandro - sono stato il primo a combattere le battaglie contro l’amministrazione affinché via Ricasoli non fosse solo interdetta ai bus, ma fosse resa effettivamente tutta pedonale. Mettemmo su una sorta di comitato con gli altri commercianti e scrivemmo varie lettere al Comune. Ora a quanto pare ci risiamo, ma non ho più voglia neanche di arrabbiarmi, facciano loro».

Secondo Alessandro «via Ricasoli potrebbe rivivere se fosse tutta pedonale, con aree verdi, fioriere, panchine e una migliore illuminazione, e magari con la possibilità per le attività commerciali di aprirsi verso i marciapiedi con piccoli gazebi e tavoli. Ma a quanto pare per chiunque amministri la nostra città soluzioni come questa sono da fantascienza». Alessandro chiude con una battuta dolce-amara: «Se proprio devono far passare qui i bus, almeno mi mettano una fermata davanti al bar, così ci guadagno qualche caffè in più».

@carlinigiorgio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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