Sicurezza
Ma un "L.E.M" rinnovato è utile
C’è bisogno di capacità di visione del futuro, occorre saper allargare gli orizzonti
«Le finalità originarie per cui era nato il L.E.M (Livorno euro mediterranea) sono nobili, ma oggi conta la considerazione che non vengono assolutamente portate avanti». Così il Sindaco Nogarin.
Certo occorrerebbe chiedersi il perché del progressivo venir meno di quelle finalità. La memoria mi porta all’anno 2010 quando fui sollecitato, insieme al compianto amico Massimo Paoli a proporre idee per dare un nuovo slancio progettuale al LEM. Purtroppo tali idee sono rimaste lettera morta. Ad onor di cronaca occorre anche ricordare che purtroppo sono state in sostanza lettera morta anche gli impegni sanciti dalla conferenza di Barcellona del 1995 e formalizzati nei cosiddetti Accordi d’Associazione Euro-Mediterranea (AAEM) per l’inizio dei processi volontari di partenariato fra paesi del Mediterraneo e Comunità Europea.
Si sarebbe trattato di un importantissimo passo che avrebbe potuto segnare l’avvio della "svolta mediterranea" dell’Europa, accompagnata dall’ apertura degli scambi da realizzarsi con la creazione della Zona di Libero Scambio (ZLS) mediterranea (Euromed) prevista proprio per il 2010. Per l’Unione Europea la costruzione dell’Euromed sarebbe stato il riconoscimento definitivo di una nuova centralità del Mediterraneo.
Iniziative rimaste in gran parte sulla carta e dunque diventate archeologia di un passato troppo recente: ma lo scenario attuale, con le diverse conseguenze frutto anche delle cosiddette "primavere arabe", dell’irrompere drammatico di flussi immigratori e della violenza del fanatismo islamico, in primis l’Isis, ci ripropone con forza la centralità de "il grande mare", nome con cui il Mediterraneo era noto nella tradizione ebraica. E riguarda il ruolo dell’Italia e il futuro dell’Europa.
Più che di austerity si dovrebbe parlare di una nuova stagione di investimenti pubblici europei, in una chiave di integrazione (economica, commerciale e persino civile, politica) con il Mediterraneo "allargato" (alla Turchia e ai Balcani). Si pensi al ruolo di settori - "naturalmente" mediterranei - come la logistica, le risorse e i consumi energetici, l’innovazione di processo e di prodotto per una manifattura in crisi, l’industria turistica e culturale, una coordinata "politica del mare", le filiere agroalimentari di qualità.
Da qui occorrerebbe ripartire. E dunque in un contesto come quello del Mediterraneo, segnato da nuove vicende drammatiche e che certamente reclama politiche di respiro nazionale ed europeo, potrebbe esserci spazio per un nuovo protagonismo di Livorno, dentro un sistema integrato della costa, che per storia e potenzialità potrebbe divenire davvero la Toscana che si proietta nel Mediterraneo e il Mediterraneo che entra nella Toscana.
La città vive uno dei momenti più critici; per questo mi auguro che l’accordo di programma, come è avvenuto in altri momenti della nostra storia, possa costituire il terreno di un rilancio di Livorno, mettendo da una parte pregiudizi e personalismi, costruendo una forte interazione tra circuiti istituzionali, attori privati e mobilitazione della società civile.
In questo scenario è utile un L.E.M rinnovato, anche nei suoi meccanismi di gestione e operatività e di coinvolgimento di soggetti diversi, per riprendere il filo di queste riflessioni e contribuire ad allargare gli orizzonti del futuro?
Può un L.E.M rinnovato lavorare alle novità introdotte dal nuovo programma quadro Horizon 2020? Ci sono le competenze ed energie per dare una mano in tale direzione? Le questioni sul tappeto che riguardano il futuro della città sono molte, ma per ritrovare il sorriso occorre anche allargare lo sguardo, coniugare capacità di decisione e visione del futuro.
Enrico Mannari
è direttore scientifico della
Fondazione Memorie Cooperative
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