Il Tirreno

Livorno

Prigionieri per 17 ore dentro l’ascensore

di Federico Lazzotti
L'ascensore fuori uso e l'androne del palazzo (Marzi/Pentafoto)
◗
L'ascensore fuori uso e l'androne del palazzo (Marzi/Pentafoto)

Livorno, una coppia di quarantenni salvata dai vigili del fuoco, sono rimasti bloccati in un palazzo pieno di uffici dove non c’era campo

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Prigionieri per diciassette ore nell’ascensore di un palazzo storico nel cuore della Venezia, con il cellulare fuori uso perché tra quelle antiche mura non c’è campo, e senza che nessuno (all'interno dello stabile si trovano quasi esclusivamente uffici), si accorgesse delle loro richieste di aiuto. Assomiglia alla sceneggiatura di un film claustrofobico, una versione in salsa livornese (ma senza via di uscita) di “The Cube”, la disavventura vissuta da una coppia di quarantenni tra la notte di sabato e il pomeriggio inoltrato di domenica.

I due sfortunati protagonisti sono stati liberati dai vigili del fuoco intorno alle 17 di domenica 6 settembre, grazie all'allarme lanciato dai loro familiari che per tutto il giorno li avevano cercati invano.  «Quando alla centrale è arrivata la telefonato di soccorso - racconta chi è poi intervenuto - pensavamo a un normale intervento di apertura come ne facciamo molti durante la giornata». Solo quando la squadra è entrata nel palazzo, in via Traversa 2 - stradina che collega gli scali del Pesce a via Borra -, ha liberato la coppia e ha chiesto da quanto tempo fossero all’interno dell’ascensore, che è stata scoperta la grandezza della disavventura. «Siamo chiusi qua dentro dalla mezzanotte sabato», hanno spiegato.

Sulla loro identità c’è il massimo riserbo. Le uniche informazioni che trapelano riguardano l’età, lui 45 anni, lei 40, e il fatto che si tratti di una coppia. L’altra certezza è che nessuno dei due abbia avuto bisogno di cure mediche. Tanto che dopo aver finalmente messo i piedi fuori dalla loro gabbia sono voluti tornare di corsa a casa. Per capire come sia stato possibile che due persone siano rimaste per quasi un giorno dentro un’ascensore senza che nessuno notasse la loro assenza, è necessario fermarsi davanti al portone al numero 2 di via Traversa e iniziare suonare i campanello per cercare di farsi aprire. Soprattutto in un periodo come questo dove ci sono ancora gli ultimi echi delle ferie estive.

Nel palazzo, infatti, c’è la sede di una associazione, lo studio di un notaio, quello di un avvocato e apparentemente solo una civile abitazione all’ultimo piano. È proprio da quella finestra che un residente, anche se controvoglia spiega che «sì, è al corrente della disavventura», ma non ha nessuna intenzione di parlarne.

Così per riuscire ad entrare nello stabile è necessario aspettare un’altra mezz’ora e l’arrivo della segretaria di uno degli studi privati che hanno la sede lungo i quattro piani. «Rientro oggi dalle ferie - racconta - e non so niente. Però posso dire che l’ascensore sono mesi che è difettoso. Tante volte premi per andare a un piano e invece ti porta dove vuole. Però nessuno era mai rimasto bloccato dentro». È entrando nell’atrio dove alcune targhe alle pareti ricordano che il palazzo è stato un’antica “coralleria” e da qui è passata anche la regina Sofia, che si scopre che l’edificio è una specie di bunker per i cellulari. «Come vedete qui non prende». Ecco spiegato un altro dubbio logico su come sia stato possibile che la coppia non sia riuscita in diciassette ore a lanciare un allarme. A questo punto, basta fare altri due passi verso la parte più lontana dall’ingresso e svoltare leggermente a destra per scoprire l’ascensore. Inutile premere il pulsante per attivarla. Vicino alle porte chiuse c’è un cartellino rosso che annuncia che il sistema è: «fuori servizio». Un accorgimento evidentemente necessario per evitare che la nottataccia della coppia potesse ripetersi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini