Toscana
Il caro caldaie, impianti eco ma più costosi
Da sabato diventano obbligatori i nuovi bruciatori imposti dall’Europa. La direttiva Ue impone di vendere solo macchine a condensazione. I rivenditori possono però svuotare i magazzini: occhio ai prezzi
Una volta per la “messa a norma” degli impianti elettrici, un’altra per tubi o fognature, stavolta in nome del risparmio energetico e del contributo ecologico, visto che si parla di riscaldamento. Insomma, come se non bastassero gli esborsi fiscali che cambiano nome ma che resistono ad ogni cambio di premier o di governo, la casa costringe ancora una volta a mettere mano al portafoglio: da un lato le caldaie tradizionali che da sabato prossimo, 26 settembre, diventeranno improvvisamente obsolete, dall’altro (ne parliamo a parte) l’installazione, per chi ha l’impianto centralizzato, di costosissimi misuratori di calore ad ogni termosifone. Una scommessa ecologica ma anche un business. E una mazzata sui proprietari di case.
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Cara Europa. Dunque, a colpire ancora è l’Unione Europea con le sue direttive che, pur essendo animate da buone finalità, gravano sul portafoglio delle famiglie. Che, oltre a pagare bollette salatissime per il combustibile (in Italia è quasi sempre il gas), devono sborsare quei 70-90 euro all’anno per un controllo veloce e l’ottenimento del “bollino” di certificazione.Questione di pochi giorni e caldaie e scaldabagni tradizionali dovranno cedere il passo a modelli più nuovi e efficienti in termini di risparmio di energia e rispetto ambientale, un po’ come è accaduto per frigoriferi e televisori e tutta quella serie di etichette che ruotano attorno alle prime lettere dell’alfabeto e a quei “+” in numero variabile in base ai consumi: largo quindi a caldaie a condensazione e pompe di calore, stop graduale invece per la vendita di apparecchiature tradizionali una volta terminate lo giacenze dei magazzini.
Investimento a lungo termine. Va premesso comunque che, a differenza dei misuratori di calore che dovranno essere installati a breve, non c’è per adesso nessun obbligo di sostituire le vecchie caldaie con quella cosiddette a condensazione, anche se i produttori, insieme ad associazioni ecologiste come Legambiente, parlano di “ecorivoluzione”. «Di fatto è una svolta epocale - sottolinea Federico Musazzi, segretario di Assotermica, l’associazione dei produttori di apparecchi e componenti per impianti termici di Confindustria - e questo perché si andrà verso soluzioni che attualmente non sono diffuse, visto che il 60% delle caldaie vendute in Italia sono ancora di tipo convenzionale. Il tutto però va visto come un investimento a lungo termine perché una caldaia a condensazione permette un risparmio energetico fino al 25%-30%, oltre a dimezzare le emissioni nocive. Certo, non è un mistero il fatto che le caldaie più efficienti siano anche quelle più costose (vedi anche la grafica), ma in Italia però sono in vigore degli sgravi fiscali del 65%, almeno fino alla fine dell'anno, per le caldaie a condensazione e scalda-acqua a pompa di calore. Secondo Musazzi, proprio contando sugli incentivi, nel giro di cinque-sei anni si recupera quanto si è speso».
Nuove etichette. Nessun risparmio invece sul fronte della manutenzione, visto che si spenderanno i soliti 90-100 euro all’anno come nel caso delle caldaie di vecchio tipo, ma un’indubbia novità, come spiega ancora Musazzi, è l’introduzione dell’etichetta di consumo energetico, esattamente come televisori o frigoriferi: «Dalla G (consumi più alti) alla A (consumi più bassi) a cui si aggiungeranno, come si diceva, i soliti segni “+”, a cui si accoppierà però un’etichetta di sistema che prenderà in considerazione l’integrazione ad esempio di più caldaie o con pannelli solari».
Direttive in ritardo. Se da Confindustria, così come da Legambiente, sottolineano i pregi dei nuovi sistemi («Queste nuove misure faranno risparmiare ai consumatori europei l’equivalente di 47 centrali nucleari come quella di Fukushima da qui al 2020», aggiunge Stephane Arditi dell’European Environmental Bureau), Antonio Chiappini, coordinatore del settore installazione e impianti della Confederazione nazionale dell’artigianato della Toscana sottolinea «come si stia scontando ancora una volta il ritardo dell’Italia nel recepire direttive ormai di vecchia data, visto che quella che riguarda le caldaie risale addirittura al 2007. Non solo, perché c’è anche una sovrapposizione di competenze tra Stato e Regione che alimenta ulteriormente la confusione. Il 26 settembre rappresenta comunque solo una data invalicabile per l’industria, ma tutte le vecchie caldaie tutt’ora nei magazzini potranno essere ancora vendute, installate e ovviamente usate».
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Consumatori in campo. Una possibilità, quest’ultima, che rischia comunque di trasformarsi in un boomerang soprattutto per i consumatori meno attenti. «Se da una parte, in caso di necessità di sostituzione della caldaia, si può strappare un buon prezzo per quelle vecchie visto che per essere in regola basta che siano costruite prima di sabato prossimo - conclude Vincenzo Donvito, presidente nazionale dell’Aduc - da un’altra parte mi sento di dare un consiglio. Se potete, pretendete sempre quelle nuove a condensazione perché, oltre a consumare meno, non incontreranno problemi di manutenzione. È infatti immaginabile che, soprattutto a garanzia scaduta, i pezzi di ricambio si troveranno con maggiore difficoltà, senza dimenticare ovviamente l’opportunità di risparmiare».
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