Il Tirreno

Livorno

Negozi meno liberi: stop obbligato in dodici festività

Stefano Bartoli
Negozi meno liberi: stop obbligato in dodici festività

La nuova legge è alla fine dell'iter e potrebbe entrare in vigore già a gennaio. Saracinesche giù a Natale, Pasqua e in altri 10 giorni ma gli esercenti potranno decidere sei deroghe

4 MINUTI DI LETTURA





Un po’ meno liberalizzati. Un indietro tutta, anche se parziale, che un po’ di mesi fa sarebbe stato impensabile e che non mancherà, anche stavolta, di creare accese discussioni. In sintesi, tornano le chiusure obbligate nei negozi in occasione delle festività più “hot”, alcune delle quali sono ancora intoccabili perfino nelle città americane che vivono praticamente giorno e notte. Insomma, se adesso si può fare la spesa al supermercato il giorno di Natale o comprare un vestito al centro commerciale approfittando del Primo Maggio molto presto tutto questo potrebbe non essere più possibile. Merito (o colpa, secondo i punti di vista) di una legge prima sussurata e poi fatta sua dall’attuale governo di Matteo Renzi, un disegno composto da appena quattro articoli che in pratica prevede dodici giorni festivi all’anno, in pratica tutte le festività più importanti ritenute, almeno sulla carta, le più ricche d’affari per i commercianti e le più comode per i consumatori. In sostanza, il decreto Salva Italia di Monti varato a fine 2011 ed entrato in vigore all’inizio dell’anno successivo sembra avere davvero le ore contate. almeno per quella parte che permette aperture 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, senza limiti territoriali o legati ai prodotti venduti. In pratica, senza alcun vincolo come accade in molti altri paesi europei oppure nell’ambito del commercio online, che è poi il vero concorrente del negozio tradizonale.

Nuova stretta. La norma, approvata in prima lettura dalla Camera e adesso tornata al vaglio della Commissione Industria del Senato, prevede dunque il ripristino della chiusura obbligatoria in occasione di questa dozzina di giornate: Capodanno, Epifania, 25 Aprile, Pasqua, Pasquetta, Primo Maggio, 2 Giugno, 15 Agosto, Primo Novembre, 8 Dicembre, Natale e Santo Stefano. Vincoli che valgono anche per i Comuni turistici e prevedono un’unica eccezione, cioè che ciascun esercente può derogare all’obbligo di chiusura fino ad un massimo di sei giorni, dandone comunque comunicazione preventiva sempre al Comune. Solo bar e ristoranti non avranno alcun vincolo, mentre pesanti saranno le sanzioni: multe da 2mila a 12mila euro per chi non rispetta i sei giorni di chiusura, da uno a dieci giorni di stop per chi invece commette due infrazioni nell’arco di un anno.

Toscana in prima linea. Come si ricorderà, la Regione Toscana reagì pesantemente alla liberalizzaione firmata da Monti ribadendo la bontà di una regolamentazione e dando vita ad una vera ribellione verso Roma, con tanto di ricorsi e contestazioni al Tar. Uno scontro che sembra adesso superato proprio dal fatto che l’esecutivo vuole stringere gli ingranaggi e quindi, di fatto, si trova su una posizione simile a quella più volte espressa dal governatore Enrico Rossi ed adesso a quella ribadita al Tirreno dall’assessore al Turismo e al Commercio Stefano Ciuoffo. «Non posso pensare che le relazioni familiari o tra le persone debbano svolgersi tra i banconi di un supermarket ed in nome dei consumi - commenta -. Io rispetto le regole del mercato, ma non vorrei che l’eccessiva liberalizzazione ci dovesse poi portare ad una legge per la tutela della famiglia. E poi non posso neanche pensare che una madre la domenica non possa stare con i propri figli perché deve andare al lavoro altrimenti potrebbe essere cacciata. Ecco perché, come Toscana, continueremo le nostre battaglie su questo aspetto della vita che non deve essere legata ai consumi: battaglie che possiamo anche perdere, ma che lasciano il segno».

Ottimo inizio, ma non basta. Un passo avanti sicuramente, però si deve fare di più agendo anche sulle domeniche e sull’ultimo trend delle aperture 24 ore su 24 e quindi anche notturne. È questo il comune denominatore tra i sindacalistici e i leader dei movimenti anti-lavoro festivo della Toscana. Cinzia Bernardini, segretaria generale regionale della Filcams Cgil parla appunto di un «primo passo», ma aggiunge anche che adesso «è il momento di dare più responsabilità ai territori e di affrontare il discorso delle domeniche e del lavoro non stop». «Da sottolineare inoltre - prosegue Bernardini - che la Cassazione in una recente sentenza ha sancito che l’azienda non può costringere un lavoratore a prestare la propria opera nelle festività infrasettimali. Ma voglio aggiungere che se è normale che ci siano delle deroghe tipo l’apertura per Ferragosto a Forte dei Marmi o Viareggio, in generale non è accettabile la mancanza di regole».

Gigli, soddisfatti a metà. Soddisfatti, ma solo parzialmente, anche dal centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio, luogo che ha ospitato diverse manifestazioni anti-domeniche: lo pensa Elisa Luppino, la funzionaria della Filcams Cgil che si occupa della maxi-struttura, lo ribadisce Diego Biasi, promotore di “Domeniche, no grazie” ed ora esponente del movimento di sinistra Left Lab.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web