Il Tirreno

Livorno

«Ecco la mia rivincita contro la malattia»

«Ecco la mia rivincita contro la malattia»

Il pluricampione di remoergometro scelto come testimonial nazionale dell’Airc il suo volto è sulle lettere spedite a 650.000 soci per i 50 anni dell’associazione

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LIVORNO. Di lui si può dire davvero: è l’uomo dei record e delle sfide. Dei record al remoergometro, visto che dal 2005-2006, con la nazionale di canottaggio indoor rowing, si è portato a casa qualcosa come 12 record del mondo, un campionato europeo e 19 titoli italiani. E delle sfide, quelle che vanno oltre lo sport: con sé stesso, prima che con gli altri. Della sfida contro il tumore, che «fa sempre paura» – come dice lui – ma che ha combattuto a viso aperto, continuando a fare sport e a segnare record. Oggi Mauro Martelli, 49 anni, è stato scelto come testimonial nazionale dell’Airc, e la sua faccia compare sulle lettere che l’associazione per la ricerca sul cancro sta inviando a 650.000 famiglie in tutta Italia in occasione dei cinquant’anni di attività.

Martelli che effetto fa?

«Sono l'unico testimonial sportivo, è un onore. Ma al di là dello sport, è una bella rivincita sul tumore. Un tumore che mi ha tolto tanto, ma fino a oggi paradossalmente mi ha dato anche di più. Perché quando vivi un'esperienza come questa impari ad apprezzare ogni cosa della vita». Sorride: «Anche quando sei in coda al semaforo, fori una gomma o qualcuno ti ci manda...». Poi un attimo di pausa: «Mi hanno detto che rappresento un milione e 250mila persone guarite dal tumore, io penso di rappresentare di più quelle che soffrono, che ancora non sono guarite e forse non guariranno. E vorrei dire loro che bisogna trovare la forza di lottare, giorno per giorno».

Sulla busta che sta arrivando nella cassetta della posta di 650.000 soci c'è scritto: "Ripartire dopo il cancro si può". Lei come è ripartito?

«Io non ho mai pensato di fermarmi. Quando scoprii di avere il tumore, il 25 maggio del 2012, organizzai una conferenza stampa in occasione di un evento benefico: feci il record italiano e detti l'addio all'agonismo. Poi però accadde qualcosa: non ci stavo a vedere scritto “malato”, “ex atleta”...ma quale “malato” o “ex”? Così mi dissi che avrei continuato ad allenarmi: mentre facevo la chemio sperimentale a Pisa con lo staff di oncologia del Santa Chiara andavo anche in bicicletta. Ho fatto la chemio, la radio e alla fine, dopo otto mesi, nel febbraio del 2013 mi hanno operato. Pochi mesi dopo ho ricominciato ad allenarmi».

Cosa ha voluto dire lo sport?

«È stato fondamentale, sotto tutti i punti di vista. Il fisico allenato ha retto meglio alla chemioterapia. Ricordo che a un certo punto chiesi ai medici se potevo partecipare agli italiani: il mio sogno era vincerli nonostante la malattia. E ce l’abbiamo fatta, è stata una grande emozione. E una grande fatica. Gli sportivi cercano sempre di superare il limite, il mio era cercare di sconfiggere questo maledetto male, sapendo che non potevo fare previsioni a lunga scadenza. Un po' come in una gara: parti, dai tutto, poi palata dopo palata cerchi di arrivare al traguardo il prima possibile».

Una “traversata” che ha fatto anche insieme alla grande famiglia degli atleti disabili di Sportlandia

«Abbiamo fondato Sportlandia nel 2009 e stiamo continuando a crescere. Lo dico sempre: pensi di andare a fare beneficenza, ma sono loro che fanno beneficenza a noi».

Dopo aver segnato l’ennesimo record del mondo, quest’anno ha deciso di tornare a vogare sui gozzi: perché?

«Il Labrone mi ha sempre dato una mano con i ragazzi disabili. Avevano bisogno di un aiuto e ho cercato di portare nella cantina la struttura societaria del canottaggio».

Ma farà il Palio anche nel 2016?

Sorride: «Vediamo, vorrei che vogassero i giovani...».

A proposito di giovani, è vero che in famiglia c’è un altro Martelli che si sta preparando ai mondiali?

«Sì, mio figlio Lorenzo: ha 16 anni, parteciperà ai mondiali di hip-hop con la nazionale adulti». Tira fuori dalla tasca il cellulare e dà il via a un video: «Guarda, preparavo il mio primo record del mondo, nel 2008, e mentre mi stavo allenando iniziò a ballare. Rimasi a bocca aperta, lui è un talento...».

Juna Goti

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