Gioco
Nove profughi nigeriani a casa dell’ex impiegato
Collesalvetti, la palazzina a disposizione dopo l’accordo con la Prefettura
LIVORNO. C’è chi alza muri contro l’immigrazione e chi invece apre le porte di casa agli immigrati.Da Collesalvetti arriva l’ultima, non la sola, storia di buona accoglienza dove si cerca l’integrazione e non la mistificazione.
Per raccontarla bisogna salire fino al numero 30 di via Palestro, a due passi dal centro storico. Qui, dietro a una porta in legno lucidata di recente, da due settimane vivono nove profughi richiedenti asilo provenienti dalla Nigeria: quattro donne e cinque uomini tra i 20 e i 30 anni che resteranno all’interno della palazzina di proprietà della moglie di un ex impiegato comunale fino a quando dal Ministero non arriverà l’ok per restare in Europa.
Le loro storie sono tristemente simili a quelle di altri migliaia di migranti: la fuga dalla guerra, un viaggio senza fine in cerca di una speranza. Fino all’arrivo a Colle, per un’altra tappa della loro nuova esistenza.
«La possibilità di accoglierli in una struttura privata - spiega il sindaco Lorenzo Bacci - è stata una bellissima sorpresa. A un certo punto, nel caso ci fosse stato imposto di ospitare i migranti in una struttura pubblica, non avendone a disposizione, avremmo dovuto allestire dei container in un terreno. Non certo il massimo per cercare l’ integrazione».
Invece alla fine di agosto in Prefettura è arrivata l’adesione di un privato al bando pubblico aperto nel febbraio scorso: mettere a disposizione dei migranti, attraverso l’associazione “Gioco città”, una cooperativa sociale che si occupa di accoglienza, la propria casa vuota.
«Come associazione - spiega il presidente Riccardo Crestacci - garantiamo vitto, alloggio e abbigliamento ai migranti come prevede la convenzione sottoscritta con la Prefettura». Di soldi, dopo quello che è emerso dall’inchiesta su “Roma capitale” nessuno parla molto volentieri. In ogni caso il sistema prevede che il privato dia la disponibilità dell’immobile all’associazione e l’associazione a sua volta firmi una convenzione con la cooperativa. A questo punto la Prefettura paga la coop che poi fa i conti con il privato con il quale ha pattuito la cifra per l’affitto.
«L’emergenza profughi - va avanti Crestacci - è un flusso che aumenta ogni giorno. Ecco perché la Prefettura è in difficoltà e quindi cerca la collaborazione di privati e associazioni che lavorano nel campo dell’accoglienza. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di far fronte a questa situazione. Attraverso le agenzie immobiliari della zona siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di questa palazzina sfitta nel centro di Colle e abbiamo contattato la proprietaria».
L’ultima parola è spettata agli emissari dell Prefettura che durante l’estate hanno visionato l’immobile: quattro camere, uno spazio comune, la cucina e due bagni, dando infine l’ok.
«Via Palestro - va avanti il sindaco - è una zona dove l’inclusine sociale è garantita: è controllata, vicino alla piazza e alla chiesa». E parlando con lo stesso Crestacci delle prime due settimane dei migranti il bilancio è positivo. «Si sono perfettamente integrati con il tessuto sociale», dice. Ora però si guarda al futuro. «Al più presto - annuncia Bacci - i migranti saranno impiegati in attività e iniziative sociali».
Quello di Colle non è l’unico esempio di accoglienza privata nei confronti degli immigrati. «Esempi simili in provincia ce ne sono, soprattutto gli alberatori», spiegano dalla Prefettura. Ora però Colle potrebbe fare scuola di accoglienza tra i cittadini.
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