Il Tirreno

Livorno

Ospedale nuovo Il Pd apre il cantiere con i suoi sindaci

Ospedale nuovo Il Pd apre il cantiere con i suoi sindaci

Il segretario lancia gli stati generali della sanità e sfida la costa su servizi e sviluppo: «Incontrerò Nogarin»

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LIVORNO. A dare il via è stata la riunione convocata venerdì in via Donnini con i sindaci e i segretari Pd di tutta la federazione, da Colle a Bibbona, più i rappresentanti del partito regionale e nazionale. Il Pd ha deciso di lanciare gli stati generali della sanità: un percorso che nelle prossime settimane porterà a Livorno l'assessore regionale Stefania Saccardi.

«Il Pd si metterà in ascolto del sistema sanità, dagli operatori al terzo settore», annuncia il segretario Lorenzo Bacci. L'obiettivo è «arrivare a definire una proposta» che parta dall'idea che «a Livorno serve un nuovo ospedale e non basta dare un’imbiancata a quello che c'è». «Se non lo dice l’amministrazione a 5 stelle – attacca – lo diciamo noi: la semplice ristrutturazione è una presa in giro, quel presidio non si può prestare a un'operazione di mero rattoppo, pena l'esclusione dal circuito sanitario d'eccellenza dentro al quale pretendiamo di stare. Il circuito dell'area costiera, che vede in Pisa il punto di riferimento».

La serie A pisana. Il segretario non lo dice in questi termini, ma anche il Pd sembra essersi rassegnato all’ipotesi di realizzare il nuovo presidio nell’area attuale, purché sia nuovo davvero e non un insieme di toppe. Ma come? «Che il nuovo ospedale venga realizzato nell’area di viale Alfieri o altrove – si fa scappare – ci interessa poco, ci dica il sindaco qual è il piano», perché «il punto non sono i muri, è capire quale sarà il ruolo dell’ospedale di Livorno, cosa ci sarà dentro, come saranno i servizi per i cittadini». «Noi facciamo ammenda – chiosa – perché se siamo in questa situazione è anche colpa nostra, che abbiamo perso tempo e occasioni, ma vogliamo che con la riforma sanitaria Livorno colga l’opportunità di stare nella serie A toscana, con Pisa che sarà uno dei quattro migliori ospedali d’Italia. Un’eccellenza in rete con un’eccellenza». Così il colligiano prova a capovolgere il punto di vista: «Cominciamo a pensare che noi abbiamo la fortuna, e non la sfortuna, di essere così vicini a Pisa: i giovani talenti della sanità potranno crescere e valorizzare i frutti della scuola pisana nelle strutture livornesi, che però dovranno essere all'altezza. Tutto questo tenendoci strette le eccellenze che già abbiamo. Nell’ottica che alcune cose si faranno a Pisa, altre a Livorno, altre a Cecina o a Piombino, in un sistema a rete». «Certo è – conclude – che serve una struttura all’altezza se si vuole giocare in questa serie A e non diventare la periferia della periferia».

«No a Montenero, ma le carte dove sono?». Tocca proprio a Bacci ripetere che «abbiamo fatto pace con l’idea che l’ospedale non si farà a Montenero». Del resto lui aveva sempre detto no, e anche Ruggeri aveva rimesso in discussione la scelta della precedente amministrazione. Comunque quel che conta è che a dire no è Filippo Nogarin, che la città la governa. «Ma non mi risulta – lo stuzzica Bacci – che abbia ancora disconosciuto ufficialmente quella scelta. E ufficialmente vuol dire con atti alla mano».

I ponti verso Pisa. Il segretario presenta i ribattezzati “stati generali ” come la prima di una serie di iniziative che il Pd metterà in campo sulla costa. Le parole che ripete più spesso sono “area vasta”, per dire che ha intenzione di lanciare «ponti», o «sfide», sia verso Pisa che verso il sud della provincia, con l’obiettivo di fare squadra contro lo strapotere fiorentino. «Nei prossimi giorni incontrerò il segretario Pd di Pisa: facciamo pressing sui nostri amministratori, qualunque sia il loro schieramento politico, per dare corpo a un piano di sviluppo comune?».

«Unire le due federazioni Pd». Vale per Pisa, vale a maggior ragione per la Val di Cornia. Già un anno fa Bacci aveva lanciato la proposta di unire le due federazioni Pd, ricevendo un sonoro due di picche. Oggi ci riprova: se non a fonderle, almeno a fare una sorta di federazione delle federazioni, «perché se non ci svegliamo saremo fuori dalla storia: tra poco si uniranno anche le Autorità portuali di Livorno e Piombino...». «Almeno materie come servizi, infrastrutture, sanità – ripete – non si possono più trattare con i muri dei confini che conosciamo». E lancia l’appello: «Il pezzo di Toscana che va da Pisa a Piombino, dai porti all’aeroporto, ha le carte in regola per vivere di futuro: qui nei prossimi cinque anni si muoveranno grandi interessi economici, evitiamo che sia Firenze a fare la parte del leone».

Bacci incontra Nogarin. Nel mezzo c’è Livorno. E di nuovo scintille con Nogarin. Come quando Bacci dice che il collega «sull’acqua pubblica ha tirato fuori l’ennesima trovata». Che «l’unico cambiamento che c’è stato a Livorno in tema di rifiuti è l’aumento delle tasse». Che «la dovrebbero smettere di fare promesse inesaudibili ai lavoratori come quella delle bonifiche nell’area ex Trw». «L’accordo di programma – chiosa – non risolverà tutti i problemi di Livorno domani, ma è un’opportunità importante, la smettano di fare la caccia anche alle virgole che secondo loro non vanno bene».

È con questo clima che, svestiti i panni del segretario e indossati quelli del sindaco di Colle, Bacci il 24 settembre incontrerà Nogarin per parlare di urbanistica. E questa non può che essere una notizia. «La mia richiesta è sempre la stessa, la stessa che avevo fatto anche al suo predecessore: perché non mettere in piedi una pianificazione unica (il Piano strutturale, ndr) per Livorno e Colle?». «Il 23 – chiude – sarò di nuovo a Roma e porterò in dote un capitale di aree che il comune può mettere a disposizione subito per nuovi insediamenti, come i 46.000 metri dell’Interporto: ne vogliamo parlare insieme?».

Juna Goti

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di Redazione web