Gioco
Tennis, Renzi a New York: perché era giusto essere lì
Il presidente del Consiglio ha avuto ragione a organizzare in fretta e furia la trasferta oltreoceano per seguire la finale Pennetta-Vinci
Vittorie come quelle di Roberta Vinci su Serena Williams e Flavia Pennetta su Simona Halep devono essere celebrate per quel che sono: imprese di atlete con uno spessore tecnico e umano che le fa emergere tra le migliori della loro generazione. Lo stesso vale per i nuotatori e gli schermidori, per i ciclisti e i tiratori - da declinare più spesso al femminile che al maschile - che con regolarità conquistano medaglie e trofei alle Olimpiadi e ai mondiali di specialità. Le loro imprese hanno peraltro radici nella fecondità e nell'efficienza di movimenti sportivi che hanno saputo adeguarsi ai più alti standard nonostante le costanti difficoltà logistiche ed economiche.
Il valore aggiunto di Roberta e Flavia versione UsOpen sta nel contesto in cui hanno sconfitto le numero 1 e 2 al mondo: il palcoscenico dello Slam americano, l'attesa mediatica dello storico Grande Slam di Serena (la conquista dei quattro titoli principali nello stesso anno), la prima assoluta di una finale tra due italiani in un torneo major. Come ha twittato ieri un mio amico serbo: «Ci stupite sempre. E il vostro inno è il più bello. Non vedo l'ora di sentirlo a New York». Non c'è da stupirsi se milioni di connazionali si siano risvegliati ieri mattina esperti di dritti e rovesci, di drop shot e volée, di servizi liftati e risposte incrociate in back. Tra loro, italiano tra gli italiani, anche il presidente del Consiglio che al Forte dei Marmi prova ogni estate a impugnare la racchetta, pare con scarsi risultati.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.12086512:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/09/13/news/il-trofeo-piu-bello-e-l-addio-al-tennis-1.12086512]]Lo dico senza infingimenti: Renzi ha avuto ragione a organizzare in fretta e furia la trasferta oltreoceano per seguire la finale Pennetta-Vinci a Flushing Meadows. Le velenose critiche al premier, tanto legittime quanto ineluttabili, con l'accusa di cercare facile consenso sono venute dai professionisti delle dichiarazioni in quindici secondi ai tg e dai populisti, razza in crescita. Per loro, il valore simbolico di un trionfo sportivo italiano di questa dimensione non vale il costo di un volo speciale a New York. Invece, l'eco nei cinque continenti di quanto accaduto agli UsOpen supera quasi quella di un mondiale di calcio, del quale agli americani, agli australiani e a metà degli asiatici importa poco o nulla. Angela Merkel fece la spola un anno fa tra Berlino e Rio de Janeiro per salutare le vittorie dello squadrone tedesco e nessuno dalle sue parti obiettò alcunché. Il bilancio sociale di un paese è fatto anche di comunicazione: all'Italia del 2015 fanno bene tanto le folle dell'Expo quanto i successi in uno Slam.
Certo, bisogna riprendere a produrre e a crescere, non lasciare indietro pensionati ed esodati, garantire i servizi, fare il possibile per preservarci dai terrorismi vari. Ma va anche superato il pessimismo che mette ogni fatto positivo sotto la luce dell'eccezionalità del genio italiano che esce dalla mediocrità della massa. Per poi lasciare tutto come prima. Quando qualche nostro connazionale raggiunge eccezionali traguardi sportivi, tecnici o scientifici (o anche quando durante crisi epocali siamo i primi e per anni i soli a tentare risposte di sistema: mi riferisco alle ondate migratorie), è un bene per tutti, quindi facciamo festa insieme. Fraü Merkel insegna.
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