Il Tirreno

Livorno

Aamps, 10 milioni entro dicembre o sarà il crac

di Giulio Corsi
I conti di Aamps sono sempre più critici: dopo nove mesi dalla chiusura dell'esercizio 2014 il bilancio non è ancora stato approvato
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I conti di Aamps sono sempre più critici: dopo nove mesi dalla chiusura dell'esercizio 2014 il bilancio non è ancora stato approvato

Livorno, l’azienda torna a chiedere liquidità al Comune. E il bilancio 2014 rischia di ripiombare a meno 21

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LIVORNO. O il Comune metterà mano al portafoglio e accrediterà 10 milioni di euro sul conto corrente di Aamps entro dicembre oppure l’azienda rischierà - stavolta per davvero - il fallimento.

Sono passati dodici mesi dal primo grido d’allarme, è cambiato per la terza volta il management, ma la situazione finanziaria di via dell’Artigianato rimane la stessa: servono soldi, tanti soldi. Circa 10 milioni, prima di tutto per far fronte agli impegni con i fornitori e pagare gli stipendi e poi, tanto per gradire, per rimettere in sesto il capitale sociale e un bilancio che adesso rischia di chiudersi a meno 21 milioni e non più a meno 10-11 come era stato prospettato durante l’estate dal sindaco Nogarin.

10 milioni oltre ai 35 di Tari. Attenzione: quei 10 milioni richiesti da Aamps non sono compresi ma sono in aggiunta ai 35 milioni e 700mila euro pagati dai livornesi con la Tari 2015, aumentata rispetto agli anni precedenti di una media del 14% a famiglia.

I no di Lemmetti. Va detto che quei soldi in più non sono una sorpresa uscita dal cilindro di via dell’Artigianato, ma un vecchio ritornello che sentiamo ripetere da tempo: li aveva chiesti esattamente un anno fa l’allora direttore generale di Aamps, Fommei. Poi, qualche tempo dopo, fu la volta dell’amministratore unico Di Gennaro e infine, tra giugno e luglio di quest’anno a bussare alla cassa del Comune fu il nuovo presidente del cda Iacomelli.

Ma da palazzo civico si è sempre eretto un muro, ben raccontato da una battuta che l’assessore al bilancio Lemmetti fece durante una commissione consiliare di fine luglio: «Se a ottobre 2014 avessi dato 10 milioni a Fommei avrei migliorato Aamps? No», si chiese e si rispose l'assessore al bilancio.

Dopo un lungo tira e molla Lemmetti, d’accordo con la giunta e col sì del consiglio comunale, stanziò in estate 2 milioni e 87mila euro per sostenere l’azienda, ma la cifra è lontanissima dai 10 milioni di cui da un anno in via dell’Artigianato dicono di aver bisogno.

Il bivio del Comune. Ora il Comune si trova davanti ad un bivio: iniettare ulteriore capitale nelle casse di Aamps, ridarle ossigeno e rilanciarla (anche in vista dell’entrata in RetiAmbiente e del nuovo piano industriale condiviso tra azienda, giunta e maggioranza), oppure abbandonarla a se stessa, rischiando di rendere inutili anche quei 2 milioni stanziati in estate?

Quel bilancio che non si chiude. La situazione di Aamps nell’ultimo periodo si è aggravata. Badate bene, non dal punto di vista contabile, dove anzi il debito di fine 2014 (49 milioni) è sceso a circa 39. Ma dal punto di vista “politico”, di immagine e dunque di rapporti con le banche. Nove mesi dopo la fine dell’esercizio 2014, ancora il bilancio non ha avuto il via libera dal socio unico, cioè dal Comune, e sta ballando tra una perdita a meno 21 milioni e una perdita a meno 10-11 milioni, che non sono esattamente la stessa cosa.

