Il Tirreno

Livorno

Lezioni nelle scuole, così ricordiamo il nostro Federico

Francesca Barone
Il padre di Federico Fabbri, Aldo
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Il padre di Federico Fabbri, Aldo

Piombino: Aldo e Monica Fabbri persero il figlio in un incidente. Ora promuovono l'educazione alla guida consapevole e pensano ai genitori di Samuele Vitale, morto a 12 anni Empoli investito da un'auto

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PIOMBINO. Sono quasi le otto. È una giornata grigia. Pioviggina. Federico si allaccia il casco e sale sul suo scooter, un Phantom F12. Ha 15 anni e sta andando a scuola. Frequenta il secondo anno di ragioneria a Piombino. Quella mattina, però, Federico Fabbri non entrerà mai in aula con i suoi compagni. Il suo tragitto si interrompe sulla strada. Il motorino su cui viaggia sfiora una Fiat Tipo che arriva in senso contrario. È un attimo. Sembra un banale incidente. Federico cade a terra, ma si rialza. Pochi graffi, solo un grande spavento. Chiama subito il padre. Niente lascia presagire cosa accadrà di lì a poco.

L’ambulanza lo trasporta al pronto soccorso. In ospedale le condizioni del ragazzo si aggravano. Gravi lesioni interne, è il responso dei medici. Il cuore di Federico non ce la fa. Muore in rianimazione. Il calendario segna sabato 10 novembre 2001.

Quattordici anni di dolore e una famiglia, quella di Aldo e Monica Fabbri, distrutta dalla sofferenza. Un buco nero che resta dentro, che scava ininterrottamente. Sopravvivere a un figlio è innaturale. È la tragedia più grande che possa colpire un genitore. Un’esperienza talmente devastante che toglie il senso della vita a chi l'ha provata. Chiamiamo vedovo chi perde un coniuge, orfano chi perde un genitore. Ma per chi perde un figlio non c’è uno stato, non c’è un nome. E la rabbia spesso prende il sopravvento. Rabbia nei confronti di Dio, della sorte e della vita stessa. E la domanda che passa continuamente per la mente è sempre la stessa: perché? Ma nessuno potrà mai dare una risposta, e anche se ce ne fosse una sarebbe difficile da comprendere e tanto meno da accettare.

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Alcuni trovano conforto nella fede, altri nei figli che restano, altri ancora in un progetto da far crescere. Così è stato per i genitori di Federico. Nel 2006 Aldo e Monica Fabbri, a cinque anni dalla perdita del loro unico figlio, hanno dato vita all’associazione “Fede per la vita”. Obiettivo: offrire solidarietà a quelle persone che soffrono per la perdita di una persona cara, ma soprattutto promuovere, rivolgendosi ai giovani, la cultura di educazione e sicurezza stradale attraverso la sensibilizzazione a una guida consapevole. Otto anni fa l’associazione ha indetto il concorso, rivolto ai ragazzi delle scuole medie e superiori, “Sulla strada della vita”.

«In questo momento penso ai genitori di Samuele – dice con un filo di voce Aldo Fabbri – Ma qualsiasi parola ora è superflua. Dobbiamo solo portare rispetto per il loro dolore. Amici e parenti dovranno restare vicino a quella madre e a quel padre anche dopo. L’incidente non finisce quando vengono rimossi i mezzi dalla strada e quando si accompagna il figlio al cimitero. Anzi è proprio in quel momento che ha inizio il dramma. Di fronte a queste tragedie – continua Aldo Fabbri – la gente dovrebbe evitare i commenti e soprattutto di puntare il dito contro l’uno o l’altro. Sono sicuro che la ragazza che guidava l’auto che ha investito Samuele sia ora devastata».

Aldo e Monica Fabbri ci insegnano che anche dalle esperienze più terribili si può e si deve trovare la forza per ricominciare. «Di fronte a tragedie di queste dimensioni non c’è uno schema da seguire – spiega Aldo – Ognuno deve reagire come si sente, senza forzature da parte di chi gli sta vicino. Ognuno elabora il lutto in maniera differente e personale. È fondamentale ritrovare l’equilibrio interiore che possa far riprendere il cammino». E con un nodo in gola racconta del suo Federico. Quindici anni di ricordi. Quindici anni di vita, di sorrisi e di progetti, spezzati in una frazione di secondo.

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