Il Tirreno

Livorno

I terminalisti replicano alla politica «16 metri di fondali sono sufficienti»

di Giulio Corsi
I terminalisti replicano alla politica «16 metri di fondali sono sufficienti»

Dopo le parole dell’assessore Ceccarelli esce allo scoperto il principale operatore dei container del nostro porto Becce (Tdt): «Nel nord Europa le profondità variano da meno 15 a meno 19 e gli investimenti si fanno sulle gru»

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LIVORNO. «Non c'è dubbio che maggiore sarà la profondità, meglio sarà in termini di mancate limitazioni operative per le navi che scaleranno il nuovo porto. Ma fino a che punto è vera questa affermazione? O meglio, da dove, da quale quota di profondità minima quelle limitazioni sono davvero ostative all'operatività delle grandi navi, sia quelle già in acqua da 18mila teu (che hanno un pescaggio a pieno carico di 16 metri) sia quelle in costruzione da 20, 21mila teu (che arrivano ai 16.45 metri)? E’ questa la domanda da porsi correttamente sia questa». Così, con una domanda tecnica e una riflessione strategica, Lucca Becce, amministratore delegato di Tdt, il principale terminal contenitori del nostro porto, interviene sulla diatriba dei fondali, che sta tenendo banco paradossalmente più a livello politico che tra gli operatori che quotidianamente lavorano in banchina.

Quello di Becce è il punto di vista del terminalista e non di un terminalista qualunque ma di uno di quei soggetti che nella competizione per diventare il partner privato della Darsena Europa, vuol giocare un ruolo da protagonista.

«La risposta a queste domande - continua l’ad di Tdt - viene dalla realtà dei grandi porti del nord Europa, che lavorano già navi di quelle dimensioni. Le profondità della maggior parte degli accosti dedicati ai container nei porti del Nord Europa variano da un minimo di 15 (Amburgo) a un massimo di 19 metri (Anversa), con l'unica eccezione del porto di Rotterdam che di recente ha raggiunto quote superiori tra i 20 e i 24».

Una posizione chiara. Su cui Becce mette anche il carico: «I fondali di questi grandi porti non pregiudicano né nel presente né nel futuro la loro dedicabilità alle mega ships portacontainer. Anzi, in questa situazione, in quei porti gli operatori continuano a investire milioni e milioni di euro per aggiornare gli equipments, a cominciare dalle gru di banchina, per poter lavorare navi della massima dimensione, che svilupperanno altezze operative (oltre 50 metri) e larghezze (oltre 63 metri) molto elevate, più che maggiori pescaggi, che resteranno della dimensione compresa tra i 16 e i 17 metri».

La posizione del principale terminalista del nostro porto è chiara: bastano fondali a -16 così come previsto nel Prp, o magari a -17. E in appoggio alla sua tesi, Becce porta ad esempio anche porti italiani concorrenti, dove gli investimenti non si fanno sui dragaggi ma sull’allestimento delle banchine. «In questi mesi è stata divulgata la notizia che il Terminal Vte di Genova Voltri, ha acquistato quattro gru capaci di lavorare navi da 18, 20mila teu e altre quattro prevede di ordinarne. Contemporaneamente, sempre a Voltri, stanno per iniziare dragaggi per ripristinare la profondità di 15 metri - ricorda -. La spiegazione a questi fatti è semplice. Uno: le navi non viaggiano quasi mai a pieno carico e gli armatori normalmente gestiscono i pescaggi anche in ragione della caratteristica dei tanti porti che devono scalare. Due: la quantità di acqua sotto la chiglia della nave per consentirne la manovrabilità in sicurezza è proporzionale alla dimensione degli spazi nei quali la nave deve manovrare. Se gli spazi sono vasti quella quota residua tra pescaggio e fondo potrà essere ridotta, anche sotto il metro».

L’uscita allo scoperto dell’amministratore di Tdt è una risposta anche alle parole dell’assessore Ceccarelli, che nel consiglio regionale di due giorni fa aveva detto che “il contributo della Regione sarebbe stato subordinato all’obiettivo dei 18-20 metri”. «Va benissimo spingere perché da subito si esplori la possibilità di scavare fino al massimo possibile oltre i 16 metri già previsti per la Darsena Europa - replica Becce -. Ma non va bene, a mio parere, porre questa questione come dirimente per la validità del progetto, progetto che resta straordinariamente attrattivo rispetto al panorama mediterraneo, per la sua interconnessione infrastrutturale, per la mancanza di restrizioni operative date da fattori esterni come i coni aerei, per la vastità delle aree di stoccaggio, del bacino di evoluzione e per la semplicità di ingresso e di ormeggio delle navi».

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