Il Tirreno

Livorno

Festival umorismo, successo da record

Enrico Mentana beffa il direttore del Vernacoliere, Mario Cardinali, facendogli il gesto delle corna durante la foto di gruppo insieme a Luciano Barsotti, presidente della Fondazione Livorno (foto Vincenzoni)
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Enrico Mentana beffa il direttore del Vernacoliere, Mario Cardinali, facendogli il gesto delle corna durante la foto di gruppo insieme a Luciano Barsotti, presidente della Fondazione Livorno (foto Vincenzoni)

Conclusione in bellezza per la kermesse nel segno del "senso del ridicolo" che per tre giorni ha fatto il tutto esaurito alle conferenze-spettacolo

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LIVORNO. Si è concluso il festival dell'umorismo intitolato "Il senso del ridicolo" che, per iniziativa della Fondazione Livorno in tandem con il Comune, sotto la regia di Stefano Bartezzaghi, ha messo per tre giorni sotto i riflettori Livorno, patria del Vernacoliere e della beffa di Modì, ma chiamando come relatori i protagonisti del mondo della satira come Altan, Staino, Gioele Dix, Cassi, Capatonda, Cardinali e via dicendo (compresi giornalisti tv come Mentana e studiosi come Maurizio Bettini). Tutto esaurito nelle tre giornate di conferenze, più di una iniziativa è stata spostata in extremis in una location più ampia.

 

UNA RISATA NON CI SEPPELLIRA'...

di Simone Lenzi

Si chiude oggi, con successo, “Il Senso del Ridicolo”. Per tre giorni, si è respirato un’aria nuova in città. Una città, per una volta, liberata dal suo compiaciuto provincialismo. Una città che ha avuto il coraggio e l’umiltà di affidarsi a quanto di meglio c’è nel mondo là fuori, per ritrovarsi un po’ più bella anche agli occhi degli altri. E non era affatto scontato. Perché se per un torinese è normale che il TFF sia presieduto da un non torinese, se per un veneziano è normale che la Biennale sia presieduta da un non veneziano, e se molti fanno ancora fatica a digerire che un tedesco diriga gli Uffizi, suona davvero strabiliante, per quanti conoscono la straordinaria autoreferenzialità di Livorno, che finalmente si sia organizzato proprio qui un evento in grado di aprire davvero la città al resto d’Italia.

Anche da questo punto di vista, la scelta di Bartezzaghi come direttore è stata particolarmente felice. Il Senso del Ridicolo ha così offerto un cartellone di tutto rispetto, soprattutto in considerazione del fatto che eravamo all’anno zero di qualcosa che ora vorremmo possa mettere radici.

Ci siamo goduti esilaranti momenti di trascurabile (in)felicità con Francesco Piccolo. Con quel genio di Bergonzoni abbiamo invece capito quanto avesse ragione Freud nel riconoscere al ‘motto di spirito’ una funzione indispensabile di valvola di sfogo per la liberazione di cariche emotive represse, anche quando il represso è da attribuirsi semplicemente alle imposizioni della correttezza linguistica. Avremo la fortuna di vedere in carne e ossa un artista per il quale personalmente nutro una vera e propria idolatria: Francesco Tullio Altan (suo anche il logo della manifestazione). Perché siamo cresciuti tutti con quell’immagine geniale che sintetizzava, in un gesto, il senso di tutta la storia che saremmo stati destinati a vivere: l’ombrello puntato contro il “derrière” del povero Cipputi.

Nessuna tortura, nessuna vera violenza, nessun gesto di aperta prevaricazione: un fastidio continuo piuttosto, il pungolo di una minaccia indecente. L’idea di essere nati per prenderlo comunque in quel posto. Abbiamo avuto l’ennesima prova dell’ironia così fine (e così insolita nel panorama italiano) di Annalena Benini. Avremo, con Mentana, un’immagine irriverente del backstage della politica. E Staino, la Wolinski, e tante altre cose, molte delle quali mi rammarico di non aver visto, con la speranza però che il prossimo anno ce ne siano altre, altrettanto interessanti.

Si ha davvero la sensazione, allora, che questo sia solo il primo capitolo di una storia più lunga, destinata a fare di Livorno un luogo in cui si va perché c’è qualcosa che non c’è da nessun’altra parte, così come ogni anno centinaia di migliaia di persone sono disposte a cambiare tre treni o a stare in coda due ore al casello per vedere Lucca Comics. Anno dopo anno, ne sono certo, i numeri daranno ragione a chi ha creduto in questo progetto.

Ci sarà sicuramente qualcuno che storcerà la bocca, magari lamentandosi del fatto di non aver trovato sul palco quello che già vede tutto l’anno, in decine di altre occasioni. Ma sarà solo il segno che stiamo andando nella giusta direzione. Magari, chissà, il prossimo anno ci ritroveremo anche in quel teatrino di Villa Mimbelli, che, a giudicare dall’epigrafe che reca sul frontone, sembrava aspettasse proprio questo: “ridentibus arrident humani vultus”. Perché si ride con chi ride, perché la risata è contagiosa.

Ci vorrà tempo allora, bisognerà crederci. La calma, del resto, è la virtù dei forti. Altra cosa è “la salma” invece: quella, ci insegna Bergonzoni, «è la virtù dei morti».

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