Gioco
Nogarin chiede a Rossi di rifare i vecchi padiglioni
Oggi incontro in Regione: il Comune vuole rinegoziare l’accordo su Montenero Ma alla conferenza dei sindaci è botta e risposta sulla ristrutturazione
LIVORNO. L’amministrazione a Cinque Stelle non vuole il nuovo ospedale a Montenero. E questo si sapeva. Ma l’accordo firmato nel 2010 tra gli enti interessati è di fatto ancora in vigore e dice altro: ecco perché oggi il sindaco, convocato a Firenze, chiederà ai vertici della Regione e dell’Asl di rinegoziare il vecchio accordo di programma per l’ospedale che era stato firmato dalla giunta Cosimi. Ma per ottenere cosa? Nessuna nuova area o costruzione ex novo: il Comune vuole ristrutturare i vecchi padiglioni di viale Alfieri.
Filippo Nogarin lo ha ribadito a chiare lettere ieri mattina di fronte agli altri sindaci della provincia e ai vertici dell’Asl, confermando le anticipazioni del Tirreno sul delicato faccia a faccia in programma stamani a Firenze: nelle stanze della presidenza della Regione si riunirà il comitato di garanzia con tutti gli enti che nel 2010 hanno firmato l’accordo per il nuovo ospedale a Montenero.
Alla vigilia di questo appuntamento, Nogarin ha convocato, in qualità di presidente, la conferenza dei sindaci dell’area dell’Asl 6. La riunione, tenuta a porte chiuse nella direzione dell’ospedale, è però partita in salita: per l’ assenza di molti sindaci, soprattutto dell’Elba, non è stato raggiunto il numero legale, e alla fine i presenti hanno strappato almeno una riunione dell’esecutivo. C’erano, tra gli altri, i sindaci Pd di Cecina e di Colle (rispettivamente ex ed attuale segretario del Pd) che hanno preso al balzo l’occasione di incalzare Nogarin in vista della trasferta dal presidente Rossi e dall’assessore Saccardi. È così che il sindaco ha confermato ufficialmente la volontà di rinegoziare l’accordo di programma, per arrivare a un nuovo piano di ristrutturazione dell’ ospedale di viale Alfieri.
«Ma con chi si è confrontato nel resto della provincia, visto che la conferenza dei sindaci non viene riunita da gennaio? E qual è in concreto il piano alternativo per l’ospedale e la sanità livornese?», hanno contestato dall’altra parte alcuni dei pochi sindaci presenti. Al tavolo c’erano anche i vertici dell’Asl 6, che stamani parteciperanno all’incontro in Regione: sia il commissario Maria Teresa De Lauretis che il vicecommissario, ed ex direttore generale, Eugenio Porfido. Che di fronte alle parole di Nogarin non ha nascosto il proprio disappunto. «Ho fatto alcune considerazione non da vicecommissario ma da professionista che da tanti anni si occupa del settore», ha premesso più tardi contattato dal Tirreno. Nel merito: «Tutto è possibile, per carità, ma quello che vedo è che l’edilizia ospedaliera sta andando verso soluzioni diverse: la realizzazione di ospedali nuovi a padiglioni non viene più perseguita».
«Nel nostro caso – ripete Porfido – stiamo parlando di un ospedale inaugurato nel 1931: una bella ma anziana signora, che mantiene il suo fascino ma che dimostra tutti i suoi anni e non ha le caratteristiche che oggi si ricercano in un nuovo ospedale, sia dal punto di vista della struttura edilizia che della disclocazione dei servizi. L’ho detto tante volte: il prontosoccorso e l’urgenza si trovano all’interno, con problemi di viabilità; i percorsi interni non sono facili perché pensati con criteri di allora; la ristrutturazione a padiglioni può comportare problemi per l’agibilità».
Oggi vedremo cosa uscirà fuori dal tavolo fiorentino, considerando anche che nel pomeriggio Nogarin dovrà riferire ai consiglieri comunali riuniti per parlare di sanità. Al momento, per gli enti interessati fa ancora fede il vecchio accordo del 2010. Accordo che aveva portato alla pubblicazione di un bando, poi alla presentazione di offerte con tanto di graduatoria delle imprese che avrebbero dovuto costruire il nuovo ospedale (prima era risultata un’Ati capitanata da Guerrato di Rovigo).
A che punto è quell’iter? «Non ho fatto alcuna assegnazione del bando, neppure provvisoria», chiarisce Porfido: «Nel 2013 c’era stata la lettura pubblica del verbale di valutazione delle offerte e della graduatoria: dopodiché ci sarebbe dovuta essere l’aggiudicazione provvisoria del bando, seguita da quella definitiva, ma in assegna di certezze non siamo andati avanti». E i primi in graduatoria che dicono? «Sono intercorse comunicazioni, li abbiamo informati della situazione...».
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