Il Tirreno

Livorno

il PORTO a Bruxelles

Un sms dall’Europa: fate presto o i capitali andranno altrove

Mauro Zucchelli inviato a Bruxelles
Massimo Provinciali durante il suo intervento a Bruxelles
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Massimo Provinciali durante il suo intervento a Bruxelles

Livorno, i vertici della commissione invitano ad accelerare. Intanto spunta l’ipotesi di un co-finanziamento dell’Ue. La direzione trasporti e mobilità: “Non cullatevi sulla vostra buona idea. Potrebbero copiarla altri prima di voi”

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BRUXELLES. O la va o la spacca. Lui non ha detto proprio così ma rende bene l’idea. “Lui” è Helmut Morsi, influente esponente della tecno-nomenklatura europea targata Dg Move, e la frase esatta è questa: «Se aspettate, perdete». Aggiungendo poi: «Non cullatevi nell’illusione di essere “proprietari” della vostra buona idea: se cincischiate, non c’è nessun motivo perché i capitali non decidano di andare a farla altrove».

L’ha pronunciata fuori dalle liturgie, quando erano ormai finiti gli interventi ufficiali alla presentazione ufficiale del progetto della maxi-Darsena con il porto di Livorno al civico 14 di Rond Point Schuman. A un tiro di sasso dai grandi palazzi delle istituzioni europee: ma in mezzo alla babele di un gigantesco cantiere che più simbolico di così non potrebbe essere. Compresa la rabbia di pedoni, automobili, camion e taxi.

Parole dette quasi con un piede nell’ascensore in una chiacchierata a ruota libera con Massimo Provinciali, segretario generale dell’Authority, e Nereo Marcucci, che di Palazzo Rosciano è stato il numero uno per otto anni dal ’95 e ora è nel gruppo Neri.

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Il tempo non è una variabile indipendente. E se Morsi mette fretta perché i capitali hanno i motori ai piedi, il governatore Enrico Rossi è ancor più perentorio: «Livorno si prepara non al futuro bensì al presente». Tradotto dallo studio di Ocean Shipping Consultants: la crescita della dimensione-tipo delle flotte è tale per cui se Livorno resta così com’è è condannata nel giro di vent’anni a restare con un pugno di mosche in mano (meno del 16% dell’attuale movimentazione di contenitori).

Nel menù finisce anche qualcos’altro che per adesso resta ancora catalogabile come “fumo” eppure potrebbe finire in forno come arrosto. Stiamo parlando della possibilità che anche Bruxelles apra i cordoni della borsa per finanziare la maxi-Darsena livornese.

È “fumo”: gli interlocutori erano tecnici e, in questo periodo di vacche magre della finanza pubblica, nessuno s’avventura in promesse da pascià.

Potrebbe esserci però dell’ “arrosto”. È Remi Mayet, vicecapo del settore porti della Dg Move (l’ex direzione generale trasporti della Commissione europea), a ricordare il canale dei finanziamenti di “Connecting Europe” (Cef) relativi all’ammodernamento delle grandi infrastrutture continentali sul fronte trasporti (ma anche energia e reti digitali): sono stati appena ripartiti 13,6 miliardi di euro, l’Italia aveva sì speranze e progetti per due miliardi ma alla fine – lo ricorda Marco Peronaci, ambasciatore dell’Italia all’Europarlamento – porta a casa l’ok al 40% dei propri progetti e fondi per 1,2 miliardi (che gli vale il terzo posto dopo Germania e Francia per importo finanziato).

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Sulla stessa lunghezza d’onda anche Morsi: da un lato, fa professione di realismo e dice che i soldi pubblici non bastano mai ma, dall’altra, apre un paio di porte. L’una: c’è a novembre un nuovo round di “Connecting Europe” con un nuovo bando per reperire finanziamenti, con budget probabilmente aumentato da quel che non si è riusciti a spendere in passato. L’altra: ci sono anche altri bandi ai quali Livorno si può affacciare, a cominciare da quelli relativi all’innovazione.

Era stato David Sassoli, l’ex volto del Tg Rai ora diventato vicepresidente italiano (Pd) del Parlamento Europeo, a schiudere questo spiraglio di un possibile intervento dell’Europa nel progetto livornese. Costretto l’altro vicepresidente italiano, il forzista Antonio Tajani, a dare forfait per un lutto, Sassoli ha preso impegno a «giocare di squadra» su questi temi con tutto il fronte degli eurodeputati italiani.

Il sogno di agganciare fondi europei è un po’ come il prezzemolo: lo adoperano i politici quando, non sapendo a che santo votarsi, vogliono dare un quid di realismo. Stavolta eravamo andati a Bruxelles a mettere in vetrina il nostro porto per acchiappare investitori privati ed ecco che salta fuori la sorpresa: non solo l’Authority (con 200 milioni di euro), la Regione Toscana (idem) e il governo nazionale (con 50 milioni) ma anche l’Europa potrebbe infilarsi nel pool degli enti pubblici che mettono mano al portafoglio.

In realtà, non è vero che il porto di Livorno sia un illustre sconosciuto per Bruxelles: basti pensare – spiega Giuliano Gallanti, commissario dell’Authority – che ha già finanziato la direttissima ferroviaria in costruzione in Darsena Toscana per collegare la banchina alla rete ferroviaria senza che il container compia altri passaggi di mano.

Non è un segreto che, a giudizio di Gallanti, sia questo il vero asso nella manica («ha già fatto la fortuna del porto di Anversa»). Anche perché Genova ha i problemi che ha con la mancanza del terzo valico.

E la voce degli investitori privati? La portano i segretari generali delle organizzazioni europee dell’imprenditoria privata di settore: parlano di «progetto molto interessante e attraente» sia Patrick Verhoeven (armatori) sia Lamia Kerdjoudj Belkaid (terminalisti) perché «c’è bisogno di infrastrutture e ci sono clienti che stanno aspettando la merce». Grossomodo con la stessa visione, ripetono che in sé l’idea della maxi-Darsena risponde alle aspettative degli operatori. Qualcosa del genere sembra voglia dire anche Isabelle Ryckbost, al timone di Espo, l’associazione che raggruppa le Autorità portuali europee. E forse non è neanche un problema insormontabile trovare quella montagna di quattrini chiesti agli investitori (350 milioni di euro)...

Tutto rose e fiori? Nient’affatto. Verhoeven non ha peli sulla lingua quando qui, in “casa” dell’Europa, viene a dire che «c’è un problema di regole, anzi di vaghezza delle regole». Dito puntato contro chi? Contro l’Europa. Niente nomi e cognomi e nemmeno accuse esplicite, sembra di capire però che l’imprenditoria privata se la prenda con le lentezze burocratiche che trasfromano in calvario i progetti e con la mancanza di garanzie adeguate a investimenti su così lunga durata.

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di Redazione web