Il Tirreno

Livorno

Muore a 53 anni mentre gioca a calcetto

di Giulio Corsi e Juna Goti
Muore a 53 anni mentre gioca a calcetto

Infarto fulminante al termine di una partitella tra amici, la vittima è un operaio del cimitero dei Lupi padre di due figli

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LIVORNO. Era la prima volta ieri sera che Marco Picchi, livornese, classe 1962, una moglie, due figli e un lavoro al cimitero dei Lupi, si aggregava ai suoi amici per il calcetto del venerdì. Ma quella partitella sull’erbetta sintetica di Shangai si è trasformata in una tragedia. L’orologio segnava quasi le 22 quando il 53enne si è sentito male, si è accasciato al suolo e ha perso conoscenza. Pochi minuti dopo è morto, nonostante il disperato tentativo di rianimarlo col defibrillatore da parte del medico del 118 e dei soccorritori della Misericordia.

In un silenzio surreale il suo corpo, coperto da un telo, è rimasto disteso sul campo di calcetto vicino alla chiesa di Shangai per un’altra ora almeno, fino a quando il magistrato di turno non ha dato il via libera per la rimozione della salma, mentre i compagni con gli occhi persi nel vuoto vagavano sul rettagolo verde e increduli e disperati quasi sembravano non voler uscire da quella gabbia, e mentre nel frattempo via Giolitti illuminata dai lampeggianti della polizia e dell’ambulanza si riempiva di persone e dai palazzi intorno la gente scendeva in strada per capire cosa fosse accaduto, se fosse vero che su quel campetto da cui fino a pochi minuti prima arrivavano grida di divertimento era appena accaduta una tragedia. Sì, era vero. Ed erano state proprio le urla degli amici di Picchi ad annunciare il dramma.

Il gong era già scoccato e l’ora di affitto del campo terminata, ma loro erano rimasti ancora un pochino, per un ultimo gol. Ad un certo punto uno di loro è crollato a terra. Qualcuno ha pensato che scherzasse, come se quel distendersi sudato sull’erbetta finta fosse un omaggio alla fatica, un momento di relax prima della doccia e magari di una pizza con gli amici, ma c’è voluto un attimo per capire che non era un gioco: Picchi era privo di sensi, bianco in volto, gli occhi spenti. Gli amici si sono guardati in faccia, si sono lanciati verso di lui, nel loro sguardo il terrore. Alcuni hanno tentato di rianimarlo, mentre altri hanno iniziato a chiedere aiuto, a invocare un’ambulanza. Le grida disperate sono arrivate dentro le finestre aperte delle case intorno. Grida di dolore infinito quando è arrivata la moglie. Poi il fratello, entrambi conosciuti in città, anche nel mondo dello sport: dell’atletica Marco e del pugilato il fratello.

Raccontano alcuni testimoni che stavano giocando nel campo a fianco, che il 53enne avesse anche ripreso a respirare, ad un certo punto, seppur per pochi secondi. Il 118 ha inviato immediatamente l’ambulanza della Misericordia con un medico a bordo. Quando i soccorritori sono arrivati in via Giolitti, Marco Picchi era ancora vivo.

Il medico ha attivato il defibrillatore e lottato strenuamente contro quel cuore che non voleva tornare a battere nonostante le scariche elettriche e le iniezioni di adrenalina. Secondi infiniti fino a diventare minuti. Ma mai Picchi ha ripreso coscienza. Arresto cardiorespiratorio, in parole povere infarto, sentenzia il referto medico, che alle 23 di ieri sera è stato comunicato alla moglie e ha distrutto la vita a una famiglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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