Gioco
Allarme cipressi: il nostro paesaggio arrugginito dall’insetto killer
Migliaia di piante ko, non accadeva da vent’anni. E così la campagna toscana ha cambiato colore
Mentre la terribile xylella colpiva centinaia di olivi secolari nell’afa dell’estate pugliese, un piccolo insetto si muoveva lungo la Toscana compromettendo migliaia di cipressi. Il nemico della pianta cara al Carducci, si chiama Cinara cupressi ed è una capocchia di spillo di tre millimetri. Come la zanzara si sposta di casa in casa a caccia di sangue l’afide del cipresso salta da una pianta all’altra per nutrirsi di linfa. Si muove tra il fusto e i rami poi “punge” il vegetale rilasciando la sua saliva tossica. Gli effetti di questo rituale sul simbolo paesaggistico della Toscana sono devastanti: le piante da alte e schiette diventano secche, le chiome si tingono di un rosso ruggine, sembrano bruciate, i fusti si indeboliscono.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12087045:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/13/news/quelle-chiome-ci-appartengono-1.12087045]]L’ALLARME. L’emergenza si è distribuita a macchia di leopardo già dalla primavera. E se le foreste sembrano in qualche modo essersi salvate dalle punture le piante ornamentali che impreziosiscono le ville storiche, quelle che accompagnano le passeggiate verso i viali cittadini o i pellegrinaggi al camposanto si sono tinte di rosso. "Probabilmente nelle foreste hanno giocato un ruolo chiave gli antagonisti naturali (uccelli, lucertole, ndr) - spiegano dal servizio fitosanitario della Regione - ma anche l’andamento climatico che caratterizza le città o il traffico possono essere stati elementi chiave in questo attacco. La diffusione dall’afide del cipresso in questi mesi è stata rapida ed estesa. Come non si vedeva da tempo". Da almeno venti anni.
GLI ATTACCHI. Curiosamente proprio il numero venti ricorre nella genesi dell’attacco alla pianta: la prima diffusione massiccia di Cinara cupressi è stata descritta in Toscana tra il 1976 e il 1978. Un’altra ondata preoccupante si verificò venti anni dopo, nel 1996 e ora, a distanza di un altro ventennio, la storia si ripete. Restano solo da scoprire le cause di questa invasione di afidi che vivono 20 giorni ma che prolificano senza sosta (un esemplare può partorire fino a 50 figlie).
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12085924:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/13/news/non-potateli-possono-riprendersi-1.12085924]]I DANNI. La maggior parte degli studiosi ritiene che il loro arrivo sia favorito da fattori climatici, soprattutto da inverni miti. Ma vista la sporadicità degli eventi, non esiste uno studio completo sulle cause. Come non esistono numeri ufficiali su danni. Si calcola che il cipresso sia distribuito su circa 17.000 ettari in tutto il Granducato e che gran parte degli esemplari sia stata attaccata con ad eccezione delle piante che si trovano nelle foreste e a quelle più vicine al mare o in montagna. Per fortuna, come spiegano dal Comune di Castagneto Carducci non si sono notati danni al viale di Bolgheri mentre gli esemplari che tra Firenze e Fiesole impreziosiscono le antiche ville e la salita al vecchio paese sono state compromesse. Al punto che l’amministrazione di Fiesoole, su pressione dei cittadini, ha convocato nel giugno scorso un incontro pubblico coi maggior esperti in tema per fare il punto della situazione. L’allerta era stata lanciata ad aprile proprio dal servizio fitosanitario della Regione. Una nota informava che erano stati che "nuovamente osservati su cipressi ornamentali e in filari e boschetti situati in varie località della Toscana danni, localmente anche gravi, causati dagli attacchi dell'afide Cinara cupressi" ed invitava i cittadini ad attivarsi per tempo. E la tempestività, come spiegano gli esperti è la chiave per riuscire ad evitare la morte del cipresso. "Quando il danno diventa evidente e la chioma è rossa - spiegano dalla Regione - l’insetto se n’è già andato e a quel punto non resta che cercare di salvare il salvabile".
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12087065:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/13/news/il-clone-batte-l-afide-cosi-i-cipressi-di-bolgheri-si-salvano-1.12087065]]LA MACCHIA. Per valutare l’entità del danno, però, si dovrà aspettare ancora qualche mese. "Almeno fino al termine dell’inverno quando sapremo quante piante sono sopravvisute", continuano dal servizio fitosanitario della Regione. Resta comunque il danno d’immagine. Infatti, anche nel caso in cui le piante dovessero salvarsi rimarrebbero per almeno cinque o sei anni irrimediabilmente con le chiome color rosso ruggine. «Il paesaggio toscano rischia di cambiare profondamente perché poi, una volta che la malattia ha aggredito le piante, queste si seccano e muoiono» dice Alessandro Corsinovi, presidente dell’Associazionbe centri studi della Toscana. Gli esperti invitano comunque le amministrazioni o i privati cittadini a non potare o tagliare le piante.
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