Corsa contro il tempo. Di tempo ne resta poco. Siamo già 120 giorni fuori dai termini indicati dal codice civile per l’approvazione del bilancio 2014 e l’assemblea dei soci, convocata il 29 giugno e tenuta aperta ad hoc (come d’altra parte consente la legge) in attesa dell’ok ai conti, non potrà essere rinviata in eterno e prima o poi dovrà approvare questo bilancio che ha avuto il via libera dal cda dell’azienda e dai sindaci revisori a metà giugno. E’ chiaro che se l’assemblea, cioè il Comune, non procederà all’approvazione, il presidente Iacomelli sarà costretto a portare i libri di Aamps in tribunale.

Meno 11 o meno 21 milioni? E’ probabile che l’approvazione del bilancio arriverà nelle prossime settimane. Con quale perdita? E’ il grande dilemma emerso nelle ultime ore.

Fino ad agosto sembrava infatti che il rosso choc di 21 milioni sarebbe stato ridotto a 10-11, attraverso lo spostamento dei crediti Tia inesigibili (circa 11 milioni) sulla Tari 2015, 2016 e 2017, cosa che quest’anno è già accaduta. Ora sembra che quella soluzione potrebbe non essere più valida. Per togliere dalla colonna delle perdite quegli 11 milioni, Aamps ha infatti necessità che il Comune garantisca che anche nel 2016 e 2017 si accollerà il credito inesigibile. Questa garanzia può avvenire o attraverso un atto notarile di cessione del credito o attraverso una modifica del regolamento Iuc (l’imposta unica comunale). La prima soluzione però è stata scartata da palazzo civico, mentre la seconda è stata più volte discussa ma mai attuata. Non è escluso che palazzo civico voglia vedere più chiaro come quei crediti siano stati dichiarati inesigibili e dunque freni. E così c’è il serio rischio che alla fine, nonostante la disponibilità dichiarata più volte dal sindaco, i crediti inesigibili Tia restino a carico di Aamps e di conseguenza la perdita rimanga a meno 21 milioni.

Se così sarà, cambierà completamente il quadro prospettato nei mesi scorsi: perché Aamps sarà costretta ad utilizzare tutti i 16 milioni di capitale sociale per ripianare la perdita di 21 milioni, ma si troverà ancora a meno 5 milioni. Che dovrà mettere palazzo civico.

E’ palese tuttavia che l’amministrazione non potrà limitarsi a quella cifra e a riportare il capitale sociale a 50mila euro (la quota minima prevista dalla legge per le Spa). No: dovrebbe sborsare qualche milioncino in più per permettere all’azienda di vivere e garantire il servizio, e alla società di tornare a fornire una credibilità verso fornitori e creditori ed essere “bancabile”. Risultato: serviranno una decina di milioni.

Se il bilancio va a meno 11. E se invece il bilancio dovesse chiudersi a meno 10-11, perché alla fine il Comune accetterà di modificare il regolamento Iuc e garantirà di accollarsi i crediti Tia anche nel 2016 e 2017 tramite la Tari? Aamps impiegherà buona parte del suo capitale sociale per ripianare il buco e rimarrà con circa 5 milioni. Anche davanti a questo quadro però - che è quello prospettato a luglio - Aamps si è sempre dichiarata (e l’ha fatto anche in questi giorni) bisognosa di ulteriore liquidità, sia per arrivare con le spalle larghe, a livello patrimoniale e industriale, al conferimento in RetiAmbiente, sia per dare avvio al piano industriale, sia per saldare situazioni debitorie con i fornitori che ogni mese sono in bilico.

Il salvagente del mutuo. I due milioni di Lemmetti insomma sono una base di partenza, ma non bastano. E così alla fine palazzo civico dovrà prendere una decisione: lasciar Aamps al suo destino, consapevole però di esserne proprietario al 100% e delle ricadute sociali e occupazionali che ciò avrebbe, o tentarne il rilancio vero, magari accendendo un ulteriore mutuo: il 5° in carico ad Aamps.

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