Il Tirreno

Livorno

la lite intorno all’ippodromo

«Mai firmata la convenzione» Alfea riporta il Comune al Tar

LIVORNO. La convenzione che dovrebbe consegnare l’ippodromo nelle mani di Alfea per trent’anni non è stata ancora firmata. Così la società pisana porterà di nuovo il Comune davanti al Tar. Il primo...

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LIVORNO. La convenzione che dovrebbe consegnare l’ippodromo nelle mani di Alfea per trent’anni non è stata ancora firmata. Così la società pisana porterà di nuovo il Comune davanti al Tar.

Il primo settembre, infatti, i legali di Alfea hanno presentato al tribunale amministrativo della Toscana un ricorso per ottemperanza contro il Comune di Livorno. Chiedendo cosa? Chiedendo a chiare lettere che venga rispettata la sentenza numero 665 dell’aprile 2015 con cui lo stesso tribunale ha annullato una determina dirigenziale del Comune (quella di decadenza di aggiudicazione provvisoria, firmata nel maggio 2014) stabilendo di fatto che la società pisana che gestisce San Rossore è anche la legittima affidataria della concessione del Caprilli. E alle condizioni che furono siglate nel 2012, prima che Alfea entrasse in rotta di collisione anche con l’amministrazione Cosimi.

Le acque intorno all’ippodromo dell’Ardenza, insomma, tornano a farsi agitate. Così come si complicano i rapporti tra Palazzo Civico e la società che dovrebbe gestire l’impianto gioiello a due passi dal mare.

Tutto mentre la stagione in pista non è finita, il calendario di gare è ancora in piedi, e ad occuparsi delle corse – così come dei dipendenti ex Labronica – è ancora la società Livorno Galoppo, che a questo punto potrebbe anche decidere di fare i suoi passi (la società dovrebbe continuare a gestire il Caprilli fino a dicembre).

Nel ricorso i legali di Alfea non usano parole tenere nei confronti del Comune e chiedono al tribunale amministrativo di: 1) «ordinare al Comune di Livorno l’ottemperanza della sentenza, determinandone le modalità esecutive, assegnando apposito termine per adempiere e adottando ogni misura necessaria»; 2) «nominare un commissario ad acta che agisca in vece del Comune di Livorno ove questo persista nell’inadempimento e/o fissare una somma di denaro dovuta per ogni inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento»; 3) «condannare il Comune al pagamento delle spese del presente giudizio», quindi circa 300 euro.

«Il Comune – si legge nell’atto presentato dai legali della società pisana – avrebbe dovuto provvedere prontamente alla stipula della convenzione». «La società si è attivata», scrivono, «il Comune ha impugnato la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato, senza tuttavia chiederne la sospensione» e «nonostante i ripetuti incontri tra le parti, ha unicamente predisposto alcune bozze di convenzione, senza alcuna completezza né formalizzazione di testi definitivi, non fornendo alcuna indicazione sui tempi e i modi di formalizzazione degli atti definitivi».

In sintesi, sottolineano, «non è stato dato corso alla stipula della convenzione, sicché la sentenza risulta inottemperata».

Una bega amministrativa e anche politica, considerando le critiche mosse da più parti – compresa la stessa maggioranza a Cinque Stelle in commissione – rispetto alla convenzione che Comune e Alfea dovrebbero firmare.

Intanto, sul fronte giudiziario, c’è un’altra novità: anche l’associazione di Attilio D’Alesio, La Caprillina, si rivolgerà al Tar della Toscana, dopo che il Tar del Lazio ha dichiarato la propria incompetenza a pronunciarsi rispetto al ricorso fatto contro la gestione del Caprilli da pèarte della Liuvorno Galoppo, rimandando al tribunale toscano.

Juna Goti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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