Gioco
L’arte di Yasmine, città ed emozioni incise sul plexiglas
La giovane Dainelli da Livorno alla Cina e poi a Londra dove ha esposto la maxi opera al Barbican Center
LIVORNO. Un viaggio tra i sobborghi londinesi, più precisamente nella zona est, tra Hackney Wick e Barbican, una delle zone più estese della City, alla ricerca dei mutamenti dei luoghi, provando a rappresentare la componente umana che popola gli spazi urbani. Sei per l'esattezza: Hackney Wick, Bow, Whitechapel, Spitalfields, Old Street e Barbican. Una sorta di reportage itinerante realizzato direttamente sul campo, racchiuso in un'opera incisa su plexiglas, che ha preso forma grazie al lavoro svolto da Yasmine Dainelli, incisore livornese, classe 1987, che da tre anni vive e lavora a Londra.
La vocazione a 16 anni. È una vocazione, quella per l'incisione, che in Yasmine arriva da giovanissima, a 16 anni, tra i banchi dell'Istituto d'Arte, a Pisa. «Ho studiato pittura a Firenze, all'Accademia di Belle Arti – racconta – ma, già dall'Istituto d'Arte, ho intrapreso una ricerca sull'incisione: un percorso inusuale, che mi ha dato una marcia in più per continuare il percorso all'Accademia di Belle Arti. A Firenze, un professore mi consigliò “Il Bisonte”, una scuola di incisione a Firenze: ho vinto una borsa di studio della Cassa di Risparmi di Livorno e ho fatto il corso, durato un anno, dopodiché, nel 2012, ho finito l'Accademia».
Una volta finita l'Accademia, Yasmine, nel 2012, realizza il suo primo libro, ricco di incisioni, sul tema del viaggio: un libro sulla Cina, dal titolo “Logistics”, in cui l'artista livornese rappresenta in acquaforte i posti visitati. Un primo progetto sulla ricerca della città che precede la partenza per Londra, avvenuta tre anni fa, dove, il prossimo anno, frequenterà un master alla Royal College of Art.
Raccontare la città. «Sono partita – spiega – perché in Italia l'incisione non è molto conosciuta e, dove, anche negli ambiti artistici, non è sufficientemente valorizzata: viene vista come una cosa antica. A Londra, invece, è un'arte che viene seguita». Yasmine incide su zinco, rame e alluminio, mentre per il suo ultimo lavoro, dal titolo “A walk from Hackney Wick to the Barbican”, esposto al Barbican Centre, ha usato il plexiglas, introducendo materiali di scarto e riciclo. A Londra, Yasmine, dove ha sperimentato vari tipi di lavoro, conosce un collettivo - Magma - composto da otto persone di nazionalità diverse, ognuno con una specifica competenza artistica, e con loro realizza un primo progetto nel 2013, su un mercato londinese. «Il collettivo - spiega – lavorava sul mio solito tema: la ricerca della città, attraverso la memoria della città stessa».
Conquista di Londra. Prende così forma un progetto: Mnemonic City, basato sulla psychogeography, (la psico geografia ) ovvero la scoperta e la ricerca del territorio attraverso le persone che lo abitano. Una ricerca che, proprio grazie alle specificità di Londra - ottimo terreno di ricerca, soggetto a cambiamenti - conquista fortemente Yasmine. «Lo scorso anno, con il collettivo, siamo andati a Firenze, per fare un mese di art residence, collaborando con artisti locali: abbiamo fatto una mostra alla galleria Biagiotti, e abbiamo collaborato con un collettivo, il “GattaRossa” - spiega l'artista». Dopo Firenze, il collettivo rientra a Londra dove inizia a lavorare a Mnemonic City Interfaces, durato un anno, e culminato lo scorso agosto con la mostra al Barbican, importante centro di arte contemporanea londinese. «È stato un anno intenso: stiamo lavorando alla stesura di un libro che parlerà del progetto, e che probabilmente verrà pubblicato ad anno nuovo, anche grazie al supporto di un crowdbooks di Livono». Il gruppo è composto da persone con ambiti diversi: incisione, pittura, scultura, video, installazione. «Siamo arrivati al Barbican tramite Fish Lab: laboratori del Barbican che si trovano Hackney Wick. Il mio lavoro, “A walk from Hackney Wick to the Barbican”, è una sintesi delle camminate che abbiamo fatto e in cui ho cercato di mettere lo spettatore davanti ad unica camminata".
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Un’opera di 4 metri. Un'opera, quella di Yasmine, di quattro metri, suddivisa in sei spazi urbani: una composizione di palazzi simbolici del posto, realizzata con punta secca (tecnica antica per l'incisione) e collografia (eseguito con una pasta modellabile non tossica). «Il lavoro è il risultato di anni di sperimentazioni, di lavoro e di formazione, fatto tra Italia e Londra: in ciò ho cercato di mettere in relazione una tecnica antica, quasi artigianale, con il mondo contemporaneo, utilizzando il video – spiega Yasmine».
La mostra, dal titolo “Interfaces”, durata dal 21 al 23 agosto, aveva come tema arte e tecnologia. L'opera finale di Yasmine è infatti una installazione: un plexiglas che racchiude le singole incisione fatte in bianco e nero - su plexiglas trasparente – e su cui viene retro proiettato un video, in bianco e nero, con tocchi di colore. Un progetto realizzato e pensato da Yasmine, con il prezioso contributo di due collaboratori: Maria Pia Fanigliulo che ha realizzato l'animazione del video, e Sammy James Britten che si è occupato del design della struttura. "Nel video, ogni quartiere – spiega Yasmine – è rappresentato secondo diverse epoche e secondo differenti fatti accaduti: a Bow, ad esempio, c'è stato il movimento delle suffragette: nella zona in questione ci sono frammenti di video antichi legati al movimento femminista, mentre a Whitechaple è visibile l'ospedale dove ha vissuto Elephant Man. Il video – aggiunge – è volutamente frammentato e molto astratto».
Il lavoro “dal vivo”. Per realizzare l'opera, Yasmine ha lavorato dal vivo, alternando alle camminate, momenti di incisione realizzati sul posto accompagnandosi da una sorta di studio itinerante, con bici e tavolino. «Sono molto soddisfatta del lavoro. Un buon lavoro finale da cui ripartire per il prossimo progetto». Stavolta con destinazione Lisbona.
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