Il Tirreno

Livorno

«Giusto togliere la Tasi ma Roma ci dia i soldi»

Cristina Orsini
Il presidente Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni
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Il presidente Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni

Prato, Matteo Biffoni a nome dei sindaci toscani invita Renzi a «non fare scherzi» «Nelle nostre casse devono rientrare tutti i 3 miliardi e mezzo dell’imposta»

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PRATO. «Levare la Tasi? È cosa buona e giusta». Parola di neo eletto presidente regionale Anci Matteo Biffoni (124 voti su 128), 41 anni, sindaco di Prato nonchè presidente della Provincia, renziano doc e della prima ora. «Va fatta una premessa. Le polemiche sulla Tassa sulla prima casa, da quando è stata introdotta, sono state tantissime e diffuse. Che il governo, quindi, abbia deciso di eliminarla è decisamente condivisibile perché è una brutta tassa e complicata da gestire. Toglierla serve a noi sindaci per andare a una semplificazione ma serve soprattutto ai proprietari di case che in Italia sono l'80 per cento perché rimette un po’ di soldi in tasca alla gente».

Vero, ma senza la Tasi i Comuni affondano.

«Non c'è dubbio. Se vengono a mancare quei soldi la situazione diventa insostenibile, stop a servizi e non solo. Tanto per fare un esempio si tratta di 43 milioni di Tasi per Firenze e 24 per Prato. Se si perdono nessun Comune è in grado di recuperarli. Ma come ha detto Renzi, bisogna far sì che attraverso la fiscalità generale, senza andare a incidere con altri balzelli sui cittadini, si trovino le risorse da restituire ai Comuni. I tre miliardi e mezzo totali di Tasi devono venire fuori dal risparmio sulla spesa pubblica, dalla lotta all’evasione, dal recupero economico».

E il presidente di Anci Toscana scommette sulla possibilità del governo di reperire tre miliardi e mezzo di euro da rimettere in circolo subito?

«Direi di sì. Padoan (ministro dell'Economia ndr) ha parlato di margini importanti, di molti miliardi, grazie a una buona riorganizzazione della spesa. E sono quei miliardi che andranno ad aumentare i trasferimenti ai Comuni».

Un bel cambiamento di rotta, fino a oggi i governi hanno eliminato i trasferimenti per aumentare l'autonomia impositiva degli enti locali.

«Sì, effettivamente è così. Perché il flusso del denaro torna dal centro verso le periferie. Ma alla fine è una sorta di partita di giro. Il presupposto fondamentale, affinché l'operazione funzioni, è che il bilancio dello Stato migliori. E questo sta accadendo. È come se in una famiglia fossero stati aumentati gli stipendi di babbo e mamma e quindi si possano aumentare le paghette ai figlioli. È un po’ così, anche se sembra troppo semplice. Mettiamola in un altro modo: in una situazione nella quale una famiglia può contare su più entrate, c'è una possibilità maggiore di redistribuire le ricchezze tra i vari componenti. Mutatis mutandi, per dare sollievo dal punto di vista economico ai cittadini, lo Stato un po’ più ricco, toglie una tassa iniqua che va a pesare su nuclei che magari si sono fortemente indebitati per acquistare la prima casa, dando più contributi ai Comuni».

Sull'argomento Tasi si è già confrontato con gli altri sindaci toscani?

«Il confronto è avvenuto in precedenza durante le riunioni di Anci nazionale e mi pare che tutti siamo convinti della necessità di eliminare la tassa a patto che non si facciano scherzi sul recupero di quello che viene a mancare. Il presidente Anci nazionale Fassino ha già avuto un primo incontro con Padoan chiedendo tutte le garanzie non solo sulla quantità dei trasferimenti ma anche sui tempi nei quali dovranno essere assegnati».

Il presidente della Regione Rossi però resta perplesso sull'eliminazione della Tasi.

«Sì, ma Enrico Rossi fa un altro mestiere. Certo, tutti siamo preoccupati ma a fronte della restituzione ai Comuni dell'importo totale, che è condizione imprescindibile, resta un'ottima operazione».

Altra tassa che suscita polemiche è la Tari. Non più tardi di ieri le Cna di Prato, Firenze e Pistoia hanno minacciato la disubbidienza se le tariffe non verranno armonizzate.

«Ed è un argomento sul quale Anci ha intenzione di prendere posizione. Si tratta di riorganizzare una tassa fondamentale su di un servizio, quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, che non può essere interrotto ma che, sul fronte dei pagamenti, soffre di una quota di evasione che è la più alta. Ed è un problema molto significativo visto che va a incidere direttamente su quanto pagano gli utenti che non evadono. Per questo, prima di tutto, è necessario fare una serie di passaggi sul recupero. Prato ci sta provando. Per quanto concerne le Cna, beh direi che si tratta di giudizi ingenerosi. Le regole che governano la Tari, per forza di cose, vanno adeguate alle esigenze dei territori. È difficile pensare che il servizio nell'area dell'Abetone, per fare un esempio, possa avere gli stessi costi del servizio a Firenze. Questo non significa che sulle tariffe si possa giocare a “bomba liberi tutti”, ovvero che i pagamenti che vanno a gravare sui contribuenti delle diverse aree siamo completamente diversi».

E quindi?

«Quindi è cosa di stretta attualità, in particolare per la Toscana centrale visto che Firenze, Prato, Pistoia e l'empolese stanno facendo una gara per avere un gestore unico e non più tante società diverse che effettuano raccolta e smaltimento ognuna nel proprio territorio. La gara (270 milioni per la gestione del servizio in 12 anni) è a buon punto e quando avremo il gestore unico d'ambito si lavorerà per un servizio migliore, a prezzi concorrenziali e cercando, per quello che sarà possibile, di uniformare anche le tariffe».

Ha già le idee chiare sui rapporti da tenere con la Regione?

«Sono arrivato ieri, bisogna aspettare ancora un attimo».

E sulla riforma sanitaria e la creazione della maxi Asl?

«La questione, quello che conta in questo caso, sono i servizi. Ed è ciò che interessa me e tutti i sindaci toscani: se la creazione delle tre grandi Asl servirà per avere servizi migliori, garantire una qualità più alta di cure con la copertura di tutti di territori, allora bene. Se le maxi Asl invece allontaneranno i cittadini dal servizio, ci metteremo di traverso».

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