Il Tirreno

Livorno

Crolla l’intonaco, aula inagibile in Tribunale

di Federico Lazzotti
L'aula inagibile del Tribuanle di Livorno
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L'aula inagibile del Tribuanle di Livorno

Livorno, la sala al primo piano del palazzo di Giustizia è stata chiusa, udienze spostate al piano terra in corte d’Assise

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LIVORNO. Il rumore dei calcinacci che finiscono a terra interrompe per qualche istante la testimonianza durante il processo. E sul pavimento restano i resti dell’intonaco caduti. Comincia da qui l’ultimo guaio strutturale in ordine di tempo all’interno del palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino.

Stavolta a dare segnali di cedimento, l’inverno scorso toccò al tetto, è stato il soffitto dell’aula B, al primo piano del Tribunale. Così in accordo con il Comune, proprietario dello storico palazzo della Venezia dove è stata stampata la prima copia “Dei delitti e delle pene”, è stato deciso di chiudere l’aula del dibattimento e recintare la zona dove si è verificata la caduta per il pericolo di nuovi crolli.

La prima conseguenza dell’inagibilità di una delle aula più frequentate del palazzo, qui si svolgono i processi monocratici e collegiali, è stata il trasferimento delle udienze a ruolo dall’aula B all’aula della corte di Assise che si trova al primo piano. Un trasferimento che tutti sperano sia il più breve possibile.

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In questa direzione va il sopralluogo per la verifica dei danni e dell’intervento di riqualificazione già messo in agenda dagli uffici del Comune per i prossimi giorni.  Ma l’incidente, per fortuna senza conseguenze per chi si trovava nella stanza, è l’ennesimo segnale che dà la cifra delle condizioni in cui versa il palazzo. Tanto che periodicamente sono necessari interventi di ristrutturazione a causa di infiltrazioni, piccoli allagamenti e crolli. Tra il 2011 e il 2012, ad esempio, è stato necessario rimettere in sesto proprio l'aula della Corte d'Assise, lo spazio dibattimentale più grande del Tribunale, riservata ai maxi processi per usura e fatti di sangue.

Per tappare i buchi e le crepe furono stanziati in tutta fretta altri undici mila euro. Ma non è finita qui, visto che da allora sono stati fatti lavori, sia al pavimento che al controsoffitto, fino all'ultimo intervento finito nel maggio del 2014: uno scivolo per invalidi per raggiungere l'aula B, abbattendo le storiche barriere strutturali presenti nell’immobile. «Non c'è giorno che in tribunale non ci sia un cantiere», ammette chi ci lavora.

Per guardare le condizioni esterne del palazzo basta fare un giro lungo il perimetro e alzare gli occhi verso l'alto. Prendiamo ad esempio i cornicioni, uno è crollato nella primavera del 2014. Molti sono semidistrutti e in passato solo la perizia di alcuni dipendenti ha impedito che i crolli potessero fare danni peggiori. Ecco perché in molti invocano la costruzione di un nuovo Palazzo di Giustizia. Un'idea che era già venuta fuori negli anni Ottanta quando il Comune propose di trasferire sia il tribunale civile da via del Larderel che quello penale alle Fonti del Corallo.

Una soluzione che avrebbe permesso una certa facilità di parcheggio, un accesso facile per gli avvocati che arrivano da fuori città e soprattutto, visto con il senno di poi, sarebbe stato il modo per salvare un edificio che nel corso degli anni è stato invece abbandonato.

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