Italia
Con Borghetti la dama inglese dice "dé"
Il campionissimo labronico detta legge in campo mondiale: l'hanno chiamato il "Maradona della dama". Dopo aver sconfitto Moiseyev (e ora Kondlo), è lui la superstar
LIVORNO. Finirà che la dama “inglese” si metterà a parlare livornese. Anzi, lo fa già: nella “sua” Livorno, all’hotel La Vedetta di Montenero, il campionissimo labronico Michele Borghetti ha sconfitto lo sfidante sudafricano Lubabalo Kondlo, dopo che due anni fa aveva strappato il titolo iridato a Alex Moiseyev, la superstrar russo-statunitense che aveva regnato per più di dieci anni in questa disciplina. Figurarsi che l’hanno immortalato perfino sulla “Settimana Enigmistica” con tanto di vignetta il suo record mondiale assoluto di partite di dama italiana giocate con la benda sugli occhi: ben 23 in simultanea, inutile dirlo senza alzare bandiera bianca in nemmeno una.
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Proprio quest’aspetto dimostra la capacità di Borghetti e del suo team di far uscire la dama dal recinto degli specialisti o, peggio, dal cliché d’un gioco da vecchietti. Magari puntando anche su aspetti da sfida show, com’è stato per il campionato mondiale appena concluso che ha calamitato su Livorno l’attenzione di tanti appassionati. Si tratta di un gioco della mente e la scacchiera è un ring, si potrebbe dire “matematico” ma anche spietato. Un tipino noir come Edgar Allan Poe attribuiva «superiori attitudini dell'intelletto riflessivo» all'«umile gioco di dama» assai più che a «tutta la vacua macchinosità degli scacchi».
Del resto, la querelle fra scacchisti e damisti è vecchia forse quasi quanto i giochi stessi. Ma l’identikit d’una disciplina che premia la capacità di calcolo e pianificazione ben si attaglia a Michele Borghetti: non è forse vero che il padre Giafranco, dal quale lui ha ereditato trent’anni fa la passione per la scacchiera, aveva strabiliato in tv da Maurizio Costanzo con la capacità di calcolare il giorno esatto (lunedì, martedì, mercoledì...) di qualunque data del passato, presente e futuro? E lui, non è forse vero che ha una memoria talmente prodigiosa da riuscire a indicare in sequenza esatta tutte le mosse una per una delle 23 partite-record giocate bendato?
«Ciò che amo di questo gioco – ha raccontato qualche tempo fa al Tirreno – è vedere come, mossa dopo mossa, riesco a dare un ordine alle infinite possibilità di combinazione. La dama è un gioco che comporta un acume ancora maggiore degli scacchi. Come diceva il campione Marion Tinsley, "se gli scacchi sono un oceano sconfinato, la dama è un pozzo senza fondo"».
Domenica 13 alle 11, all’albergo montenerese, è prevista la premiazione che rappresenta l’incoronazione ulteriore di questo quarantaduenne che, non a caso, viene definito il “Maradona della dama”.
Mai paragone è stato così azzeccato dal punto di vista della leadership nella propria disciplina: il talento labronico è stato undici volte campione tricolore assoluto di dama italiana, per tre volte facendo il tandem con il titolo nella dama internazionale. Non solo: nell’89 ha buttato giù anche lui il suo personale “muro”, visto che è diventato maestro ed è stato il più giovane in assoluto. Di più: è stato il primo italiano a esser insignito dell’onore di grande maestro della dama inglese.
L’elenco ovviamente dovrebbe continuare con il titolo mondiale conquistato nel 2013, poi confermato adesso, oppure con il trionfo al World Mind Game 2014 di Pechino, ma ci vorrebbe una pagina di giornale...
Eppure il paragone con il Pibe de Oro risulta anche fuoriviante: l’uno (Diego Armando) ha fatto di una sguaiata sregolatezza la cifra per raccontare il proprio genio, l’altro (Michel) ha costruito il proprio successo planetario sulle geometrie cartesiane della scacchiera e della mente. Già, perché come ha confessato Michele al termine del match vincente con il mostro sacro Moiseyev – in pratica, la sua consacrazione come nuovo leader mondiale di riferimento – non c’è solo da guardare quel che succede all’interno del perimetro della scacchiera.
«Ho studiato molto il suo modo di giocare e non solo. I movimenti anche impercettibili del corpo, le espressioni di un attimo: indicazioni minime ma fondamentali per me. Così ho capito quali miei colpi lo mettevano in difficoltà e in che direzione muovermi», ha spiegato davanti ai microfoni dei cronisti. E così, tutta la tensione accumulata si è sciolta in esultanza. «Sono stato per tanto tempo paracadutista – ha aggiunto poi – ma lo stress della dama è inarrivabile. A questi livelli, ogni mossa è decisiva. E siamo chiamati a tenere alta la concentrazione per tanti giorni di fila, uno sforzo sovrumano».
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