Il dolore
L'editoriale - Il gioco dell'acqua pubblica
La "santa alleanza" tra Nogarin e Del Dotto per la gestione pubblica dell'acqua e il sistema dei servizi idrici toscano spezzattato tra sette società. Altrove le compagnie si uniscono e prima o poi le più forti scaleranno il sistema regionale
Dei sette gestori toscani del servizio idrico integrato (acquedotto depurazione e fognatura) soltanto uno, Gaia, è totalmente pubblico. Gli altri sono variamente partecipati da soci pubblici e privati. Dei sette solo uno, Gaia, ha un buco di 75 milioni e sta tentando di tapparlo alla maniera consueta: aumentando le tariffe (7% a luglio e 5% ogni anno a partire dal prossimo fino al 2022). Ora, sulla catastrofica gestione passata di Gaia si potrebbero scrivere dei libri. Ma potremmo anche cavarcela così: Gaia è in rosso perché nell’area apuo-versiliese è scomparsa una classe dirigente degna di questo nome.
E solo adesso, con la presa del municipio dissestato di Viareggio da parte di Giorgio Del Ghingaro, si ricomincia a costruirne una. Lucca, solida, compassata e altera l’aveva capito per tempo e aveva abbandonato i comuni della costa al loro destino tenendosi ben stretta la sua ex municipalizzata (che fa utili e foraggia ben bene il Comune).
Gaia, questo colosso dai piedi d’argilla che fa fatica a ottenere credito dalle banche perché sottocapitalizzata e ha una organizzazione folle con uffici sparsi da Carrara a Pietrasanta, si è incrociata con un’altra ex municipalizzata debole, Asa, con sede a Livorno. Asa è detenuta al 40 per cento da Iren (un mix di soci privati le cui quote valgono una trentina di milioni). Il socio di riferimento è il Comune di Livorno. Asa vorrebbe fondersi con Gaia, secondo il presidente di Asa, Del Nista. Quest’ultimo crede che l’unione fra due soggetti non proprio brillanti sul piano economico possa servire a entrambi per rafforzarsi, crescere e sfuggire all’avanzata dei colossi, come la romana Acea.
Non è una idea fra le più brillanti, ma è una idea. Ora, è assai difficile credere che il presidente di Asa esca allo scoperto senza nemmeno aver informato l’amministrazione comunale. Eppure, alla livornese, dopo poche ore dall’annuncio di Del Nista il primo cittadino di Livorno lo sconfessa pubblicamente e, a ruota, arriva pure il sindaco di Camaiore, socio al 10 per cento di Gaia, che gli dà man forte. I due, ieri a Livorno, hanno materializzato una santa unione nel nome di un «modello cooperativo pubblico di gestione dell’acqua». Una iniziativa che va nella direzione opposta a quella auspicata dal Governo e dal mercato. Spesso i geni sono considerati dai loro detrattori degli ingenui quando propugnano, in beata solitudine, i propri progetti i quali si riveleranno essere straordinari solo molto più in là. Può darsi che, similmente, i due primi cittadini abbiano visto prima di altri la via che farà funzionare meglio e a tariffe più basse il sistema idrico fra Livorno e la Versilia passando per quattro province (quelle servite da Gaia e Asa).
Tuttavia, qualche elemento che qui voglio esporre induce a pensare che il sindaco di Camaiore e quello di Livorno stiano conducendo una battaglia finalizzata alla reciproca visibilità senza avere alcun obiettivo industriale plausibile.
Partiamo dal sindaco di Camaiore, Del Dotto. Non risulta che i soci maggiori di Gaia, Viareggio e Carrara con il 21 e 20 percento delle azioni, si siano espressi. Anzi, il presidente e il direttore di Gaia sono al lavoro per far entrare soci privati nella società. Del Dotto, esponente del Pd dotato di un certo grado di autonomia ma che si dichiara renziano, non può certo pensare che il leader del suo partito sia a favore di una metodologia che ha sempre sconfessato. Il sospetto che l’operazione sia pura propaganda è legittimo, magari per tornare in Versilia e meglio reggere l’urto delle proteste dei cittadini.
La vicenda si offre ad altre letture se vista dal fronte livornese. Il sindaco Nogarin non ha mai fatto mistero di preferire società pubbliche a società private o miste per la gestione di acqua e rifiuti. Lo ha detto in campagna elettorale, lo ha ribadito con linearità dopo le elezioni. Qualche osservazione, tuttavia, va fatta anche a lui. La prima è che la gestione delle società pubbliche a Livorno ha lasciato e lascia molto a desiderare. Il Comune si è appena svenato per salvare Aamps (la società della raccolta rifiuti) e non pare che i 5 Stelle abbiano fatto salti di gioia. Poi, quando il sindaco descrive una Asa totalmente pubblica non dice dove troverà i trenta milioni per acquistare le quote in mano ai privati. Ha lanciato una generica operazione di raccolta di denari da chiedere alla comunità. Tipo: un euro per ogni cittadino. È evidente che Filippo Nogarin ripone nella sensibilità livornese una smodata fiducia. È il sindaco e se non ce l’ha lui, chi altri? Si ricava, però, la sensazione che la battaglia per un’Asa totalmente pubblica sia, come per il sindaco di Camaiore, solo un’operazione immagine. Come tale andrebbe confinata in un rigo di testo.
Perché, dunque, occuparsene? Perché una questione vera c’è. Mentre alcuni sindaci rifanno “Amici miei” giocando con le società di servizi, le altre compagnie si stanno aggregando e prima o poi scaleranno il sistema regionale. La Toscana non ha ancora un solo gestore, è preda da nord e da sud di entità più grosse che stanno lentamente inibendo l’autonomia del territorio. Guardate Lucca, dove il socio privato già tiene in scacco quello pubblico che, pure, è maggioranza. La giunta regionale appena nominata non ha un piano per riassettare le sette sorelle e non ha neppure avuto il tempo di confrontarsi con l’Ait, l’Autorità idrica toscana, che ha cancellato e sostituito i vecchi Ato. L’Ait potrebbe fungere da catalizzatore per avviare la nascita del maxi gestore unico. La via è quella, necessariamente. Oppure, come no?, si può giocare a colpi di slogan con azioni di distrazione di massa tanto per far credere che qualcosa si muova.
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