Gioco
Scuola, è partita l’asta degli insegnanti, in fila per 253 incarichi annuali
Livorno, tra stress e delusione l’esercito di precari in attesa dalle 8 del mattino assegnate le docenze per asili ed elementari: in tanti tornano a casa a mani vuote
LIVORNO. È una delle tante, Caterina. Dalle otto del mattino è nell’aula magna dell’istituto tecnico commerciale Galilei con la speranza di sentire il suo nome al microfono e sancire che, anche per il prossimo anno scolastico, lavorerà, alla scuola dell’infanzia. E porterà a casa uno stipendio per progettarsi la vita (almeno fino a giugno 2016). Sono quasi le 11, l’esercito dei precari in attesa di un incarico annuale sta lievitando, perché stanno arrivando anche le colleghe delle scuole elementari.
Circa trecento posti annuali. È il grande giorno delle assegnazioni di 253 posti, tra scuole dell’infanzia, primarie, sostegno e lingua inglese. «Dovrebbe toccare a me, sono distrutta dall’angoscia», si sfoga l’insegnante livornese mentre mira, con lo sguardo martellante, il tavolo dove si scalano le graduatorie e si stillano i nomi. “Caterina Amantea”. E’ proprio il suo nome, si volta raggiante verso amiche, conoscenti e non - una tribù in cerca di un’occupazione annuale di quasi quattrocento persone provenienti da tutta la provincia - e va. «Sono io vado», dice con la felicità stampata di chi per un anno “sbarcherà il lunario”. E scatta là dove tutto si decide.
Sembra di essere ad un’asta scolastica. Al tavolo ci sono, tra gli altri, esponenti dell’Ufficio scolastico della Provincia di Livorno, ci sono i sindacalisti tra cui Patrizia Villa, segretario generale Flc, la federazione lavoratori della conoscenza della Cgil e altri operatori del settore. Sembrano tanti battitori durante un’asta. Al microfono scorrono le graduatorie ad esaurimento (le cosiddette Gae). Nome per nome: ad ogni persona corrisponde un incarico annuale che può essere a due passi da casa, oppure ovunque nella provincia di Livorno. Elba compresa. «Sono disposta ad andare quasi ovunque, ho una bambina di due anni e accettare un incarico all’Elba non sarebbe proprio facile per me», dice la sua Giovanna Cortesi, 28 anni di Livorno in trepida attesa. Si è portata la madre, Carolina Capozzolo: lei fa parte del personale Ata. La scuola è un affare di famiglia: «Anche nel mio settore si vivono momenti del genere, per questo sono qui di supporto a mia figlia: tutti gli anni è la stessa storia».
Qualcuno torna a casa senza incarico. Giovanna sa bene che lei, come altre, potrebbero tornare a casa a bocca asciutta. Si tratta di un altro tipo di esercito. Ancora più precario. Che dovrà sperare di essere chiamato successivamente, per fare supplenze. Ancora una volta in giro per la provincia. E, infatti, nell’aula magna dell’Iti ci sono insegnanti delle scuole dell’infanzia e dell’elementari di tutta la provincia: da Collesalvetti a Portoferraio, passando per Cecina e Piombino. Le amiche Elisa Caciagli e Elena Buffini, per esempio, arrivano dalla riviera degli Etruschi, tra San Vincenzo e Venturina. «Da cinque anni a questa parte questo è uno stressantissimo appuntamento fisso di inizio settembre», premettono in coro. «E’ una sorta di asta e noi qui ad aspettare per ore: l’anno passato eravamo ad insegnare in una scuola primaria praticamente a casa, speriamo che quest’anno ci tocchi una scuola vicino». Le due giovani hanno tutte le abilitazioni necessaria, a parte il sostegno.
Sostegno, inglese e docenze tradizionali. Sì, perché insieme ai posti “tradizionali” da insegnante, se ne aggiungono altri legati al sostegno (che ha beneficiato di ulteriori 205 posti di supplenza in deroga sul sostegno per la provincia di Livorno) e alla lingua inglese. In totale, spulciando le liste pubblicata dall’Ufficio scolastico, si tratta di poco meno di trecento posti: 44 sulla lingua inglese, scuola primaria tra sostegno e docenze tradizionali 172 e alla scuola dell’infanzia si parla di 55 incarichi annuali. Per la precisione sono 253.
Un’attesa snervante che va avanti per ore. Nel salone tanti sono i capannelli. Uomini e donne, giovani e non che si confrontano, si sfogano. «Sono anche io qui dalle 8, credo di essere 44esima in graduatoria, ma ancora non sono stata chiamata: lo scorso anno ero a Piombino, e avendo la famiglia a Livorno non è stato facile. Ma è lavoro», aggiunge Fabiola Battaglia, 37enne residente a Livorno.
Patrizia Scocca e Sara Tognoni fanno parte del cosiddetto gruppo delle “nuove inclusioni”. Sono tra le 17 insegnanti che a livello nazionale hanno fatto ricorso e da venerdì scorso, attraverso decreto ministeriale, sono state inserite nelle graduatorie Gae e nella cosiddetta prima fascia, da cui attingere una volta esaurite le altre.
«Io sto aspettando l’assegnazione per le elementari, ma sono qui dalle 8 del mattino per solidarietà alle colleghe che aspettano un posto alle scuole dell’infanzia», racconta Tognoni di Venturina. L’amica lo scorso anno lavorava a Livorno. Quest’anno chi lo sa, ma lei è disposta a girare tutta la provincia pur di insegnare e lavorare. «Spero vivamente che un giorno passerò di ruolo e questo calvario finalmente finirà», chiude lei che vive in città.
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