Il Tirreno

Livorno

Rogo alla Tred, 300mila euro di danni

di Lara Loreti
Rogo alla Tred, 300mila euro di danni

Il gestore: «Rischiamo di stare chiusi per almeno due mesi». La preoccupazione dei dieci dipendenti. Nessun ferito

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LIVORNO. A testa bassa, il morale a terra, la paura per quanto appena successo e la preoccupazione per il domani: i lavoratori della Tred hanno il volto dell’impotenza. Hanno appena assistito a un vasto incendio che ha divorato gli impianti di triturazione degli elettrodomestici da smaltire. Hanno provato a bloccare le fiamme, ma non ci sono riusciti: il fuoco s’è mangiato tutto in pochi minuti. E ora è il momento della conta dei danni. Si parla di 250-300mila euro, come spiega il gestore dell’azienda Nicola Suggi. Un impianto ridotto a scheletro che ora rischia di restare chiuso: «Siamo preoccupati, ci vorranno almeno due mesi per riavviare il tutto», dice il giovane capo.

Sono le 9.30 di ieri quando dalla zona nord di Livorno e anche da Collesalvetti si vede una colonna densa di fumo sollevarsi da un capannone al Cisternino. I contorni dell’emergenza si chiariscono in pochi minuti: sta bruciando l’impianto della Tred, l’azienda, che si trova in via delle Sorgenti 452, che si occupa del trattamento ecologico di elettrodomestici dismessi. In quel momento al lavoro c’è tutto il turno, formato da dieci persone, ma per fortuna nessuno si è fatto male. Per precauzione comunque sul posto sono arrivate due ambulanze della Misericordia.

Gli operai fortunatamente sono lontani dal punto dell’innesco in quanto si stanno occupando della bonifica, operazione che consiste nel pulire i materiali arrivati in azienda da gas e oli. A un tratto, un dipendente vede il fumo alzarsi dalle immagini delle telecamere che controllano l'impianto e così si precipita sul posto insieme ad alcuni colleghi con gli estintori. I lavoratori si danno da fare per cercare di domare il fuoco. Ma le fiamme ormai sono troppo alte e hanno intaccato tutti i macchinari che vengono utilizzati per la triturazione di plastica, alluminio e ferro. A quel punto, scatta l'allarme, sul posto in pochi minuti arrivano le squadre dei vigili del fuoco con l’autobotte, poi il personale della protezione civile, la polizia municipale e i carabinieri. Poco dopo giungono anche gli esperti dell'Arpat: il loro lavoro è molto importante, è quello cioè di controllare le possibili emissioni nocive e l’eventuale inquinamento dell’ambiente.

Sul posto si precipita anche il gestore dell'azienda, Nicola Suggi, che coordina tutto l'impianto per conto della proprietà, la Refri. Grande la sua preoccupazione per la situazione: il danno è molto grande, si parla di quasi 300mila euro. «Questo vuol dire che l’impianto potrebbe rimanere fermo e di conseguenza anche i dieci operai - dice il gestore - L’azienda è assicurata, ma la situazione è ancora tutta da valutare».

Sono ancora in corso accertamenti sulle cause esatte del rogo. L’ipotesi più probabile è che si sia surriscaldato il nastro trasportatore del granulatore di alluminio e plastica, una macchina usata nell’ambito del ciclo di trasformazione del rifiuto. La parte incandescente potrebbe poi essere venuta in contatto col motore, causando anche delle piccole esplosioni. Ipotesi che dovranno essere definitivamente confermate dagli accertamenti.

Fatto sta che dall’interno del macchinario, le fiamme hanno rapidamente investito tutto il capannone di circa 600 metri quadri, che ospita altre due mega strutture meccaniche.

Resta ancora da capire se l’incendio abbia causato dei problemi di inquinamento ambientale, in particolare dell’aria. A questo proposito, rassicuranti le parole di Riccardo Stefanini, esperto della protezione civile del Comune: «I tecnici Arpat sul momento non hanno rilevato grossi problemi: il vento di tramontana, infatti, ha spostato i fumi fuori dall’area livornese, verso il mare; però va precisato che per ora non c’è nulla di ufficiale. Aspettiamo il responso definitivo dell’Arpat. La protezione civile s’è messa a disposizione per una eventuale ordinanza da diffondere a tutela della popolazione».

I tecnici dell’Arpat hanno comunque fatto sapere che avrebbero fatto una verifica sulle stazioni rilevamento dell’aria presenti in città.

Resta tuttavia la preoccupazione della gente, soprattutto dei residenti della zona, per le conseguenze di tipo ambientale che potrebbero subentrare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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