Il Tirreno

Livorno

Negri: "Voglio la Darsena Europa" Sul porto una partita internazionale

Mauro Zucchelli, nostro inviato a Bruxelles
Luigi Negri, gran capo di Finsea
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Luigi Negri, gran capo di Finsea

Da Bruxelles l’imprenditore genovese a capo di Finsea annuncia di essere alla ricerca di alleanze. In ballo c’è anche la difesa del ruolo di Tdt

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BRUXELLES. «Interessato io al progetto della Darsena Europa? Altroché, mica è semplice attenzione: dobbiamo essere in lizza e dobbiamo farcela a vincere». Luigi Negri, grande capo di Finsea e del pool di imprese genovesi di Gip (il Gruppo Investimenti Portuali che lo vede alleato in un poker di dinastie marittimo-portuali come Magillo, Schenone e Cerruti), lo dice un po' sorridendo ma con quello sguardo mite che azzanna.

Del resto, sarà anche di corporatura minuta ma da sassarese non gli mancano coraggio e caparbietà: come quando è andato all'attacco di un gigante come Vincenzo Onorato che si era mangiato i traghetti di Tirrenia in un boccone.

I livornesi l’hanno conosciuto quando è sbarcato in Darsena Toscana rimpiazzando gli amburghesi di Eurokai-Contship della premiata ditta Thomas Eckelman & Cecilia Battistello: prima fifty-fifty con i portuali; poi, con la Compagnia costretta a far cassa per i guai finanziari, con un solido pacchetto di controllo (80%).

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E non è tutto. Nell’inverno scorso, mossa dopo mossa, ha costruito sullo scacchiere l’alleanza che mira a diventare il polo forte della portualità livornese. Un po’ come a Genova, ma solo un po’: lì l’aveva fatto con un tris di famiglie in prima fila come agenti marittimi (i Magillo di Thos Carr, gli Schenone di Medov e i Cerruti di Gastaldi); qui l’ha compiuto puntando sulla cooperativa dei portuali in tandem con una dinastia imprenditoriale come i Neri, che sta sempre più diversificando da rimorchiatori, recuperi marittimi e depositi costieri per allargarsi a offshore, salvaguardia ambientale, servizi oceanici per le navicelle aerospaziali, terminal e via enumerando.

In effetti, cos’altro potrebbe fare il padrone del principale terminal container (Tdt) di fronte alla creazione di un maxi-polo container di ultima generazione nella maxi-Darsena accanto? O ce la fa a centrare l’obiettivo o rischia di veder precipitare il patrimonio reale che ora ha in Tdt: non sarà la gallina dalle uova d’oro ma è un bel terminal che macina tassi di crescita impressionanti negli ultimi mesi (grazie anche alla movimentazione di vuoti nella complessa “geografia” logistica di Zim), comunque uno dei primi 25 del Mediterraneo.

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Ovvio che non pensi di farcela da solo né insieme solo agli alleati locali (Neri e portuali). Si potrebbe ricordare la tradizione di rapporti instaurati a Genova anche con un concorrente come Port of Singapore Authority, tanto per far capire sia la potenza di fuoco sia la capacità di andare al di là degli schieramenti.

Resta l’interrogativo: con chi? Conferma solo che sta guardando su scala internazionale, ma si lascia ingioiare dall’ascensore prima di rispondere al cronista che gli chiede se il feeling lo sta cercando con chi porta traffici (altri terminalisti), con chi porta finanza (banche d’affari) o con chi porta know how da grandi appalti (big delle infrastrutture). «Internazionali», è l’unica parola che si lascia sfuggire.

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Ma, se ce ne fosse bisogno, i contatti messi insieme l’uno dopo l’altro dai funzionari dell’Authority sulla piazza londinese, nelle visite a Livorno e ora nell’incontro-vetrina di Bruxelles dicono che sul progetto della maxi-Darsena hanno messo gli occhi in parecchi: e il risiko non sta più dentro un recinto locale o nazionale, il campo di gioco è il mondo ed è a questa dimensione che bisogna abituarsi. Difficile dire se i contatti si materializzeranno in partecipazione effettiva al bando di gara, ma è un dato di fatto che possano spuntare soggetti da chissà dove. Non accorgersene è come chiudere gli occhi di fronte al fatto che nel calcio conta sì ancora la vecchia Europa e l’America Latina (e la finalissima di Rio è la Germania che batte l’Argentina), ma i nuovi campionissimi vengono dal cuore dell’Africa (Drogba, Eto’o, Yaya Touré) o addirittura dall’Asia (presto faremo i conti con Zhen Zhi, Lee-Keun Ho o Dzeparov).

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Ad esempio, non è la prima volta che emissari di gruppi cinesi si fanno vivi sia pure con la proverbiale riservatezza nel business. È vero che finora Pechino ha fatto shopping di porti fra America Latina e Africa ma come dimenticare la potenza economico-finanziaria che può mettere in campo una finanza che agisce con criteri privati eppure con la forza d’uno stato colossale?

Non basta. Ad esempio, Ohl Concesiones è un nome che dice poco agli italiani e meno che mai ai livornesi. Eppure è una società di grandi appalti che si è specializzata nella costruzione e gestione di grandi infrastrutture in project financing: finora soprattutto nelle autostrade (in Spagna, Messico, Cile, Colombia e Perù) ma anche in porti, aeroporti e ferrovie (sempre nell’area iberica e latinoamericana). E ha in pancia il 14% di Abertis che ha concessioni autostradali anche in Italia, oltre che in mezzo mondo.

Qualcosa del genere vale anche per Jan de Nul, gruppo belga. La maxi-Darsena ci porta il mondo in casa e il porto di Livorno dev’essere all’altezza: del resto, gli affari con mezzo mondo li fa fin da quando lo storico-star Fernand Braudel descriveva l’andirivieni di navi nel porto di fine Cinquecento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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