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Le garanzie di Authority e Regione sui 450 milioni

Le garanzie di Authority e Regione sui 450 milioni

BRUXELLES. Il governo non ha ancora indicato in concreto la maniera con cui erogherà i 50 milioni di euro che si è impegnato a mettere nella Darsena Europa: va detto che la firma (e la faccia) sull'in...

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BRUXELLES. Il governo non ha ancora indicato in concreto la maniera con cui erogherà i 50 milioni di euro che si è impegnato a mettere nella Darsena Europa: va detto che la firma (e la faccia) sull'intesa l'ha messa direttamente il premier, anche se l’assessore Francesca Martini della giunta M5S livornese non ha mancato di lanciare frecciate e dubbi.

Lo stesso vale anche per l'Authority: andrà a cercare sul mercato del credito il miglior offerente, ancora non si sa se con una sorta di asta o no.

Ma è sull'erogazione del finanziamento da parte della Regione che si è concentrato il fuoco incrociato delle critiche: dicendo, in sostanza, che si tratta di chiacchiere anziché di soldi veri.

L'accusa numero uno: la Regione non eroga 200 milioni ma firma un mutuo. E' vero, è una semplificazione dire che il governatore Enrico Rossi mette sul tavolo quella cifra: in realtà, si tratta di una capacità di spesa invece che di una erogazione tutta insieme prima di partire. Ma non stiamo acquistando una Panda né un tv 50 pollici: è un'opera la cui realizzazione andrà avanti negli anni e sarà pagata per stati di avanzamento. Tradotto: neanche per comprare la Panda serve avere tutti i soldi sul conto corrente subito, basta avere introiti realisticamente garantiti per reggere quella capacità di spesa. Ed è quello che accade qui: la Regione si accolla una parte fino a 200 milioni del mutuo che l'Authority contrarrà con i mercati finanziari.

D’altronde, chiunque conosca un minimo il funzionamento fin dagli anni '90 degli ingranaggi dei finanziamenti delle leggi sulla portualità (ma anche di gran parte delle infrastrutture) sa che non esiste la formula dell'erogazione totale all'inizio. Richiederebbe la disponibilità immediata di un grosso ammontare e non serve: solo quando si fa la facciata del condominio bisogna che l'amministratore abbia i soldi in cassaforte prima, ma qui il lavoro non dura un paio di settimane e non c'è la bega dei millesimi...

Va detto che quei 200 milioni diventeranno di più, visto che saranno gravati da interessi: e allora gli interessi chi li paga? Il Tirreno ha segnalato a più riprese che la Regione ha detto di mettere in preventivo nei suoi bilanci per vent'anni una cifra di 12 milioni e mezzo per questa operazione: cioè non 200 ma 250 milioni. E' vero che sarà l'Authority a contrarre un mutuo da 400 milioni (in cui si cumulano i 200 milioni della capacità di spesa di Palazzo Rosciano più quella da 200 milioni relativa all'impegno dichiarato dalla Regione) ma i 12,5 milioni annui per vent'anni, cioè dunque 250 milioni di provenienza fiorentina, diversamente da alcune interpretazioni circolanti in città non sono a copertura dei soli interessi dell'intero mutuo a carico dell'Authority bensì, semmai, interessi e capitale riguardanti la capacità di spesa da 200 milioni per la quale la Regione ha dato la propria garanzia.

Ci sono da fare due osservazioni. La prima riguarda la formalizzazione dell'erogazione: è possibile per i primi tre anni, poi c'è l'impegno politico all'inserimento di anno in anno dei 12,5 milioni nella legge finanziaria regionale. La seconda ha che vedere con il fatto che come interessi per la propria quota la Regione mette sul banco 50 milioni di euro, come dicevamo: forse con un certo ottimismo rispetto anche al piano finanziario messo a punto da D'Appolonia e Ocean Shipping Consultants, equivale alla copertura di un mutuo ventennale per un importo di 200 milioni al 2,5%.

L'altro interrogativo è relativo ai 200 milioni sulle spalle dell'Authority: ce la farà? dove li troverà? In realtà, già nei periodi ordinari l'istituzione portuale ha una capacità di spesa assai elevata: difficile che i piani operativi triennali mettano in preventivo investimenti al di sotto dei cento milioni di euro (l'ultimo sfiora i 125) e gli avanzi di amministrazione, cioè i soldi rimasti in cassaforte perché non si è riusciti a spenderli, pur con tutti i vincoli del caso, arrivano a fine anno a venti, trenta, quaranta milioni di euro. Questo è lo standard.

Casomai c'è da capire un altro aspetto del problema: è logico che l'Authority concentri le energie per una grande opera infrastrutturale come la Darsena Europa, ma come si riuscirà a fare fronte alla fase di transizione? Prima di avere la maxi-Darsena passerà ben che vada qualche annetto, nel frattempo bisognerà fare i dragaggi e compiere i lavori del microtunnel e dell'allargamento del canale di accesso per vedere comunque di ridurre quanto più possibile, nelle condizioni del porto attuale, così stretto e sacrificato, le limitazioni che impediscono l'ingresso delle portacontainer al di sopra dei 6mila teu o tutt'al più 7mila se con carico alleggerito.

Mauro Zucchelli

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