Gioco
M5S: fuori da RetiAmbiente Ma arriva l’altolà degli uffici
Il gruppo a 5 Stelle porta in consiglio la delibera per abrogare l’atto del 2011 ma i tecnici del Comune danno parere contrario e anche la giunta frena
LIVORNO. Mentre Aamps è alle prese con i conti che non tornano, sul fronte dei rifiuti si apre un altro delicatissimo capitolo. I 5 Stelle vogliono uscire da Reti Ambiente, l’aziendona che dal prossimo anno, inglobate le varie realtà locali, dovrebbe gestire il ciclo dei rifiuti in tutta l’area vasta. Lunedì, prima in commissione bilancio poi in consiglio comunale, sarà infatti discusso e votato l’atto che prevede di abrogare la delibera (la numero 151) con cui nel 2011 il consiglio comunale aveva approvato il processo di costituzione di una società mista, pubblico-privata, per lo svolgimento del servizio integrato di gestione dei rifiuti da parte di Ato Toscana Costa, aderendo alla costituzione della stessa società (RetiAmbiente spa è poi nata ufficialmente nel novembre del 2011).
Oggi la delibera che chiede di riavvolgere il nastro ha come primo firmatario il consigliere Alessandro Mazzacca, seguito dai 5 Stelle Sandra Pecoretti, Nicola Meschinelli, Daniele Esposito, Barbara Lenzi, Mirko Barbieri e Giuseppe Grillotti (capogruppo fino a ottobre, quando passerà il testimone ad Alessio Batini).
«Nel nostro programma ci siamo impegnati a uscire». Più volte i 5 Stelle hanno lanciato l’offensiva nei confronti di Rete Ambiente: alcune volte mettendo in discussione in toto il percorso di area vasta, altre chiedendo di non parlare più di una società mista, ma di un soggetto totalmente pubblico. Ora ecco il momento di decidere. «La delibera 151 – si legge nella proposta di delibera – è stata adottata quattro anni fa e da allora sono intervenuti profondi mutamenti nell’assetto normativo comunitario e nazionale in materia di rifiuti e di gestione dei servizi pubblici».
Ma soprattutto «dopo le ultime elezioni la rinnovata amministrazione comunale ha approvato, il 9 settembre del 2014, le linee programmatiche di governo con le quali intende interrompere il percorso di conferimento di Aamps in RetiAmbiente, società mista a capitale pubblico privato». I consiglieri fanno notare che «con la delibera 225 del 23 dicembre 2014, approvata da questo consiglio, si è voluto impegnare l’amministrazione al mantenimento della gestione inhouse del servizio dei rifiuti» e che con un atto del 30 aprile scorso «il consiglio aveva già invitato la giunta a modificare sia la delibera 151 del 2011 sia l’iter amministrativo in corso, nell’esclusivo interesse dei cittadini e dell’ente».
Ma c’è l’altolà degli uffici. È chiaro che queste parole aprono un problema politico non solo a Livorno ma nel resto della regione governata dal Pd: quello di cui si discute è un servizio essenziale, collegato a centinaia di dipendenti e con un occhio ai maxi debiti delle aziende partecipate dai Comuni.
Prima ancora, però, si è presentato un problema tecnico, visto che gli stessi uffici del Comune hanno espresso parere negativo sulla delibera proposta dai 5 Stelle. «Stiamo approfondendo i temi posti, tenuto conto del parere tecnico negativo già dato dagli uffici», ha confermato ieri il segretario generale, Giuseppe Ascione: «Entro la trattazione in consiglio cercheremo di essere presenti con il nostro appoggio, salvo poi autonome decisioni dei consiglieri». Come a dire: sono liberissimi di decidere cosa vogliono, assumendosi poi la responsabilità dei loro atti.
Secondo gli uffici guidati da Nicola Falleni, infatti, il parere su questa delibera non può che essere «sfavorevole» perché – si legge nell’allegato – «necessita di altri passaggi giuridico formali»: la «modifica/revoca/riforma degli atti approvati dagli organi competenti dell’Ato Costa sulle modalità di affidamento del servizio» e le «conseguenti modifiche dello statuto di RetiAmbiente». Tradotto: Aamps a suo tempo ha stipulato un “contratto”, è mani e piedi dentro il percorso di area vasta e per i tecnici è rischioso cancellare con un colpo di spugna una delibera chiave di quattro anni fa che ha già prodotto effetti a catena.
Rischio spaccatura con la giunta. Il passaggio è delicato e rischia di aprire uno scontro interno: a quanto risulta, gli stessi assessori (che semmai vogliono spingere per una battaglia in favore di RetiAmbiente tutta pubblica) chiederanno al gruppo M5S di fare un passo indietro.
L’allarme della Cgil. Intanto l’atto fa schizzare sulla sedia il segretario della funzione pubblica della Cgil, Giovanni Golino: «Se la delibera sarà approvata, l’Ato la impugnerà davanti al Tar e le sorti dei lavoratori e di un servizio essenziale finiranno nelle mani di un giudice, nella speranza che decida in fretta». «Perché – riprende – entro la fine dell’anno le aziende dovranno essere conferite nella nuova società: tutte hanno già completato il percorso ad eccezione di Aamps, che non ha ancora il bilancio. Ora il consiglio rischia di andare oltre questa difficoltà...». «Anche noi – chiosa – siamo favorevoli a una RetiAmbiente pubblica, ma questa battaglia va fatta stando all’interno».
Ma cosa accadrebbe se Aamps si chiamasse fuori? «Per una legge regionale – dice Golino – il servizio dei rifiuti potrebbe anche essere affidato alla nuova macroazienda, mentre il Comune manterrebbe la proprietà di Aamps. Se accadesse, i lavoratori se li prenderebbe la nuova azienda o li terrebbe Aamps? E gli impianti? Quello che è certo è che i debiti di Aamps resterebbero in collo al Comune, quindi ai livornesi». «Alla luce di questo scenario – conclude – chiediamo all’amministrazione di incontrarci e di dirci cosa vuole fare dell’azienda: abbiamo bisogno di chiarezza».
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