Elia esternalizza lo stoccaggio auto 60 posti a rischio, lunedì sciopero
La nuova proprietà Bertani ha presentato il piano industriale: solo gli autisti delle bisarche resteranno dipendenti. La Cgil: «Servono garanzie sulla riassunzione di tutti e sugli stipendi»
LIVORNO. Sessanta dipendenti dell’Elia Ambrosetti da tre giorni hanno perso il sonno. Nel piano industriale presentato martedì dalla nuova proprietà - la Bertani Trasporti Spa di Mantova - il loro lavoro non è più previsto in azienda, ma viene esternalizzato a terzi.
L’allarme lo lanciano i sindacati, che dopo aver incontrato il 15 settembre il nuovo cda di Elia e aver ascoltato le strategie aziendali imposte dai Bertani, hanno proclamato uno sciopero di otto ore che andrà in scena lunedì.
Stoccaggio e movimentazione ad altri. Uno dei capitoli clou del piano industriale è l’esternalizzazione di tutte le attività di handling, vale a dire di movimentazione e stoccaggio delle vetture che passano dai piazzali Elia.
E’ un terremoto che travolge tutte e dieci le unità operative della società sparse da Palermo a Como. Solo a Livorno in gioco ci sono 60 posti, sui 120 dipendenti totali.
Garantire i posti e gli stipendi. «Il piano industriale è stato scritto ricalcando l’organizzazione che vige da anni in Bertani e dà anche alla proprietà grandi frutti - spiega Giuseppe Gucciardo, Filt Cgil -. In quell’organizzazione il personale diretto è pari a zero, escluso quello viaggiante e in piccola parte quello amministrativo. Ora quel modello vogliono importarlo anche in Elia con l’obiettivo chiaro di ridurre i costi del lavoro. E’ un errore, ma se questa è la decisione, devono darci garanzie assolute su due aspetti. Il primo è la copertura totale dei posti di lavoro attuali: i 60 devono essere riassunti tutti dalla società a cui si ha intenzione di esternalizzare la movimentazione e lo stoccaggio. Il secondo è la garanzia che il passaggio alle dipendenze di un’altra società non abbia ricadute negative a livello retributivo».
I problemi di Elia distinti dai lavoratori. Insomma i lavoratori non devono rimetterci, nè in termini di sicurezza occupazionale, nè in termini di stipendio. Anche perché - sottolinea Gucciardo - i lavoratori non hanno niente a che fare con i recenti tormenti vissuti dai conti di Elia.
«Fino al 2008 questa era un'azienda sana e lo dimostra l’entrata del fondo nata soprattutto dalla capacità di indebitamento della società. Poi è arrivata la crisi dell’auto e la capacità di rientro è diventata difficoltosa. La storia degli ultimi sette anni dimostra chiaramente una cosa: a portare sugli scogli Elia non sono stati certo i lavoratori, ma un’operazione finanziaria».
Non è un caso che i 240mila metri quadri di piazzale affacciati su via Firenze non abbiano mai smesso di riempiersi di Toyota e Ford e ultimamente - con il settore in ripresa (più 12% il mercato auto l’anno scorso) - siano tornati picchi importanti.
«Adesso un'altra operazione finanziaria, con un’azienda, la Bertani, che si mangia la Elia, non può cadere sulle spalle dei dipendenti», è l’avvertimento di Gucciardo.
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