Gioco
Campi inondati, raccolti ko Gli agricoltori dicono basta
Collesalvetti. I titolari delle aziende di Vicarello sono sul piede di guerra per i fossi interrati «Paghiamo le tasse al consorzio, ma nessuno interviene per pulire: danni ingenti»
COLLESALVETTI. Chi conosce il mondo agricolo sa che per chi lavora la terra non c’è cosa più dolorosa che vedere il raccolto perduto e il frutto del duro lavoro di un anno sfumato, anzi affogato in un lago di acqua. È quello che da decenni succede nel territorio colligiano: una situazione si è aggravata negli ultimi 7-8 anni. Ogni volta che piove in maniera consistente, infatti, il cosiddetto Antifosso di Fattoria , che per 5 chilometri taglia in due i campi di Vicarello (dal Tora allo Scolmatore fino a Stagno) esonda. Ciò accade perché il canale è interrato per almeno un metro e mezzo: l’acqua piovana quindi tracima, allagando i terreni e distruggendo il raccolto. Gli agricoltori di Vicarello, capitanati da Federico Falossi, direttore dei Vigneti di Nugola di Frescobaldi, stanchi di subìre un copione che ormai conoscono a memoria e che si ripete ad ogni autunno fino a primavera, si sono riuniti e promettono battaglia.
Nel mirino c’è soprattutto il Consorzio di bonifica, accusato di ricevere i soldi dei contribuenti, ma di non fare gli interventi necessari per il corretto deflusso delle acque nel canale. Morale della favola: «Per salvare il salvabile quando piove, l’acqua ce la pompiamo da soli e a nostre spese: un vero scandalo che nel mio caso ha avuto conseguenze tangibili: mi è venuta l’artrite - tuona Luciano Novi, 76 anni, titolare dell’omonima azienda agricola - È per questo che io da tre anni non pago più il contributo: vorrebbero da me 1200 euro l’anno, e per cosa? Dei miei 38 ettari, quando piove me ne vanno sott’acqua 35. Io intanto ho fatto causa: in dieci anni ho patito 200mila euro di danni tra il raccolto mancato, le spese per il pompaggio fai da te e altri investimenti agricoli andati a vuoto». Di fatto, per le aziende della zona, i terreni coltivati, che effettivamente fruttano, sono la metà o due terzi del potenziale a causa delle esondazioni. «Io e mia moglie - dice il contitolare dell’azienda Ughetta Bertini - abbiamo 60 ettari di cui 20 inutilizzabili per via degli allagamenti, con una perdita annua di 20mila euro: è uno scandalo».
Il momento più temuto dagli agricoltori e dai residenti di Vicarello è ottobre, che spesso porta con sè piogge intense, con tutti i disagi che ne derivano. «Nei momenti più difficili si pompa anche 24 ore no stop con due trattori della nostra azienda - dice Falossi di Frescobaldi - a cui se ne aggiungono altri tre delle ditte vicine. Lo scorso anno abbiamo consumato 3500 litri di gasolio: uno scempio».
Eppure nel novembre 2014, in Comune a Colle c’era stata una riunione politica, a cui avevano preso parte tra gli altri, oltre agli amministratori colligiani, anche l’allora assessora regionale all’ambiente Annarita Bramerini e la sottosegretaria, sempre all’ambiente, Silvia Velo.Un incontro in cui la Regione si era impegnata a un investimento economico per risolvere una volta per tutte la questione. «Tante promesse, tutte disattese - dice Pasquale Camacci, portavoce del comitato locale Salviamo il salvabile e del Comitato per l’ambiente Guasticce - I politici in quella occasione dissero che sarebbe stato possibile scavare i fossi e pulirli, senza conseguenze ambientali». Già perché un’altra partita, ancora tutta da giocare, che coinvolge anche l’Arpat, riguarda l’idoneità dei fanghi ad essere scavati: è possibile liberare l’Antifosso dalla terra o c’è il rischio che quelle sostanze siano nocive per la popolazione? È l’interrogativo posto da Francesco Bargagna, titolare dell’azienda Novi: «Se fosse vero, come si sente dire, che il depuratore di Colle scarica nell’Antifosso, allora il problema sarebbe grosso: questa ipotesi non è stata mai chiarita dall’amministrazione».
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