Il Tirreno

Livorno

via liverani

Virus della zanzara tigre, cominciata la disinfestazione

Giorgio Carlini
Un volantino affisso all'ingresso di un'abitazione in via Liverani (Pentafoto)
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Un volantino affisso all'ingresso di un'abitazione in via Liverani (Pentafoto)

Livorno, i tecnici dell'Aamps al lavoro nella notte nella zona di via Gramsci per evitare il rischio di contagio tramite la puntura di zanzare infette. Intanto il dottor Spartaco Sani fa il punto sulle condizioni delle due persone tornate ammalate dal Messico: "Adesso stanno bene, nessun allarmismo"

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LIVORNO. È cominciata come da programma nella notte tra mercoledì 16 e giovedì 17 settembre la disinfestazione da zanzare tigre nella zona di via Gramsci, più precisamente in via Liverani, dove abitano le due persone che, in occasione di un recente viaggio in Messico, avevano contratto il virus “chikungunya”, malattia caratterizzata da febbre alta e da forti dolori alle articolazioni. Per evitare il rischio che il virus potesse essere trasmesso anche agli altri abitanti e frequentatori della zona, tramite la puntura delle zanzare tigre (che rappresentano un importante vettore per questa malattia), il Comune ha emanato una ordinanza urgente disponendo una disinfestazione, condotta dai tecnici dell’Aamps, in un raggio di 300 metri dal punto in cui risiede la coppia in via Liverani.

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L’intervento è iniziato nella notte scorsa e proseguirà anche nelle notti di giovedì e venerdì. Gli addetti Aamps stanno effettuando interventi di disinfestazione delle zanzare adulte, con particolare riguardo ai parchi e ai giardini pubblici (in via Liverani c’è anche un asilo, aspetto che ha reso ancora più urgente l’operazione). Gli stessi tecnici eseguiranno anche azioni di disinfestazione in aree private e nelle fognature pubbliche.

Sulla questione, intanto, interviene anche il dottor Spartaco Sani, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive, che fa il punto sulle condizioni di salute delle due persone che hanno contratto il virus chikungunya: “I due pazienti - spiega Sani - sono giunti alla nostra osservazione  subito al rientro dal viaggio in Messico quando la sintomatologia clinica era di fatto risolta; dato che la contagiosità (la possibilità di trasmettere il virus alle zanzare tigre che poi possono trasmettere  a loro volta l'infezione a persone del luogo) è limitata sostanzialmente al periodo febbrile,  la possibilità che avvenga  trasmissione è bassissima se non inesistente. I due pazienti stanno bene – aggiunge il medico - hanno avuto una forma blanda, che era per questo anche di non facile diagnosi. La disinfestazione è obbligatoria ed opportuna, ma nessun allarmismo. Non vi sono in questo contesto rischi reali di diffusione della malattia”.

Il direttore dell’Unità operativa sottolinea che “la febbre da chikungunya è una malattia virale ad evoluzione  spontanea favorevole, benigna, trasmessa da zanzare del genere Aedes, molto diffusa nelle regioni tropicali asiatiche (paesi ed isole dell'oceano Indiano, Thailandia, Indonesia ) e del centro america (regione caraibiche particolarmente )". "Si manifesta con febbre - prosegue Sani - dolori articolari anche importanti ed una eruzione cutanea. Nell'arco di al massimo una decina di giorni solitamente tutto si risolve. La malattia interessa i viaggiatori che trascorrono periodi in tali paesi: il primo caso diagnosticato a Livorno fu nel marzo 2006, in una signora livornese che aveva trascorso  un periodo di vacanza in Madagascar. Da allora abbiamo diagnosticato diversi casi sia di chikungunya che di dengue (altra malattia con le stesse caratteristiche cliniche, di diffusione geografica e modalità di trasmissione) sempre esclusivamente in persone al ritorno da viaggi e tutti ad evoluzione benigna. Esiste la possibilità - ammette il medico - che questi virus possano essere trasmessi dalla zanzara tigre presente nei nostri territori: nel 2007 nella zona di Ravenna si è verificato un importante focolaio epidemico con oltre 200 casi; è per questo viene fatta la disinfestazione dalle zanzare nella zona di residenza delle persone che risultano avere contratto l'infezione".

"Chi viaggia soprattutto in paesi tropicali - conclude il direttore - deve essere informato sull'esistenza di queste malattie, sulle precauzioni da prendere durante il viaggio e su come comportarsi se al ritorno compare febbre: rivolgersi immediatamente ai pronto soccorso o ai centri di malattie infettive per un rapido inquadramento diagnostico, mai sottovalutare una febbre in queste circostanze, prima di tutto per escludere la malaria che, se non curata rapidamente, può essere mortale".

 

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