Il Tirreno

Livorno

La diocesi: «Ospedale, non a Montenero ma è meglio nuovo»

di Mauro Donateo
La diocesi: «Ospedale, non a Montenero ma è meglio nuovo»

Il vescovo: pensiamo a chi soffre, dopo tante discussioni alla fine non si è costruito e nemmeno si è ristrutturato

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LIVORNO. «Si è parlato tanto del nuovo ospedale, poi di ristrutturare quello attuale: fatto sta che non si è fatto né l’uno né l’altro, e invece occorre lottare di più per sconfiggere la sofferenza dei malati». La tirata d’orecchi all’amministrazione comunale arriva dal vescovo Simone Giusti parlando con i giornalisti poco prima che al santuario di Montenero, di fronte a una folta folla di fedeli, iniziasse la messa nel giorno che per tradizione viene identificato come l’inizio dell’anno pastorale.

Già dal giornale diocesano, era partita l’idea di creare un nuovo presidio ospedaliero in città, ma in un’altra zona rispetto a Montenero. Nel mirino dell’organo di informazione web della curia è il fatto che il no del M5S al nuovo ospedale ai piedi di Montenero non si è tradotta poi in atti amministrativi concreti se non generici appelli, mentre la Regione ha ribadito che i fondi per le nuove strutture non possano esser destinabili diversamente e, al tempo stesso, gli operatori del settore ripetono che senza un ammodernamento si rischia un abbassamento della qualità dei servizi e del rango della sanità livornese. «L’idea nuova potrebbe forse nascere da dove si è impantanata la prima: la localizzazione del nuovo ospedale», dice il giornale diocesano invitando la giunta pentastellata a «ripartire dall’idea di costruire un nuovo ospedale, adeguato ai nostri tempi, in un luogo della città diverso da quello tanto contestato». Sarebbe «un progetto nuovo firmato dall’attuale amministrazione comunale per un ospedale “a cinque stelle”».

Ma questa non è stata l’unica frecciata sul fronte dei temi civici messa in campo dal vescovo. Basti pensare a quel che ha detto sui rifugiati: «In ogni profugo occorre riconoscere il volto della Sacra Famiglia», ha detto mons. Simone Giusti all’omelia per la festa della Natività di Maria, ricordando che «anche Giuseppe e Maria sono scappati per salvare il loro figlio da Erode». E ha poi rincarato la dose: «Anche i profughi oggi fuggono dalle guerre, e chi le ha provocate? Noi occidentali, che con ipocrisia vorremmo lavarcene le mani».

Non basta. Un altro rimprovero il vescovo l’ha riservato a quelle persone, definite «mele marce» che «appena assunte si mettono in malattia»: insomma, «di fronte a tanti lavoratori che si impegnano e si sacrificano, ci sono ancora situazioni di assenteismo che fanno riflettere». Della serie: è inutile lamentarsi che non c’è lavoro, se poi anche quel poco che si crea viene snobbato.

L’ultima battuta mons. Giusti l’ha riservata sulla nuova riforma di papa Francesco sugli annullamenti dei matrimoni religiosi. Oltre a dimezzare i tempi e i costi, adesso in alcuni casi saranno i vescovi stessi a essere giudici delle sentenze: «È una riforma positiva, – ha commentato il presule – avevamo chiesto al pontefice una semplificazione su questa questione e ci ha ascoltato. D’altronde, il matrimonio in chiesa ha valore se uno ha fede, altrimenti non ha senso».

Durante la celebrazione, rivolgendosi a Maria, il vescovo ha pregato affinché questo anno giubilare, «possa portare alla città lavoro e casa per tutti». Al termine della funzione, invece, è stato consegnato il libretto con gli orientamenti pastorali di quest’anno, che dovranno essere seguiti in diocesi: al centro di tutto la famiglia e il suo rapporto con il vangelo.

Inoltre, è stato presentato anche il fumetto della vita di mons. Pio Alberto Del Corona, il primo livornese ad essere beatificato. L’evento si terrà il 19 settembre nella diocesi di San Miniato, dove mons. Pio Alberto Del Corona svolse il suo mandato.

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