Gioco
Addio Bambolone, la pesca era la sua vita
S’è spento a 79 anni il volto storico della cooperativa, poi trasformata in azienda ittica, “San Marco”
LIVORNO. La passione per il lavoro, la pesca come filosofia di vita, le tradizioni di famiglia, con i nomi che si tramandano di padre in figlio, coinvolgendo bimbi e barche. Questa era la vita di Carlo Scarpa. Un’esistenza a cui una grave e fulminante malattia ha messo un inesorabile stop mercoledì sera dopo le 21. S’è spento a 79 anni nel reparto delle Cure palliative dell’ospedale, dopo aver lottato con un tumore per due mesi e mezzo. Non solo un pescatore, un vero e proprio imprenditore del pescato, che nel corso della sua vita aveva aperto due pescherie, una a San Marco e l’altra a Ponsacco, e poi un’azienda ittica sempre a San Marco, collaborando anche al banco di pesce del fratello al mercato centrale.
Originario di Torre Annunziata, Scarpa si era trasferito a Livorno con tutta la sua famiglia, compreso il nonno Giuseppe, durante la Seconda Guerra Mondiale. «Erano tra i primi sfollati della guerra che cercavano rifugio in Toscana - dice Paolo, uno dei quattro figli della vittima - Fu nonno Giuseppe a fondare una cooperativa di pescatori nella quale entrò subito sin da piccini anche mio padre. La coop poi negli anni è diventata un magazzino di prodotti ittici, che esiste tuttora e che gestisco io con la mia famiglia, la azienda ittica San Marco».
Carlo Scarpa era molto conosciuto al porto per la sua attività di pescatore che non aveva mai abbandonato. I colleghi lo apprezzavano per la sua bontà e la disponibilità tanto da chiamarlo il “Bambolone”. In tanti lo vedevano entrare e uscire dallo scalo mediceo a bordo della sua Beppe II, barca così chiamata in onore del nonno Giuseppe. «A quel nome però mio padre aveva dovuto aggiungere il numero romano “II” per distinguerla da Beppe I, la barca che portava cibo e materiale vario ai detenuti della Gorgona, così come all’epoca ci indicò la Capitaneria».
Scarpa è sempre rimasto molto legato al mondo del pesce tanto che, fino agli ultimi giorni, finché il fisico glielo ha permesso, continuava a recarsi al magazzino per monitorare la situazione dell’attività commerciale. L’azienda ittica San Marco è molto nota in città e serve numerosissime attività di ristorazione.
Ma Scarpa verrà ricordato anche per il suo attaccamento alla famiglia. Sposato con Rosa Gumina, lascia nel dolore anche quattro figli: oltre a Paolo, ci sono Angela Giuseppina e Massimo. Inoltre la vittima aveva anche cinque nipotini ai quali era molto legato. «La malattia ce l’ha strappato in poche settimane - racconta il figlio addolorato - Tutto era iniziato con una semplice tosse, che pensavamo fosse dovtua alle sigarette che lui non ha mai abbandonato e che poi invece è risultata essere legata a un enfisema polmonare. Gli ulteriori esami hanno il responso che si trattava di un tumore. L’abbiamo anche fatto vedere da un luminare di Milano ma non c’è stato niente da fare. A gennaio avrebbe compiuto 80 anni: una tappa a cui teneva».
Il corpo di Scarpa si trova nella camera mortuaria della Misericordia in via dell’Ardenza: lì, nella cappellina, questa mattina alle 11.30 ci sarà la funzione religiosa per l’addio al pescatore buono.
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