Il Tirreno

Livorno

dipendenti nel limbo

L'odissea dei licenziati a sorpresa senza liquidazione né mobilità

Giorgio Carlini
I sei ex dipendenti lavoravano per una ditta di trasporti alimentari (foto d'archivio)
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I sei ex dipendenti lavoravano per una ditta di trasporti alimentari (foto d'archivio)

L'assurda vicenda di sei ex lavoratori di una ditta di trasporti alimentari: "Siamo stati presi in giro, e ora chi ci ha messo a casa ci impedisce anche di trovare una nuova occupazione"

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LIVORNO. Senza lavoro, stipendio né liquidazione, e senza la possibilità di iscriversi alle liste di mobilità per trovare un’altra occupazione. Perché l’azienda che di punto in bianco li ha messi a casa all’inizio dell’estate non ha ancora inviato loro la lettera di licenziamento definitiva. Così cinque lavoratori livornesi e un collega pisano si ritrovano nel limbo della disperazione. A raccontare l’assurda vicenda è Massimiliano Carnieri, 45 anni di cui gli ultimi sei trascorsi a lavorare per varie ditte di trasporto che gravitavano tutte intorno alla Cooperativa 8 Marzo (che dall’anno scorso si è unita a Cir Food per dare vita a un’unica impresa cooperativa). «Per un periodo - spiega Massimiliano - ho avuto anche un contratto diretto con l’8 Marzo, quando c’è stato bisogno di ristrutturare la cucina dell’ospedale, poi sono sempre stato legato alle attività del trasporto di merci alimentari con ditte in appalto».

Tra queste, l’ultima è stata la Rapidex, società torinese che operava in condizioni di subappalto. Massimiliano e gli altri colleghi si occupavano del trasporto degli alimenti per le mense su Livorno. Carnieri, negli ultimi mesi, era stato peraltro dirottato a svolgere il servizio per le scuole su Firenze.

Poi per la ditta arriva il fallimento, che però non viene comunicato subito ai dipendenti: «Solo a fine giugno - rivela Massimiliano - abbiamo saputo che la ditta era fallita addirittura a maggio. Sapevano che se ce lo avessero detto subito non avremmo più fatto le consegne, così hanno atteso la fine di giugno e la chiusura delle scuole. Fino ad allora - prosegue Carnieri - quando chiedevamo lo stipendio ci rispondevano che c’erano sì dei problemi, ma che non c’era comunque da preoccuparsi. Infine ci hanno detto del fallimento spiegando che per gli stipendi e la liquidazione avremmo dovuto chiedere all’Inps».

Da quel momento per Massimiliano e gli altri cinque colleghi è cominciata una vera e propria odissea che non è ancora terminata. «Oltre a essere senza lavoro e stipendio - precisa Carnieri - siamo anche a corto di risposte. Per ogni informazione chiesta ci è stato detto di parlare con il curatore fallimentare. Solo che la società è di Torino, quindi è molto difficile avere un dialogo diretto con lui. Seguendo il consiglio del sindacato abbiamo provato a rivolgerci anche alla Cir Food: invano».

Ma c’è dell’altro, perché in questa situazione paradossale ai sei ex dipendenti non è neanche permesso di trovare un nuovo lavoro. Incredibile ma vero: «Nonostante le tante sollecitazioni non abbiamo ancora in mano la lettera di licenziamento definitiva, quindi ad oggi non possiamo iscriverci alle liste di mobilità, perché la sospensione provvisoria non ha valore in quanto non ha né timbro né firma del curatore fallimentare. Quindi anche se una ditta avesse intenzione di assumerci sfruttando le agevolazioni previste per chi è in mobilità non potrebbe farlo».

Le beffe, tra l’altro, non si fermano qui: «C'è da capire – è la critica di Massimiliano – come mai la Cir Food continuasse a pagare la ditta e la ditta non pagasse più noi, e per quale motivo nessuno si sia accorto prima di questa situazione grottesca. La Rapidex – aggiunge inoltre Carnieri – aveva ottenuto il subappalto dalla Sotral, altra società di Torino. Questa azienda, dopo il fallimento della prima, ha assunto appena tre dipendenti, peraltro tutti entrati in servizio dopo di me ed i miei colleghi».

Stando ai riscontri del curatore fallimentare, i tempi per risolvere la questione non dovrebbero essere brevi: «Ci ha detto che, per quanto riguarda stipendi e liquidazione, forse vedremo qualcosa ma non prima di dicembre. Il problema – fa notare Massimiliano – è che le tempistiche della burocrazia o delle aziende in fallimento non vanno di pari passo con le scadenze delle banche o delle comuni spese che una famiglia deve sostenere. Io ad esempio ho due bambini e un mutuo da pagare, gli altri hanno situazioni simili. La vicenda – conclude Carnieri – è frustrante: ci sentiamo presi in giro e relegati in una assurda situazione in cui ci viene impedito di lavorare dalla stessa ditta che ci ha licenziato».

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di Redazione web