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Livorno

il dibattito

Ospedale, il Pd apre a viale Alfieri. "Ma si costruisca un nuovo blocco"

Il segretario comunale del Pd, Federico Bellandi
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Il segretario comunale del Pd, Federico Bellandi

Livorno, Federico Bellandi in direzione: "Ristrutturare non basta". E al sindaco Nogarin: "Ora però disdica l'accordo per Montenero...".

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LIVORNO. Sulla necessità di costruire un nuovo ospedale il Pd ha fatto una battaglia. Sull’opportunità di farlo a Montenero ha perso le elezioni. Oggi anche i Democratici, di fronte ai ripetuti no del sindaco M5S Filippo Nogarin, si dicono pronti a discutere della possibilità di lasciare l’ospedale sul viale Alfieri. Ma chiedono che «si costruisca almeno un nuovo monoblocco» e che «si faccia chiarezza su tempi e modi della ristrutturazione dei vecchi padiglioni».

Il dibattito all’interno del partito oggi all’opposizione è entrato nel vivo. La sera di mercoledì 16 settembre il segretario Federico Bellandi ha riunito la direzione comunale del Pd: al centro della discussione il nuovo ospedale, ma non solo, partendo dall’idea che una sanità che funziona «ha bisogno di un sistema che guarda alla diagnostica, all'assistenza domiciliare, alla capacità ricettiva del pronto soccorso e ai servizi territoriali».

«Il Pd – premette Bellandi – ritiene che si debba prima di tutto prevedere un investimento forte nella diagnostica, che permetta di accorciare le liste d'attesa arrivate a un livello inaccettabile». Accanto a questo «la creazione delle Case della salute, che permetterebbero di toccare con mano l'applicazione del principio di universalità della cura e risolverebbero in parte il problema del pronto soccorso, diminuendone gli accessi». Durante il dibattito è emersa anche l'importanza della realizzazione di «uno o più ospedali di comunità», «perché in un momento di crisi come questo, il confine tra problemi sanitari e sociali diventa sottile».

Ma ecco il “nuovo” ospedale. Con il primo punto, anzi atto, da stracciare: il vecchio accordo di programma tra Asl, Comune e Regione per il presidio a Montenero, che in realtà risulta ancora in vigore. «Prendendo atto dell'indirizzo espresso più volte dall'attuale sindaco – interviene Bellandi – il Pd chiede però chiarezza: è irrinunciabile che almeno in questo campo, alle parole seguano i fatti, quindi Nogarin si assuma innanzitutto la responsabilità di disdire l'accordo di programma per la realizzazione dell’ospedale a Montenero. Dopodiché il Pd parteciperà alla discussione sull’offerta sanitaria livornese, valutando laicamente tutte le proposte».
«Fin da ora – entra nel merito – esprimiamo comunque la nostra contrarietà a un progetto che dovesse prevedere la mera conservazione dell'esistente, perché una semplice ristrutturazione dell'attuale, senza la realizzazione di un monoblocco dedicato alle degenze, non sarà comunque sufficiente a rendere il vecchio ospedale capace di rispondere alle innovazioni del modello dell'alta intensità di cura». Proprio quel modello che però Nogarin contesta.

Bellandi ripete di essere «laico» rispetto alla localizzazione dell’ospedale: «Noi siamo disposti a valutare anche la possibilità che resti sul viale Alfieri, ma ci deve essere un monoblocco e si deve fare chiarezza su tutto il resto: come e in quanto si ristrutturerebbero i padiglioni senza creare disagi eccessivi agli utenti? Perché ci dicono che si potrebbe ristrutturare un padiglione alla volta, e che per ognuno ci vorrebbero almeno due anni...».
Dopo la nota diffusa alla vigilia della direzione dal circolo salute (che non ha escluso l’ipotesi di guardare all’area dell’ex Pirelli), questa è la posizione ufficiale del partito.

Con un messaggio anche al segretario territoriale, Lorenzo Bacci, rispetto ai rapporti con Pisa: tema spinosissimo, considerando che nei piani della Regione, quello di Livorno sembra destinato a diventare un presidio di secondo livello rispetto a Pisa. «Partendo da tutti i presupposti che abbiamo elencato e avendo sempre chiara la dimensione del bacino d'utenza livornese – sottolinea Bellandi – possiamo parlare in una logica di rete con gli ospedali vicini, a partire da quello di Pisa, che una volta terminato raggiungerà dimensioni di rilievo nazionale. Nessuna sudditanza, quindi, nei confronti della realtà sanitaria pisana, ma neanche il mero orgoglio campanilistico: piuttosto – conclude – una visione nella quale i due ospedali, in una logica di area vasta, collaborino senza sottrarsi vicendevolmente efficienza e risorse».

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