Il Tirreno

Livorno

Entro il 2017 via i cassonetti e porta a porta in tutta la città Ma c’è un problema: servono 5.5 milioni che non ci sono

di Giulio Corsi
I bidoncini del porta a porta per le strade della Venezia: il progetto per volontà di Nogarin sarà esteso a tutta la città
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I bidoncini del porta a porta per le strade della Venezia: il progetto per volontà di Nogarin sarà esteso a tutta la città

Livorno, il piano industriale dell’azienda rivisto e corretto dopo le obiezioni di Nogarin e dei consiglieri grillini

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LIVORNO. Immaginate le strade di Livorno senza più cassonetti. E la raccolta dei rifiuti porta a porta - sperimentata da alcuni anni nel quartiere della Venezia e poi allargata a Coteto e ad una parte di Salviano - estesa a tutta la città. Tutta.

E’ l’obiettivo dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nogarin, finalizzata al sogno dei rifiuti zero.

Da slogan elettorale, il porta a porta in tutta Livorno ora è diventato - nero su bianco - il capitolo più rivoluzionario del piano industriale di Aamps, che il presidente dell’azienda di via dell’Artigianato, Aldo Iacomelli, ha modificato rispetto a quello presentato lo scorso 21 luglio alla giunta.

L’input dei 5 Stelle: cambiare il piano. Nella prima versione si prevedeva l’allargamento del porta a porta dai 20mila livornesi attualmente coinvolti a 30mila, includendo le zone di Montenero e Collinaia.

Ma per Nogarin e per i consiglieri di maggioranza quell’obiettivo era troppo poco ambizioso. E così il piano industriale di Iacomelli, prima di essere portato e discusso in consiglio comunale e dopo una serie di riunioni con la base grillina e con i deputati M5s Zolezzi e Daga, è stato modificato durante l’estate.

Via tutti i cassonetti entro il 2017. Il nuovo testo che dovrebbe essere sottoposto al consiglio d’amministrazione della società la prossima settimana, prevede tutt’altra velocità nell’estensione del porta a porta: entro due anni, cioè al massimo entro il 2017, la raccolta dei rifiuti con i bidoncini familiari da tenere sul terrazzo o nel ripostiglio, riguarderà tutta la città, da Antignano a via Ricasoli, da Borgo alla stazione, da Shangai ad Ardenza. Il progetto sarà allargato a tutti i quartieri in vari step e contemporaneamente spariranno per sempre i cassonetti.

I bidoncini nel ripostiglio. E’ una rivoluzione culturale, che stravolgerà le abitudini dei livornesi, i quali anziché varcare il portone e gettare la spazzatura nel cassonetto a qualunque ora del giorno o della notte, dovranno imparare che il camion di Aamps passerà a raccogliere il vetro o la carta appena una volta a settimana, che due volte invece toccherà alla plastica e all’alluminio, tre volte all’organico, cioè ai resti del cibo, e una volta al residuo indifferenziato, vale a dire ciò che oggi dovrebbe essere lasciato nel cassonetto grigio. E negli altri giorni? La spazzatura dovrà essere tenuta in casa, se non per coloro che avranno la possibilità di piazzare i bidoncini condominiali nel cortile, dove comunque l’operatore passerà con le frequenze che dicevamo prima e dunque non potranno accumularsi montagne di sacchetti di ogni tipo in attesa del passaggio dei netturbini.

Obiettivo aumentare la differenziata. L’obiettivo di lungo termine sono i rifiuti-zero, quello di breve termine è invece l’incremento della raccolta differenziata fino ad arrivare agli standard richiesti dall’Europa rispetto ai quali siamo decisamente indietro. Vista la buona riuscita della prima parte del "Porta a porta a 20.000 abitanti" - che ha raggiunto il 76% della differenziata - le premesse sono sicuramente buone. Se non fosse che in mezzo c’è un problema di non poco conto: quello dei soldi.

Servono 5 milioni. Ci si chiederà: perché a giugno Iacomelli aveva inserito un piano per l’estensione del porta a porta limitato ad appena 10mila livornesi e a sole 3800 nuove utenze, quando avrebbe potuto - come ha fatto adesso - estenderlo a tutta Livorno? La risposta è semplice: perché questo servizio costa. E costa tanto. Il progetto in Venezia finora è stato realizzato grazie ai famosi 2.5 milioni di Olt.

Quanto costerà estendere il cosiddetto Pap a tutta la città? A quanto pare, secondo un calcolo fatto in Aamps, serviranno almeno 5 milioni e mezzo.

100 addetti in più. Guardando l’altro lato della medaglia va aggiunto che il porta a porta permetterà anche importanti risparmi, visto che sparirà l’attuale servizio di raccolta, spariranno le discariche abusive in strada, diminuiranno i rifiuti da smaltire e si potrà trarre profitto dalla grande quantità di differenziata che sarà prodotta. Aumenteranno però gli addetti e cambieranno i mezzi per la raccolta. Dunque serviranno molte braccia in più (si parla di oltre cento persone), che rappresenteranno il costo maggiore del servizio.

Chi paga? Ecco dunque il grande dilemma: chi paga? Una cosa è certa: non Aamps, o quantomeno non l’Aamps che conosciamo oggi, a secco di liquidità, in difficoltà nel rispettare gli impegni coi fornitori, piegata su una perdita di 21 milioni in bilancio, in attesa da nove mesi di veder approvare i conti del 2014 e ripianare una parte di buco dal Comune. E allora toccherà proprio a palazzo civico, cioé al proprietario dell’azienda. Che però, a sua volta, non nuota nei dollari come Paperone, che da mesi si sta dibattendo su come ripianare il rosso-choc di via dell’Artigianato e che per farlo finora ha trovato come unica soluzione l’aumento della Tari del 14% di media a famiglia. L’auspicio - inutile dirlo - è che la stessa formula non sia trovata per estendere il porta a porta a 160mila livornesi.

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