Il Tirreno

Livorno

Diabete, Livorno boom in Toscana

di Gian Ugo Berti
Diabete, Livorno boom in Toscana

Quasi 25mila malati, uno ogni 15 abitanti. Di Cianni: dipende dal fatto che si fanno tanti controlli

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LIVORNO. A Livorno rappresentano il sette per cento della popolazione, più dello standard (6 per cento) sul quale si attesta la media regionale: superiore comunque a Firenze, Arezzo e Prato. Le cifre per la conta dei malati diabetici nel nostro territorio sono riassumibili proprio così.

Due i motivi che possono saltare subito all’attenzione, un’alimentazione non corretta della popolazione e poca attività fisica. Ma sono soltanto ipotesi, spiega Graziano Di Cianni, direttore dell’Unità Operativa di Diabetologia. La più accreditata – spiega Di Cianni – sarebbe quella che a Livorno ( nel Comune 24.700 pazienti) ci sia una maggior prevalenza di obesità e/o di persone poco attive.

A parte il fatto che gli studi numerici per quantificare l’obesità sono veramente difficili da condurre (mancano registri di esenzione, codifiche per patologie,ecc) e di solito sono condotti su campioni di popolazione numericamente limitati , non esistono dati che documentino una maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità nella popolazione livornese rispetto ad altre popolazioni della nostra regione. Ancora di più questo dubbio riguarda l’attività fisica. Non è possibile quantificare come e quanto i cittadini livornesi praticano attività fisica.

Allora – aggiunge – bisogna cercare la causa in fattori ambientali e/o genetici . Ad esempio, ci si può chiedere: esiste un qualche agente capace di interferire sulla produzione ed azione insulinica o in genere sui complessi meccanismi che regolano il metabolismo del glucosio? O ancora: la popolazione livornese è portatrice di qualche alterazione genetica che a lungo andare possa associarsi con il diabete?

Per rispondere a queste domande sono necessari studi molto complessi che devono necessariamente coinvolgere un gran numero di persone e di famiglie.

Ma c’è una terza e positiva ipotesi, a giudizio di Di Cianni. Perché – afferma – escludere che si sia sviluppata negli anni una maggiore attenzione e sensibilità al problema che ha portato alla diagnosi di diabete un gran numero di persone che non sapevano di essere diabetiche?

Le campagne su vasta scala condotte negli ultimi cinque anni, da medici, istituzioni, associazioni di volontariato, farmacie, scuole hanno interessato migliaia e migliaia di persone, che, sensibilizzate hanno poi approfondito le indagini in questo campo.

Negli ultimi anni è partita nell’ambito della medicina generale il progetto della medicina d’iniziativa, che ha individuato pazienti a rischio di diabete e quindi favorito la diagnosi di diabete in un numero di soggetti che non sapevano di avere il diabete.

Tutte queste azioni messe insieme hanno certamente svolto un compito nella prevenzione. Azioni che devono continuare con maggiore intensità e, forse con metodologie nuove, per contribuire a ridurre l’incidenza di una malattia che è ormai diventata senz’altro un problema di salute pubblica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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