Il Tirreno

Livorno

Porti di Livorno e Piombino uniti già prima dalla riforma

di Mauro Donateo
Porti di Livorno e Piombino uniti già prima dalla riforma

La proposta di Vladimiro Mannocci, ma Nogarin si prende tempo per pensare Gallanti: «Attrezziamoci per il gigantismo con alleanze nel Mediterraneo»

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LIVORNO. Anticipare la riforma dei porti e unire l’Autorità portuale di Livorno con quella di Piombino. È la proposta che la Rifondazione comunista ha lanciato durante il dibattito sulla portualità alla Festa Rossa. L’obiettivo? «Anticipando noi la mossa,impedirà che siano gli altri a stabilirne le modalità e a metterci il cappello sopra», spiega Vladimiro Mannocci, responsabile porti del Prc. «In fondo – aggiunge - l’attuale legge ce lo consente: occorre, però, l’approvazione dei rispettivi consigli comunali e comitati portuali, l’ok della Regione e quello del Ministero».

C’è da dire che le due Authority stanno già lavorando per rafforzare la loro sinergia lavorativa, in attesa però dell’approvazione finale della riforma. Spiazzato dalla proposta, il sindaco Filippo Nogarin - presente al dibattito - ha preferito prendersi tempo per rifletterci sopra. Mentre chiarendo la sua proposta di un fondo compensativo anche per le città portuali (avanzata al ministro Delrio insieme al sindaco di Genova Doria), afferma: «Dobbiamo chiedere queste risorse, ad esempio, alla Porto 2000, per l’utilizzo dei bagni pubblici ma anche per la nettezza urbana: il turista spende, ma sporca e i costi ricadono sulla municipalità».

Al centro della serata, la riforma che dovrebbe cambiare i sistemi portuali italiani. «Lo trovo un documento onesto – afferma Mario Sommariva, segretario generale dell’Authority di Trieste - meno influenzato dalla pressione degli armatori rispetto a quella dell’ex ministro Lupi». Da parte del segretario di origine genovese, però, ci sono anche alcune critiche: aver trascurato questioni «come quella dei container e del gigantismo navale», la troppa distanza che esiste ancora tra i porti del nord e quelli del Mezzogiorno («che non possono vivere solo di transhipment»), l’autonomia amministrativa e finanziaria che avranno le nuove Authority, la questione previdenziale di certi tipi di lavoro e il ruolo dei comitati portuali («non è riducendoli a microrganismi che si combatte il conflitto d’interessi»). Simile il giudizio di Giuliano Gallanti, commissario dell’Authority di Livorno, che evidenzia più volte l’assenza della politica nelle questioni portuali sia in Italia che in Europa. Poi, parlando del gigantismo navale, aggiunge: «Negli Usa si stanno attrezzando, ma noi? C’è il rischio che le grandi navi non si fermino più nel Mediterraneo. Quantomeno per resistere – continua - i porti dovrebbero allearsi fra di loro». Ma Gallanti si dice anche «contrario all’esclusione dei comuni dai comitati portuali» e perplesso «sul fatto che sia solo la direzione centrale a scegliere gli investimenti da fare».

«Nella riforma – afferma Nogarin - manca la presenza delle amministrazioni pubbliche, contrariamente a quanto avviene a livello europeo». E se da una parte «è vero che finora ogni Authority ha fatto i propri interessi» e quindi sono giusti gli orientamenti verso il tentativo di ampliare gli orizzonti, allo stesso tempo «occorre non estremizzare la cosa dimenticandosi di ascoltare i territori».

Il primo cittadino ha evidenziato anche i limiti della 84/94, soprattutto «lo sbilanciamento che c’è nel comitato portuale tra il singolo voto del sindaco e i poteri d’interesse». Infine: «In Italia il porto sposta così tanto il Pil che servirebbe un suo proprio ministero».

Per Simone Angella (Filt Cgil) «l’aumento della produttività non deve cadere sull’abbattimento dei costi del lavoro» e «occorre investire su innovazione e tecnologia». «Se non verrà tutelato il sacro diritto del lavoro – attacca il sindacalista - daremo battaglia». Scettico della riforma sui porti anche Andrea Raspanti (Buongiorno Livorno): «Rimane in un’ottica difensiva, inoltre quali sono le ricadute occupazionali? Ci vuole – conclude - una visione aperta del porto, senza dimenticare le ricadute sull’ambiente e la comunità delle nuove infrastrutture».

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