Gioco
I Cinque Stelle congelano l’uscita da Reti Ambiente
Dopo il parere negativo dei tecnici sospendono la delibera: ora però vogliono trasformare Aamps in azienda speciale. E il futuro è ancora avvolto nella nebbia
LIVORNO. Alla fine, di fronte al parere negativo degli uffici e anche agli appelli della giunta, i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle hanno fatto un passo indietro rispetto alla proposta di delibera che chiedeva di uscire con un colpo di spugna da Reti Ambiente: ieri pomeriggio, in apertura del consiglio comunale, il primo firmatario Alessandro Mazacca (M5S) ha infatti chiesto di sospendere la votazione dell’atto che avrebbe portato all’abrogazione della delibera 151 approvata dall’assemblea di Palazzo Civico nel 2011. In pratica quella con cui il consiglio approvò il processo di costituzione di una società mista, pubblico privato, per gestire il ciclo dei rifiuti nell’area dell’Ato Costa (da Massa Carrara alla provincia di Livorno): Reti Ambiente, dove a inizio anno dovrebbero confluire tutte le aziende locali, compresa Aamps.
Che i 5 Stelle avrebbero fatto un passo indietro rispetto alla delicatissima delibera si era capito già in mattinata, quando i hanno avuto un confronto pubblico in commissione con i tecnici e con il segretario generale del Comune, Giuseppe Ascione. La commissione si è aperta con Mazzacca che ha ribadito che «per noi gli Ato sono enti illegittimi», «non sono altro che carrozzoni inutili» e «l'obiettivo politico è uscire da Reti Ambiente». Quindi ha chiesto conto ai tecnici del Comune del parere negativo dato alla proposta.
Il dirigente Nicola Falleni, pur senza mettere in discussione la volontà politica, è stato chiaro: prima di tutto l’atto sarebbe entrato in conflitto con un'altra delibera, la 209 del luglio scorso, con cui lo stesso consiglio ha deciso di intraprendere un percorso per modificare gli effetti della 151, ma non per abrogarla. In più «prima servirebbero altri passaggi giuridico formali» come «la modifica degli atti approvati dagli organi competenti dell'Ato Costa sulle modalità di affidamento del servizio» e «le conseguenti modifiche dello statuto di RetiAmbiente».
Il segretario generale è stato anche più chiaro e interpellato dalla presidente della commissione, Elisa Amato (Fi) sugli eventuali effetti dell'approvazione di una delibera come quella che era stata proposta dai 5 Stelle, ha improvvisato una piccola lezione di diritto: «L'intera proposta è motivata sulla base di una presunta illegittimità della legge regionale che disciplina gli Ato per la gestione dei rifiuti: non entro nel merito, ma lascia perplessi questa impostazione, perché stiamo parlando di un atto legislativo rispetto al quale si possono avere opinioni, ma che va rispettato». Quindi? «Può accadere – ha spiegato il segretario – che soggetti esterni facciano ricorso contro la delibera, che visto anche il parere negativo già dato dai nostri uffici per tutte le ragioni espresse, metterebbe il Comune nelle condizioni di perdere cause e pagare. Dopodiché inciderebbe anche su percorsi che riguardano altre amministrazioni comunali, che potrebbero chiedere a loro volta i danni». Ma il problema non è stato solo di natura tecnica. Anche la giunta non era d’accordo e in commissione lo stesso assessore Gianni Lemmetti ha invitato i 5 Stelle a ripensarci e a seguire passaggi che passaggi che si avvicinassero all’obiettivo senza andare contro legge.
Così alla fine è stato. Ma la volontà politica dei 5 Stelle è rimasta la stessa: in un consiglio caotico, dove nonostante il pressing delle opposizioni sulla giunta il futuro di Aamps è rimasto di fatto ancora avvolto nella nebbia, la maggioranza ha presentato un atto di indirizzo (poi approvato) per chiedere di «trasformare Aamps da Spa ad azienda speciale di diritto pubblico per impedire conferimenti e quindi dire comunque no ai privati e a Reti Ambiente».
Juna Goti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
