Gioco
Processo Polinti - Calloni, il pentito in aula accusa tre avvocati
Livorno, due avrebbero alterato le prove di un procedimento penale precedente, l’altro sapeva della talpa in Tribunale
LIVORNO. Omar Ricci, il super pentito della maxi inchiesta “Attila”, depone in aula dietro un separé bianco che ricorda tanto i maxi processi per mafia. Intorno a lui c’è la scorta che lo protegge dal marzo scorso, da quando ha deciso di diventare un collaboratore di giustizia firmando una serie di memoriali nei quali descrive il sottobosco criminale di Livorno.
Ricci, che della presunta “Banda degli Amici” faceva parte, parla nel giorno riservato al controesame degli avvocati difensori e accusa i due principali imputati, con i quali collaborava - Andrea Polinti e Andrea Calloni - di essere i registi di estorsioni, truffe, spendita di banconote false, corruzione, minacce e di una associazione capace di gestire attraverso la violenza gli affari.
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Ma non solo. Perché nella lunghissima deposizione, iniziata poco dopo le 9 del mattino e finita nel tardo pomeriggio, Ricci tira in ballo anche tre avvocati: due avrebbero aiutato Polinti e i suoi fedelissimi durante un precedente procedimento penale nel quale “Attila”, questo il soprannome dell’imputato, è stato poi assolto dall’accusa di usura. Mentre il terzo legale - indagato in un altro procedimento - sarebbe stato al corrente che all’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno ci fosse una talpa,che in cambio di denaro, dava informazioni sui procedimenti penali in corso. Degli avvocati accusati da Ricci non facciamo i nomi perché ad oggi non risultano indagati e dunque quelle pronunciate ieri in aula potrebbero essere accuse diffamatorie e calunniose nei loro confronti che se riterranno potranno denunciare a loro volta il pentito.
Le prove inquinate. Racconta Ricci ricordando l’arresto di Andrea Polinti per la presunta usura ed estorsione ai danni di Andrea Quaglierini. Era il febbraio del 2011. «Dal carcere Polinti fece arrivare un bigliettino al suo avvocato che poche ore dopo ci convocò nel suo studio. A quel punto ci chiamò in ufficio uno a uno per leggerci la parte che ci riguardava del messaggio. Il mio compito - va avanti - era quello di screditare Quaglierini. Come? Andando dai carabinieri e denunciando il fatto che gli avevo prestato 500 euro e che a sua volta ero stato minacciato di una denuncia per estorsione perché glieli avevo chiesti. Se l’ho fatto? Alla fine non lo feci. Ma so per certo che a Calloni dettò le linee generali della difesa: screditare Quaglierini e istruire i testimoni». Ma c’è dell’altro. «Le dichiarazioni rilasciate all'avvocato - accusa Ricci - furono concordate con il Calloni: mi disse cosa dovevo dire. Ero l'unico senza precedenti penali. Al processo ho ribadito cosa avevo detto all'avvocato difensore».
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La talpa in Tribunale. Il terzo avvocato spunta invece mentre il pentito parla della presunta talpa in Tribunale, quella Paola Bartoli, indagata nel procedimento bis. «In una occasione - racconta Ricci - venimmo a conoscenza che era arrivato all’ufficio gip un fax di delega per ascoltare Roberto Bonaldi per un’inchiesta sui falsi incidenti. Era relativo a un procedimento che coinvolgeva anche altri soggetti. Calloni convocò Bonaldi alla paninoteca in via Ricasoli. Si dovevano mettere d'accordo. Ero presente quando Bonaldi è venuto, si sono appartati davanti al London pub. Bonaldi tornò dopo alcuni giorni, e poi fece l'interrogatorio, ci parlai per il fatto delle pistole. Calloni disse che c'era un problema sull’indagine alle truffe assicurative».
È in questo contesto che spunterebbe il terzo avvocato che sarebbe stato a conoscenza della possibilità di avere informazioni riservate. «Con questo legale - racconta Ricci - siamo amici da tanto tempo e abbiamo un rapporto di confidenza. Una sera parlando dell’inchiesta mi chiese: Chi c'hai te dentro? Paola che lavora del tribunale. E lui mi rispose che era la stessa». Sulla presunta corruzione in Tribunale Ricci racconta anche di quanto Massimiliano Giorgetti, fratello della compagna del Ricci, venne fermato dalla Polmare per furto di merci. «Dissi a Giorgetti che si poteva sapere cosa aveva dichiarato l'arrestato, ci trovammo alla gelateria Popolare, in piazza della Repubblica. Ma le informazioni sarebbe costato mille euro».
Truffa alle banche. Due i raggiri che Ricci descrive durante il contro esame, entrambi ai danni della banca Unicredit. La prima per comprare un appartamento, la seconda invece per avere un prestito di 30mila euro per il falso acquisto della paninoteca Zi Pagnotta di proprietà del Calloni e tra l’latro luogo dove venivano nascoste le banconote false.
Soldi falsi. Ricci racconta che una volta ha visto il Calloni dare banconote false dietro la cassa del Cristal. «Mi disse che ne aveva piazzate altre due». E ancora «A colazione le spendeva al bar “Il Rotino” e poi me le faceva vedere». Il collaboratore racconta come «nel 2013 la spendita di banconote false fosse l’attività principale di Calloni. Da chi le prendeva? Da Yuri Tauman e sapevano di lacca. E se le pagavi dopo averle prese costavano 6 euro per una da venti, mentre se pagavi prima avevi uno sconto e ti venivano a costare 4 euro».
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