Il Tirreno

Livorno

Le nostre 17 ore chiusi dentro l'ascensore

Federico Lazzotti
Le nostre 17 ore chiusi dentro l'ascensore

Livorno, i due fidanzati rimasti prigionieri tra sabato e domenica hanno raccontato la brutta esperienza dentro al palazzo storico in Venezia

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LIVORNO. I due fidanzati rimasti prigionieri per diciassette ore in ascensore hanno ripercorso con vigili del fuoco, amici e familiari, la loro notte più lunga. Una disavventura iniziata alla mezzanotte di sabato 5 settembre, quando hanno premuto il pulsante per arrivare all’ultimo piano del palazzo, e terminata alle 17 del giorno successivo, orario in cui i vigili del fuoco hanno aperto le porte per farlo finalmente uscire.

In mezzo, quasi un giorno passato uno accanto all’altra senza riuscire a mettersi in comunicazione con il mondo esterno: il cellulare all’interno dell’ascensore dello stabile al numero 2 di via Traversa non prende e non c’è, come invece dovrebbe essere obbligatorio, un citofono dal quale sia possibile dare l’allarme. Ma c’è di più perché dal racconto dei protagonisti, lui 45 anni, lei 40 anni, si scopre anche come la coppia sia rimasta imprigionata all’interno dell’ascensore.

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I due, infatti, poco prima della mezzanotte, sono rientrati a casa: il quaratacinqueenne abita all’ultimo piano del palazzo dove, per il resto, ci sono soltanto uffici e quindi durante il weekend lo stabile è praticamente disabitato. La coppia ha lasciato l’auto nel parcheggio sotterraneo, dal quale si accede attraverso un cancello lungo la strada. Dal piano meno uno hanno dunque chiamato l’ascensore che è regolarmente arrivato. Il guaio è avvenuto poco istanti dopo quando è stata premuta la destinazione. Di colpo infatti, l’ascensore si è bloccato, molto probabilmente tra il piano meno uno e il piano terra. Prima il tentativo, senza successo, di chiamare aiuto con il cellulare. Poi qualche prova per attirare l’attenzione dei passanti. Infine la rassegnazione sperando che i soccorsi arrivassero al più presto. Tutto inutile.

Durante la notte e soprattutto al risveglio, dopo le poche ore di sonno, anche alcuni momenti di tensione che per fortuna non hanno avuto conseguenze. Decisivo, nel salvataggio dei due, il giro di messaggi che a partire da dopo pranzo di domenica ha cominciato a passare dal cellulare di un amico a quello di un parente, fino a quando, poco prima delle 17, è arrivata alla centrale dei vigili del fuoco la chiamata che ha dato il via all’operazione che ha permesso ai due fidanzati di tornare liberi.

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di Redazione web