Il Tirreno

Livorno

Il sindaco non invitato, è polemica

Rossi risponde alla lettera di Nogarin. Intanto sul rebus fondali va evitato l’autogol

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BRUXELLES. In zona Cesarini salta fuori la polemica: l'ennesimo scontro fra il sindaco M5S Nogarin e il governatore Pd Rossi. Il motivo? A Nogarin non è andata affatto giù di non esser stati invitato, lui che è il primo rappresentante della città direttamente interessata: e giovedì scorso lo dice papale papale in una lettera a Rossi. Il governatore ribatte che non è prevista nessuna rappresentanza di Comune e Provincia perché è una presentazione agli investitori (alla quale Authority e Regione prendono parte in qualità di principali finanziatori pubblici dell'opera). Poi, per dire che non c'è sgambetto o schiaffo, ricorda che il Comune di Livorno era al tavolo con le altre istituzioni nei giorni scorsi sia al ministero che in Regione.

Nessuno dei due probabilmente sa che ieri mattina sul volo per Bruxelles è stato notato anche Lorenzo Bacci, sindaco di Collesalvetti: chissà se il suo viaggio ha a che fare con il porto. Al tempo stesso, va ricordato che al conclave in Fortezza Vecchia il sindaco Nogarin fu protagonista di un duello a scena aperta prima con l'Authority e poi con gli autori del dossier sul porto, davanti a emissari di mega-terminal. grandi appalti e banche.

Detto questo, c'è da capire se il presidente della Regione Toscana tornerà a insistere sull'idea di aumentare a meno 18 metri la profondità dei fondali, inizialmente indicata a meno 16 dall'Authority. Del resto, il dossier di Ocean Shipping Consultants è abbastanza esplicito nel dire che i due metri in più di pescaggio potrebbero essere una scelta importante per consentire l'accesso a portacontainer di dimensioni maggiori, visto che la corsa del gigantismo navale non accenna a fermarsi. Finora l'Authority se l'è cavata con una battuta del numero due Massimo Provinciali: «Una profondità di 18 metri è meglio di una di 16. Ma anche una di 20 è meglio di una di 18, e 22 è ancora meglio di 20. Lo diceva già il noto filosofo Massimo Catalano…».

In realtà, c'è da metter nel conto anche una certa qual refrattarietà di Giuliano Gallanti, commissario dell'Authority, a rincorrere il gigantismo attuale anche sul terreno dell'ipergigantismo, come se fra vent'anni ci si possano immaginare navi-monstre da 50mila o 100mila teu. Anzi, il numero uno del porto di Livorno è fra quelli che chiamano le istituzioni del mondo a mettere un freno a questo fenomeno ("altrimenti il Mediterraneo diventerà un lago morto"). Non solo: ci sono autorevoli studiosi come il prof. Bologna che individuano un limite alle economie di scala generate dal gigantismo, dunque fino a un certo punto conviene ma poi diventa controproducente.

A parte questo, esiste un doppio ordine di problemi. Il primo riguarda il fatto che fondali più profondi significa alcuni milioni di metri cubi di materiale di dragaggio in più ai quali trovare collocazione. Prima ancora dell'incremento dei costi, è questo il rebus da risolvere sulla strada dei fondali a meno 18.

E l'altro? E' relativo all'atteggiamento finora tenuto dall'Authority: è preferibile per adesso accontentarsi di fondali a meno 16, semmai realizzandoli con fondamenta più profonde (almeno a meno 18, se non di più), così da poter arrivare poi a fondali maggiori ma in un secondo momento e semplicemente con una operazione di escavo. Evitando cioè quel che è accaduto per la Darsena Toscana, dove sia i fondali che le fondamenta delle banchine sono a meno 13, e dunque senza possibilità di andare più giù. Ma quarant'anni fa nessuno poteva immaginare che le portacontainer sarebbero diventate talmente più grandi da avere una capacità di carico moltiplicata per dieci, e dunque richiedere pescaggi assai più rilevanti.

E' da presumersi che Gallanti e Rossi facciano in modo che i potenziali investitori vedano nei fondali a meno 18 una opportunità ulteriore anziché una confusione di linguaggi, strategie e idee fra Authority e Regione. Che, ricordiamolo, in assenza di un ruolo propulsivo del Comune di Livorno, restano i due motori di questo progetto, l'ultimo treno per evitare che il porto e la città vadano giù: nel più profondo sì, ma nel senso di declino.

Di una nuova normativa sullo smaltimento dei fanghi di escavo si parla ormai da anni. Non è semplice agganciare la prospettiva a questo scenario: non dimentichiamo che il mare nostrum, proprio quello nostrum, è sottoposto alla tutela ambientale del Santuario dei cetacei (e il sindaco Nogarin ne ha fatto il primo atto istituzionale del suo mandato). Una via d'uscita potrebbe essere il fatto che la Regione sembra stia valutando anche la destinazione a varie colmate da realizzare nel territorio toscano. Un'altra invece è la pista sulla quale lavorano i tecnici di Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale, come altra carta da giocare, nel caso di fondali a meno 18: gli studi geologici dimostrerebbero che le rocce alle profondità fra 16 e 18 metri il materiale da escavare è del tutto indenne dalla presenza di inquinanti industriali. Anche questi strati geologici vergini, che mai hanno visto le conseguenze dell'attività umana, sono da infilare fra i rifiuti?

Mauro Zucchelli

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